Abruzzo

la protesta della presidente Fintred Chieti


Una presa di posizione che non avrà conseguenze né inciderà in maniera significativa sull’esito delle urne dopo l’appuntamento elettorale del 24 e 25 maggio prossimi. Ma che è un gesto notevole per denunciare l’indifferenza delle istituzioni su temi delicati come quello del diritto alla salute. 

Perché se alcuni temi ricorrono nelle ultime campagne elettorali teatine, su altri – più delicati, meno accattivanti e che sembrano riguardare una platea più stretta – si registra nella maggior parte dei casi un silenzio che inizia a farsi opprimente. 

Così Stefania Fasciani, presidentessa di Fintred (Federazione italiana nefropatici trapiantati di rene e donatori) Chieti Odv, ha dichiarato che non voterà alle prossime elezioni amministrative. Un non voto di protesta, dice, con cui “esprimo il mio profondo disagio verso il silenzio istituzionale che continua a circondare problematiche importanti che riguardano tanti pazienti nefropatici e trapiantati”. 

Da tempo Fasciani chiede riscontro alla Asl dei rimborsi, in ritardo da mesi, che una legge regionale garantisce ai pazienti nefropatici per le spese sostenute per le terapie. Interventi pubblici, telefonate, Pec che, lamenta, sono rimaste inascoltate. In particolare, risultano ancora bloccati i rimborsi dei primi quattro mesi del 2026. “Ma intanto – spiega la presidentessa della Fintred Chieti odv – i pazienti continuano ogni giorno a sostenere spese, viaggi e sacrifici nel silenzio generale. Dietro quei rimborsi non ci sono numeri, ma persone e le persone meritano dignità, rispetto, attenzione e risposte concrete”.

“La salute – aggiunge – non può avere pazienti di serie A e altri di serie B: quando le istituzioni ascoltano solo alcune battaglie e ne ignorano altre, il senso di abbandono cresce. La politica e le istituzioni non possono ricordarsi dei pazienti solo in alcune occasioni o solo per determinate patologie. La salute è un diritto uguale per tutti”. 

Da qui, la decisione di protestare astenendosi dal voto in programma fra poche settimane. “È una scelta personale – dice Stefania Fasciani – maturata davanti al silenzio ricevuto sui diritti di tanti pazienti fragili. Non è un invito all’astensionismo, ma un segnale forte di delusione verso una politica che troppo spesso ascolta alcune battaglie e ne ignora altre”.


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