YHWH Nailgun – Magazine | Indie For Bunnies
Una raffica di dieci brani in appena undici minuti. Può sembrare un bottino troppo povero per definire “Magazine” un album vero e proprio ma questi pezzi sono così densi di idee musicali e così ricchi di suggestioni che è impossibile non ricredersi. Suoni alieni e rantoli graffiati creano dieci piccoli mondi che formano una meravigliosa galassia art-rock.

Gli YHWH Nailgun hanno una logica tutta loro, che funziona a meraviglia.
Basta ascoltare lo swing costante sopra il rombo heavy metal di “Give Blood” o le pause sottili di “Innocent Sigh”. Sì, perché in undici minuti gli YHWH riescono a dare importanza anche alle pause.
I suoni rimbalzano gli uni contro gli altri, come se fossero rinchiusi in una stanza dai soffitti molto bassi. Il contrappunto a tre voci nei primi quindici secondi di “Hips on a Wheel” è da brividi. Per non parlare del ringhio scivolante della chitarra che si fonde con le colate del sintetizzatore e insieme si insinuano tra i colpi della batteria per poi tornare indietro e ricominciare il ciclo. Le esplosioni statiche che attraversano “Ballerina” sembrano un errore elevato a intenzione artistica.
In “Stillness Blues” la voce sibila come un serpente dentro una limousine. In “Burns” arrivano gemiti, ruggiti, balbettii e sospiri. “Hips on a Wheel” è poderosa mentre “Sewer Tree” è lenta e crescente come un demonio che esce fuori da un pozzo. Si tratta di undici minuti che esplorano gli angoli più oscuri dell’esperienza umana, gli spigoli vivi.
Quest’opera sembra il degno spin-off di “Bone Machine” di Tom Waits.
Sintetizzatori e chitarre brillano come insegne al neon, la batteria avanza come una cavalleria, c’è sempre un bagliore in tutto ciò che fanno gli YHWH Nailgun.
Una musica oscura, aggressiva e inquietante, ma attraversata da una luce vitale, salvifica. Evoca qualcosa di ancestrale, istintivo. Ambigua e ipnotica come un sortilegio.
A volte “Magazine” suona come se stesse avanzando verso l’ascoltatore da un’altra stanza.
Dentro questi undici minuti di grande art-rock si sente il fascino del male, una gloria corrotta, la paranoia ma anche l’amore.
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