Puglia

“Potrebbero sparare ancora”, restano in carcere Capriati e Morelli

Il pericolo di reiterazione del reato e fuga di Dylan Capriati e Nicola Morelli sono, per il gip del tribunale di Bari, Giuseppe Ronzino, più che concreti. Per questo ha firmato la convalida del fermo dei due 21enni accusati dell’omicidio di Filippo Scavo, il 19 aprile scorso nel Divine Club di Bisceglie. Entrambi erano comparsi all’udienza di convalida, avevano scelto di non rispondere alle domande, ma Morelli, assistito dall’avvocata Valeria Volpicella, aveva provato a chiamarsi fuori sostenendo di essersi trovato per caso e di non aver partecipato al progetto criminoso.

Versione che non ha convinto il giudice, che ha evidenziato “il profondo valore simbolico assunto dalle discoteche che non rappresentano meri luoghi di intrattenimento, ma, per i soggetti appartenenti o vicini a contesti di criminalità organizzata, si risolvono in veri e propri palcoscenici capaci di esaltare la forza di intimidazione irradiata dal gruppo criminale di riferimento, nonché (analogamente a quanto riscontrato per “Instagram” e “Tik Tok”) di ostentare il peso mafioso nei riguardi della collettività e delle fazioni opposte, alimentando scontri anche armati, sfruttando la compiacenza degli addetti alla sicurezza”.

Dylan Capriati (difeso dall’avvocato Donato Colucci) e Nicolas Morelli, per il giudice, potrebbero sparare ancora, proprio per le modalità e circostanze del fatto, la pericolosità sociale, la spregiudicatezza, la pervicacia e l’indifferenza serbate dagli indagati. Ed accende un faro proprio sull’indifferenza mostrata rispetto al rischio di concreto pericolo di vita dei frequentatori della discoteca, “essendo stati esplosi una raffica di colpi a breve distanza nonostante la presenza di numerose, potenziali vittime accidentali dell’azione armata”.

Poi il pericolo di fuga che emerge da due fattori: il fatto che subito dopo il delitto i due non fossero rintracciabili e un’intercettazione fra persone vicine a Morelli che discutono del suo possibile trasferimento a Napoli. Il gip evidenzia infine le modalità mafiose dell’omicidio: in un luogo aperto al pubblico, nel cuore della serata danzante, a volto scoperto, con l’esplosione di numerosi colpi d’arma da fuoco, nonostante la presenza di numerose persone. Elementi evocativi della forza di intimidazione che discende da soggetti appartenenti (o contigui) ad associazioni mafiose.




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