Cultura

The Weekender: ascolta gli album di Aldous Harding, Broken Social Scene, Lykke Li (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

ALDOUS HARDING – “Train On The Island”
[4AD]indie-pop-cantautorato

Aldous Harding pubblica il suo quinto album in studio, “Train On The Island”. L’album, composto da 10 brani, è stato coprodotto dal collaboratore di lunga data John Parish (PJ Harvey, Dry Cleaning) presso i Rockfield Studios di Monmouth, nel Galles, dove i due hanno registrato i precedenti lavori dell’artista neozelandese. Ad affiancare Harding e Parish in “Train On The Island” ci sono il suonatore di pedal steel Joe Harvey-Whyte, l’arpista Mali Llywelyn, l’artista di sintetizzatori Thomas Poli, il batterista Sebastian Rochford (Polar Bear) e Huw Evans (H. Hawkline) al basso, alla voce, alla chitarra acustica/elettrica e all’organo.

BROKEN SOCIAL SCENE – “Remember The Humans”
[City Slang]alternative

I Broken Social Scene pubblicano il loro nuovo album “Remember the Humans”. Segnando il loro primo nuovo album in studio in quasi un decennio, l’LP riunisce il collettivo di Toronto con il produttore David Newfeld, che ha guidato il loro album di successo “You Forgot It in People” (2002) e l’omonimo album del 2005. Nei 12 brani gli arrangiamenti sono densi e avvolgenti – un intreccio di fiati, chitarre, voci ed elettronica – eppure la melodia rimane sempre sovrana, rifiutandosi di essere inghiottita dal suono puro. Quando la musica scivola verso l’astrazione, arriva una linea di basso a radicare l’ascoltatore, ricordandoci sempre che ci sono mani umane ai comandi e che, per quanto ingegnoso, questo è pur sempre rock and roll. Come sempre, i Broken Social Scene operano meno come una band che come una comunità e le canzoni si evolvono cedendo il controllo a chiunque sia in grado di portarle avanti al meglio in quel momento. Drew sarà anche il leader designato, ma i collaboratori di “Remember the Humans”, tra cui Hannah Georgas, Lisa Lobsinger e Feist, entrano in primo piano in tutto l’album, plasmando le canzoni con quel senso di paternità collettiva che ha sempre definito l’ethos del gruppo.

LYKKE LI – “The Afterparty”
[Futures Music Group]pop

“The Afterparty” di Lykke Li è un viaggio nella notte, che trasforma il senso collettivo di disperazione in una vendetta festosa. Con ritornelli accattivanti, arrangiamenti massimalisti e “bonghi apocalittici”, “The Afterparty” pone la domanda eterna. Sono le 4 del mattino: possiamo concederci un ultimo ballo euforico prima che i postumi della sbornia ci schiaccino?

BROTHER WALLACE – “Electric Love”
[ATO Records]soul

Cresciuto nella minuscola cittadina rurale di West Point, in Georgia, Brother Wallace è una vera forza della natura. Insegnante di musica dalla scuola elementare alle superiori, ha iniziato a suonare il pianoforte in chiesa all’età di 11 anni. Wallace ha collaborato con il chitarrista e produttore Dan Taylor (The Heavy) per ideare un corpus di brani basato sul suo elettrizzante stile di musica soul, traendo ispirazione da Sam Cooke, Little Richard e Johnnie Taylor, tra gli altri.

ALABASTER DE PLUME – “Dear Children of Our Children, I Knew”
[International Anthem]indie-pop
/Jazz

“Dear Children of Our Children, I Knew” è un nuovo lavoro registrato da Alabaster DePlume nel bel mezzo del suo tour statunitense del marzo 2025. DePlume si era esibito in concerto con il bassista Shahzad Ismaily e il batterista Tcheser Holmes, proponendo brani tratti dal suo album acclamato dalla critica “A Blade Because A Blade Is Whole” (pubblicato nel marzo 2025). L’intesa del trio era così forte che DePlume ha deciso di sfruttare un giorno libero a Brooklyn per registrare questa raccolta di brani strumentali, ispirati alle esperienze che ha vissuto condividendo, eseguendo e improvvisando sulla musica di “A Blade” per il pubblico di tutti gli Stati Uniti. “Dear Children” funge in un certo senso da epilogo di “A Blade”, il che rende ancora più appropriato che il lato B della sua edizione in vinile, esclusiva per il Record Store Day, contenga l’EP di tre brani “Cremisan: Prologue to A Blade”, pubblicato (solo in formato digitale) nell’autunno del 2024. Come per quasi tutto ciò che DePlume ha prodotto negli ultimi anni, il legame di questo lavoro con la Palestina è profondo: l’EP “Cremisan” è stato registrato in Palestina; “Dear Children” include campioni di voci di bambini registrati a Betlemme; e la copertina dell’album raffigura manifesti incollati con la colla di grano di un disegno realizzato da un ragazzo di 13 anni di Gaza.

THE COVASETTES – “Honeymoon Forever”
[LAB Records]indie-rock

Chiacchierati e quotati i ragazzi di Manchester arrivano al loro debutto, carichi di guitar-rock e melodie accattivanti. Occhi aperti su di loro!

MIDGE URE – “A Man of Two Worlds”
[Chrysalis]new wave – pop

Negli ultimi anni, Midge Ure si è dedicato principalmente ai concerti dal vivo e non ha avuto il tempo di immergersi completamente nella creazione musicale in studio. A tal proposito, “A Man of Two Worlds” è il suo primo album di inediti in 12 anni. L’attesa è stata ben ripagata: l’album è una formidabile raccolta di brani eccezionali, suddivisa in due parti ben distinte. La prima metà, “World One: Music”, è composta da otto brani strumentali, mentre la seconda metà, “World Two: Songs”, presenta otto canzoni con voce. Questo concept è stato in parte ispirato dal tempo che Midge ha trascorso durante il lockdown ascoltando musica strumentale mentre presentava The space su Scala Radio. Ascoltando musica che raramente trova spazio nelle radio mainstream, ha deciso di creare qualcosa senza testi, in cui le melodie dovessero parlare da sole. Le otto canzoni vocali che compongono la seconda parte dell’album sono venute in mente a Midge quando il mondo ha riaperto. Un mondo più diviso, per molti versi molto più duro e meno empatico. Condividendo l’atmosfera dei brani strumentali che le precedono, queste canzoni sono incredibilmente essenziali e meditative e, pur essendo sottili, con alcuni brani che trattano della fragilità della condizione umana, molte di esse riflettono le preoccupazioni di Midge per la discordia che infetta il mondo di oggi.

OLOF DREIJER – “Loud Bloom”
[dh2]elettronica

In un’esplosione di colori e ritmi che traccia un percorso distintivo nella musica da club moderna, Olof Dreijer concretizza il suo lavoro solista attorno a un brillante album di debutto, “Loud Bloom”. In tutto l’album, Dreijer gioca con la tensione tra la musica di puro piacere e la sua instancabile sete di novità. Si può percepire la struttura di un beat house di Chicago o di un classico colpo di drum machine, ma in ogni momento questi tropi vengono rimodellati in nuove forme abbaglianti. Traendo ispirazione dall’autore nigeriano Akwaeke Emezi e dalla sua capacità di proporre temi audaci e progressisti e una fantascienza visionaria attraverso la lente accessibile della narrativa romantica, Dreijer rende la musica dance vividamente non convenzionale assolutamente istintiva e facile da amare.

DIMARTINO – “L’improbabile piena dell’Oreto”
[Sony Music]cantautorato, pop

Dimartino torna con il suo quinto album in studio “L’improbabile piena dell’Oreto”, a sette anni dall’ultimo lavoro “Afrodite”. Un ritorno alla dimensione solista, dopo gli ultimi anni di progetti condivisi e collaborazioni. Ad anticipare il disco è “L’oro del fiume”, il brano che apre l’album e che ne introduce fin da subito l’immaginario sonoro e narrativo del nuovo capitolo discografico che prende forma attorno a un’immagine centrale: quella del fiume, luogo di mistero, ricerca e trasformazione.

MUNA – “Dancing On The Wall”
[Saddest Factory]indie-pop

Il percorso dei Muna è sempre stato incentrato sul dare spazio alle realtà complesse, caotiche ed estatiche della vita, e con il loro quarto album, “Dancing On The Wall”, non sono mai stati così incisivi, cupi o esaltanti. Emersi dalle vette scintillanti e cosparse di coriandoli del loro album omonimo del 2022, i Muna incanalano ora l’energia ansiosa e incerta del vivere in una Los Angeles definita da tensioni politiche, degrado ambientale e le silenziose pressioni della precarietà millenaria. Il risultato è un disco che sembra allo stesso tempo intimo e spettacolare, un mondo pop costruito con grinta, arguzia e risonanza emotiva, una colonna sonora per cuori che bruciano e osservano contemporaneamente il caos che li circonda. In tutto l’album, i Muna esplorano il desiderio, l’intimità e la connessione sullo sfondo di un mondo in continuo mutamento. C’è una silenziosa riflessione su come continuare a vivere, amare e tendere la mano gli uni agli altri mentre si assiste alla brutalità politica e alla violenza sistemica, e su come la gioia sopravviva senza negazione.

CARLA J EASTON – “I Think That I Might Love You”
[Ernest Jenning Record Co]indie-pop

Durante tutto il processo di realizzazione del suo acclamato documentario “Since Yesterday: The Untold Story of Scotland’s Girl Bands”, le donne continuavano a raccontare a Carla J Easton di come avessero comprato una chitarra, imparato tre accordi e si fossero buttate a capofitto nella musica. Avendo costruito la sua carriera suonando la tastiera – attraverso quattro album da solista, le sue band Teen Canteen e Poster Paints, e attualmente come parte della formazione live dei The Vaselines – non riusciva a scrollarsi di dosso l’idea di seguire le orme di tanti suoi eroi. Quel seme di idea è presto diventato la base di “I Think That I Might Love You”, il quinto album solista di Carla – ancora un album pop nel cuore, ma anche il suo primo disco “chitarristico”. Prodotto da Howard Bilerman (Godspeed You! Black Emperor, Wolf Parade, Leonard Cohen, The Weather Station), l’album vede Carla riunire amici vecchi e nuovi per creare un disco che sembra un salto in avanti naturale ma anche significativo. Il nuovo album è stato ispirato non solo dal periodo trascorso a realizzare il film “Since Yesterday”, ma anche dal suo lavoro all’interno di Hen Hoose, il collettivo scozzese di cantautrici che riunisce una vasta gamma di artiste, scrittrici e produttrici per creare nuovi lavori in modo collaborativo.

THE LEMON TWIGS – “Look For Your Mind!”
[Captured Tracks]indie-pop-rock

I due precedenti album dei Lemon Twigs pubblicati da Captured Tracks, “A Dream Is All We Know” (2024) e “Everything Harmony” (2023), hanno sicuramente segnato una sorta di punto di svolta nella loro carriera, che all’epoca contava già cinque album. «È stato l’inizio della produzione di dischi che avremmo ascoltato noi stessi», afferma Michael D’Addario, il fratello minore dei Twig, oggi ventiseienne. Con l’uscita di “A Dream Is All We Know” e del futuro classico di Michael “My Golden Years”, la nuova era dei Lemon Twigs era davvero iniziata. Ed ecco ora il terzo album dei Lemon Twigs per la Captured Tracks, “Look For Your Mind!”, che sotto la sua superficie pop nasconde un sottofondo di paranoia e sospetto. Una novità di questo album è l’inclusione dei Twigs Reza Matin (batteria) e Danny Ayala (basso), oltre a Eva Chambers dei Tchotchke, nella sezione ritmica. Dato che in precedenza i fratelli si occupavano da soli di tutto in studio, questo dimostra un nuovo senso di libertà. Il sesto album in studio dei Lemon Twigs può sembrare a prima vista una diretta continuazione dei due precedenti, ma è anche molto di più, con riferimenti ai dischi precedenti, un ritrovato spirito collettivo e, soprattutto, un ottimo songwriting.

SOCIAL DISTORTION – “Born To Kill”
[Epitaph]punk-rock

I Social Distortion tornano con il loro primo album dopo 15 anni. Con 11 brani dal ritmo incalzante, Mike Ness continua a rafforzare l’idea che i Social Distortion siano molto più di una semplice band punk. In tutta la raccolta, Ness rivisita i suoni degli anni ’70, il periodo della sua adolescenza formativa. “Born to Kill” è una continuazione di quell’eccellenza per cui i Social Distortion e, di conseguenza, Ness sono stati a lungo elogiati. Ormai con quasi cinque decenni di carriera alle spalle e un catalogo straordinario che abbraccia quasi tre generazioni, i Social Distortion non hanno alcuna intenzione di rallentare il ritmo.

AGNESE CONTINI – “Echi di Umanità”
[INRI Classic / Metatron]Acustico

Frutto di esperienze, ricerca sonora e studio, il secondo lavoro discografico della musicista salentina è composto da nove tracce di chitarra acustica, talvolta in solo e talvolta accompagnata da lap steel guitar, mandolino, banjo o un quintetto d’archi. È un disco che parla di sofferenza personale e sociale, di trasformazione intesa come evoluzione sonora o come superamento di una sofferenza, e di come spesso il nostro agire si rifletta sulla natura, di cui abbiamo tanto bisogno. Centrale è il concetto di umanità, che vediamo frammentarsi. Il termine “echi”, inoltre, non vuole solo far riferimento al senso di ritorno o risonanza di un suono, ma si ricollega anche al significato di ricordo. Così, come un messaggio che ritorna, i nostri ricordi, le persone che abbiamo amato e che non ci sono più, diventano eredità umana.

COLA – “Cost of Living Adjustment”
[Fire Talk]alternative

“Cost of Living Adjustment” è l’album quasi omonimo dei Cola, il trio di Montreal composto da Tim Darcy (voce/chitarra), Ben Stidworthy (basso) ed Evan Cartwright (percussioni). “C.O.L.A.” — acronimo di “Cost of Living Adjustment” — è un quadro concettuale perfetto per il terzo disco della band. Perché? Perché “C.O.L.A.” riflette, tra le altre cose, sul socialismo contrapposto all’inferno. Riflette sul lancio dei dadi della vita. Sulle inquietanti e dolci fitte che la nostalgia può provocare. “Cost of Living Adjustment” è astratto, obliquo, a volte strano, comunque vogliate definirlo. Ma è anche bello, nel senso classico del termine. Bello come un dipinto può essere bello. Tocca il sublime. È la band Cola al suo meglio.

UNWEWD SAILOR – “High Remembrance”
[Current Taste]post-rock

Formatisi alla fine degli anni ’90, gli Unwed Sailor di Tulsa propongono una forma unica di pop strumentale guidato dal basso, con dinamiche post-rock che oscillano tra un’intensità da brivido e un melodismo spensierato. Dal loro ritorno nel 2019, dopo una pausa decennale, una prolifica serie di esplorazioni creative e fusioni di generi ha dato vita ai loro lavori migliori fino ad oggi, tra cui “Mute The Charm” (2023), “Underwater Over There” (2024) e “Cruel Entertainment” (2025). Per realizzare il loro undicesimo album, “High Remembrance”, il membro fondatore Johnathon Ford ha portato in studio una serie di bozzetti, demo e hook registrati in casa. Nei brani dell’album si ritrovano sfumature del grintoso rock alternativo del periodo d’oro, della spavalderia radiofonica AM della fine degli anni ’70 e dell’estasiata spensieratezza New Wave, tra altri punti di riferimento che sfuggono a una facile categorizzazione. A questo punto della leggendaria carriera degli Unwed Sailor, Ford trova parte della sua ispirazione più forte nel riflettere su dove il progetto ha avuto inizio, pur continuando a portarlo avanti con nuove idee, arrangiamenti e infusioni di generi. “Si tratta ormai di aggrapparsi alle cose che ami di più“, osserva, “incluso te stesso“. Il suo modo di suonare il basso, basato sugli accordi, rimane il filo conduttore dei dischi della band, conferendo una familiarità solenne e un calore a ogni nuova raccolta.

LAMANTE – “Non dico addio”
[Artist First]indie-pop

“Non dico addio” arriva dopo un debutto accolto con grande attenzione da parte della critica e del pubblico, capace di ottenere premi e riconoscimenti e di costruire attorno al progetto un immaginario forte e personale. Ma se “In memoria di” era nato come tentativo di dare una forma alla perdita, questo nuovo capitolo ne rappresenta l’attraversamento più radicale. Radicale è anche il cambio di suono: c’è stata una vera e propria ricerca sugli strumenti, come l’organo, l’harmonium e un’intera sezione d’archi. Per Lamante, questi sono strumenti che richiamano la donna, la madre, la fecondità, l’utero. Si tratta quindi di un cambiamento più profondo: nel primo album c’erano i fiati e la chitarra elettrica, con un’impronta molto più rock, mentre qui emerge una nuova ricerca sonora legata a queste timbriche.

CROZ BOYCE – “Croz Boyce”
[Domino]alternative

E se 40 minuti di musica strumentale, creata da due amici che si scambiano file da una parte all’altra dello Stato, potessero racchiudere l’intera gamma dell’esperienza umana, o almeno una parte sproporzionatamente grande di essa – preoccupazione e cameratismo, speranza e frustrazione, tenerezza e assurdità? Questa è la domanda che emerge costantemente nelle nove tracce dell’omonimo album di debutto dei Croz Boyce, il duo composto da due musicisti che hanno realizzato alcune delle musiche più curiose dell’ultimo quarto di secolo, Dave Portner (Avey Tare) e Brian Weitz (Geologist) degli Animal Collective.

CHINESE AMERICAN BEAR – “Dim Sum and the Some”
[Moshi Moshi Records]indie-pop

I Chinese American Bear con il loro terzo album, “Dim Sum and Then Some”, pubblicato dall’etichetta cult britannica Moshi Moshi. “Dim Sum & Then Some è nato il giorno dopo che abbiamo finito il nostro album del 2024, Wah!!!. Ci stavamo divertendo un sacco e l’ispirazione era ancora alle stelle”, spiega la band. “L’album esplora temi legati a ciò che amiamo: il cibo, le piccole gioie, le sciocchezze divertenti e semplici, la Cina, l’amore, gli inni e le fiabe. È un collage della nostra vita, distillato in positività e spensieratezza“. La musica dei Chinese American Bear è piena di comicità, groove, eccentricità e tenerezza. “Dim Sum and Then Some” è melodicamente ricco e gioiosamente massimalista, intrecciando psichedelia, dosi di funk e una strumentazione lussureggiante, con molti testi dedicati al semplice piacere di riempirsi la pancia di buon cibo.

LINDA PERRY – “Let It Die Here”
[Kill Rock Stars]alternative

“Let It Die Here” di Linda Perry è un bilancio crudo e spirituale, un viaggio attraverso il dolore ereditato, il lutto e la redenzione. Attraverso diciassette brani che fondono poesia confessionale, rock cinematografico e introspzione vulnerabile, Perry affronta i fantasmi del suo passato: madri, amanti e gli angoli più oscuri di sé. Il disco passa dalle confessioni sotto i lampioni di “Balboa Park” alla resa struggente di “Let It Die Here”, culminando in “Albatross”, una liberazione dal peso che ha portato con sé per tutta la vita. È un album sulla liberazione, sul lasciar andare il senso di colpa, sull’accettare l’imperfezione e sul trovare la bellezza nella sopravvivenza.

THE NOISE WHO RUNS – “Re:GenX”
[TNWR Records]indie-rock, elettronica

Il gruppo di pop alternativo e dark electronic rock The Noise Who Runs, con sede a Lille, in Francia, ha pubblicato “RE: GEN X”. Il progetto è guidato da Ian Pickering, noto per il suo lavoro di autore con gli Sneaker Pimps e per la sua collaborazione con i Front Line Assembly. “Commercial Road”, il singolo, si presentava come uno studio sulla paralisi morale, la cultura transazionale e la complicità pubblica. Pickering afferma che la canzone “si interroga su ciò che tolleriamo, ciò che ignoriamo e ciò che, di conseguenza, diventiamo silenziosamente“. L’album prosegue la linea tracciata dai precedenti brani “The Bodies Are Under The Bus Again” e “Bang Bang”. Pickering descrive il lavoro come “una risposta alla mia stessa generazione”, che fa i conti con la passività, la stanchezza e il crollo della responsabilità pubblica.

FIRE-TOOLZ – “Lavender Networks”
[Warp]elettronica

“Lavender Networks” è l’album di debutto per la Warp Records del pioniere della Nu Age Fire-Toolz. L’artista, nato nel Maryland e residente a Chicago, lavora anche come produttore e tecnico del suono per altri artisti. “Lavender Networks” vede la partecipazione di Zola Jesus, Brothertiger, Nailah Hunter, Lipsticism, Jennifer Holm e Sling Beam. Logica onirica, risate tra le lacrime e verità emotiva attraverso l’assurdità vengono esplorate in questo viaggio cibernetico che viaggia alla velocità della fibra ottica

BASEMENT – “Wired”
[Run For Cover Records]alternative

“Wired” rappresenta un nuovo inizio per i Basement. Segna il ritorno della band britannica con un nuovo album dopo otto anni, il ricongiungimento con la loro etichetta originaria, la Run For Cover Records, e il ritorno a fare musica con quella passione sfrenata e quell’intuizione creativa che hanno sempre animato i loro lavori migliori. Sin dalla loro formazione nel 2009, i Basement sono sempre stati gli stessi cinque amici con lo stesso legame alchemico. L’unica cosa che è cambiata negli ultimi anni è il loro rinnovato senso di determinazione, e il loro nuovo album lo rende chiaramente evidente. “Wired” è il lavoro più dinamico, audace e ispirato che i Basement abbiano mai realizzato, pur conservando gli elementi fondamentali e senza tempo del loro sound unico: chitarre ruggenti, ritornelli travolgenti, testi di forte impatto emotivo. Nulla in “Wired” suona stagnante. Nessuna parte sembra incompleta. La band ha cercato ispirazione in un variegato assortimento di eroi avventurosi (REM, Interpol, Smashing Pumpkins, solo per citarne alcuni) senza mai dare l’impressione di imitare una band in particolare, nemmeno se stessi.

FIREBALL KID – “Deer Path Turn to a Shortcut”
[Born Losers]indie-pop

Il gruppo indie pop di Montreal Fireball Kid ha debuttato nel 2022 con l’album “Emotional Bros Hotline”, seguito l’anno successivo dal secondo lavoro, “Gas Station”, dalle sfumature synth pop. Questi primi due album puntavano fortemente su atmosfere da festa e ritornelli accattivanti, ma gli ultimi lavori dei Fireball Kid li vedono orientarsi verso un sound psych pop ricco di texture, tocchi acustici crepuscolari e testi più riflessivi.

LUCKY BREAK – “Made It!”
[Fire Records]alternative

Cresciuta a pane e indie alternativo degli anni ’90, la musica di Lucky Break fonde la schiettezza emotiva di Fiona Apple, il calore ingenuo di Bedouine e l’alt rock dalle influenze Americana di Lucinda Williams. I fan di Alvvays, Hole, Phoebe Bridgers e The Breeders troveranno qui dei punti di riferimento familiari. lucky break è un personaggio dei cartoni animati disegnato a mano e una ragazza con una chitarra, un contenitore in continua espansione per i sentimenti che derivano dal fare arte. Può essere molto triste e molto gioiosa, vivendo in una sorta di limbo tra due mondi. Nel suo album di debutto per la Fire Records, “made it!”, lucky break costruisce un nuovo mondo in cui il suo personaggio possa vivere. “made it!” raccoglie canzoni scritte tra i 19 e i 23 anni, documentando l’incertezza della prima età adulta, la fine di una prima relazione importante e il processo di imparare a difendersi. Brani come “Crush” abbinano un’acuta intuizione lirica a una batteria potente e un basso nitido, mentre “Head Down” usa chitarre luminose e sognanti per esplorare temi di politica, cultura del consumo e compiacimento morale.

THE LOFT – “Badges”
[Tapete]indie-pop

Dopo aver pubblicato il loro primo album in studio lo scorso anno, a più di 40 anni dallo scioglimento, i The Loft con il loro secondo disco. “Badges”, composto da dieci brani, cattura ciò che ha caratterizzato i The Loft allora e ciò che continua a caratterizzarli oggi. In qualità di pionieri di un intero genere, non hanno nulla da dimostrare – né a se stessi né a nessun altro – e quella disinvoltura e quella tranquilla sicurezza risuonano in ogni canzone dell’album. I quattro membri originali, Pete Astor, Dave Morgan, Bill Prince e Andy Strickland, hanno prodotto un album che continua e porta avanti la storia dei The Loft, la band che ha contribuito a definire il sound dell’etichetta Creation e del genere indie emergente. “Badges” ha un sound che deriva da una band che è stata insieme, in tour e a suonare costantemente negli ultimi due anni: rilassato, vibrante, sicuro. “È bello far parte di una vera band di nuovo, e per la prima volta sto scrivendo canzoni insieme ad Andy, imparando a gestire e a superare tutte le cose che hanno diviso la band tanti anni fa“, dice il cantante e autore Pete Astor.Abbiamo iniziato a scrivere il nuovo album in modo naturale non appena abbiamo finito il tour l’anno scorso“, dice il chitarrista Andy Strickland, “sembra più organico: è un vero privilegio poter ancora stare insieme e fare questo“.

LORAINE JAMES – “Detached From The Rest Of You”
[hyperdub]elettronica

Forgiata dal fuoco delle lotte interiori, Loraine James era alle prese con la fiducia in se stessa e il desiderio di cambiamento quando ha intrapreso il progetto “Detached From The Rest Of You”. Una mano guida è arrivata con la produzione dell’EP “Clandestine” del 2025 con la cantante Anysia Kym, che le ha dato l’esperienza di un ambiente più “pop” e gli strumenti e l’intuizione per modellare le sue basi strumentali in forme più convenzionali; un passaggio da suoni da discoteca e basi strumentali sinuose a forme musicali più precise. La produzione di Loraine è ridotta all’osso, paesaggi sonori di clic e glitch ispirati ad Aoki Takamasa, Ryoji Ikeda e alla scuola Clicks & Cuts dei primi anni 2000. Qui, spesso con poco più che sparsi accordi di tastiera a riempire con sottili sfumature, usa lo spazio attorno ai suoni e alle voci per attirare l’ascoltatore in un album conciso e diretto, il suo più sicuro di sé finora.

NAMASENDA – “Limbo”
[Year0001]elettronica

Naomi Namasenda è partita da una piccola cittadina nel sud della Svezia per diventare uno dei talenti più autentici della musica pop contemporanea. Quella che era iniziata come una carriera in gruppi musicali indipendenti si è poi evoluta in un percorso interamente solista, con i suoi lavori più recenti che mettono in luce in particolare la sua abilità sia come autrice che come interprete. In questo modo, definisce una visione distintamente personale della creatività pop – un “bene deperibile”, come lei stessa lo definisce, destinato ad essere condiviso quando il momento lo richiede. “Limbo”, il suo lavoro più personale e completo fino ad ora, esce su YEAR0001. Esplosione catartica di emozioni, sia nel suono che nei contenuti, è un disco che mostra Namasenda nel suo stato più grezzo e vulnerabile. “Limbo” è il frutto di un’arte implacabile che da anni aspettava di essere liberata.

RURAL FRANCE – “Sloths”
[Safe Suburban Home / Meritorio Records]indie-pop-rock

Proprio come la musica del duo, la storia dei Rural France è al tempo stesso banale e magica. Tom Brown (anche membro dei Teenage Tom Petties, gruppo janglepunk transatlantico) e Rob Fawkes si sono trasferiti a Londra quando avevano circa venticinque anni. Pur vivendo sotto lo stesso tetto, non hanno mai preso in mano una chitarra – se non per un tentativo fallito, in preda all’alcol, di scrivere una canzone alla Spoon. È stato solo dopo che entrambi si sono trasferiti separatamente nel Wiltshire e hanno messo su famiglia che hanno iniziato a mettere insieme delle canzoni come modo per vedersi. È nato così Rural France. Il quarto album, “Sloths” è senza dubbio il loro disco di più alta fedeltà fino ad oggi. È anche il loro album più jangly, barocco e riflessivo finora. Ma, nonostante l’aggiunta di organo, fiati e mellotron – e la batteria di Jeff Hamm, compagno di band di Tom nei Teenage Tom Petties – conserva ancora i ronzii, i brusii e le piccole esaltazioni che aderiscono alla dichiarazione d’intenti originale del duo: “I Pavement che suonano i Teenage Fanclub“. “Sia io che Rob volevamo fare qualcosa di un po’ più lento e un po’ più malinconico”, dice Tom. “Abbiamo resistito alla nostra solita voglia di premere il pedale della distorsione e abbiamo creato qualcosa che si adattasse a dove siamo ora e celebrasse il fatto che ascoltiamo ancora Meatloaf quando ci ubriachiamo.

FUTURE TEENS – “Still Life”
[Take This to Heart]indie-rock

I Future Teens stanno crescendo insieme. Sono passati dieci anni da quando hanno coniato il termine «bummer pop» per descrivere i loro brani incentrati su frustrazioni sentimentali, sfortune e incomprensioni. Con l’avanzare dell’età, le delusioni diventano più pesanti e complesse, ma anche le amicizie e le lezioni di vita che aiutano a superarle si fanno più profonde e significative. Nel loro quarto album, “Still Life”, la band — composta dai chitarristi/cantanti Daniel Radin e Amy Hoffman e dal batterista Colby Blauvelt — presenta una raccolta di tuffi a capofitto nel dolore, nella rabbia, nella vergogna, nel rimpianto, nell’identità e, in definitiva, nella speranza che deriva solo dal vincere una sfida a chi tiene lo sguardo più a lungo nell’abisso.

DEB NEVER – “Arcade”
[Giant Music]alt-pop

L’album di debutto di Deb Never, “Arcade”, segna un nuovo importante capitolo per l’artista alt-pop; pubblicato da Giant Music, amplia l’universo cinematografico e trasversale ai generi che ha costruito nei suoi precedenti progetti. Il disco riflette la sua vita a Los Angeles ed esplora temi quali l’isolamento, l’identità e l’intensità emotiva, contrapponendo il rumore costante che la circonda a una voce interiore profondamente personale che, come lei stessa afferma, riesce a esprimere pienamente solo attraverso la musica. Dal punto di vista sonoro, l’album fonde un alt-pop malinconico e texture grezze, con la partecipazione di artisti come Dominic Fike e boylife, e include brani come “Blue”, ‘DIZZY’ e la title track “Arcade”, che cattura la sensazione di vivere qualcosa di reale per la prima volta.

BRAFF – “Qualcosa in più”
[Lanterna Records]hip-hop

“Qualcosa in più” è interamente focalizzato sullo storytelling. BRAFF si allontana dalla prospettiva esclusivamente introspettiva del suo debutto proponendo un insieme di racconti sia in prima che in terza persona: istantanee e spaccati di vita frammentati che riflettono la natura non lineare della memoria, risultando in una minore coerenza sonora e tematica rispetto al lavoro precedente.
L’identità di beatmaker di BRAFF emerge con maggiore chiarezza, in particolare attraverso l’inclusione di tre skit strumentali autoprodotte che fungono da intermezzo e collante tra i diversi “atti” del disco. Il titolo “Qualcosa in più” è un monito di BRAFF a non fermarsi alle apparenze, ai giudizi superficiali e alle etichette. Ogni individuo possiede una storia che merita rispetto e attenzione.

MARCO TONINCELLI – “Tuirse”
[autoproduzione]Indie-folk-rock

In gaelico irlandese, “Tuirse” indica una forma profonda di affaticamento interiore, una stanchezza dell’anima che fa da filo conduttore a otto composizioni nate in un arco temporale di dieci anni, tra l’Italia e l’Inghilterra. Tonincelli torna con un’opera densa, che fonde chitarre acustiche ed elettriche, field recordings, pianoforte e dark electronica: un suono buio, sospeso tra il distacco dalla terra natia e l’accettazione dei propri limiti. “Tuirse” è un disco che scava nel profondo, descrivendo il non sentirsi mai del tutto a casa. Dalle atmosfere “Spoon Riveriane” dell’apertura con “The Weigh House” fino alla chiusura di “Unsolder”, che racconta il distacco attraverso il movimento inesorabile di una lumaca verso l’altrove, l’album è un mosaico di fragilità e smarrimento.

VANESSA VAN BASTEN – “Yes”
[Subsound Records]post-rock

Dopo anni di uscite sperimentali, cover e split, nel 2023 i Vanessa Van Basten si ritrovano a Genova nella formazione originale per fare nuova musica. Il risultato è ‘Yes’, un ritorno innamorato al sound più originario, in cui il “post-rock” torna al suo significato più autentico: libertà assoluta in termini di suoni e stili, poco spazio alla forma canzone. Si chiama “Yes” perché sì, i Vanessa Van Basten sono tornati a fare quello che sanno fare meglio. La domanda era spesso “riusciranno ancora a fare un disco come ‘La Stanza di Swedenborg’, il loro primo album?”. YES. Composto e registrato in sessioni di grande intensità, scritto di getto e con entusiasmo, è il ritorno di un progetto che nel 2026 ha ancora molto da dire.

BARATRO – “No Comply”
[Supernatural Cat]post-hardcore

“No Comply” nasce dall’incontro tra i BaratroDave Curran (ex Unsane), Federico Hartridge (ex Council of Rats) e Luca Antonozzi (ex Marnero, ex Laghetto) — e il violoncellista Matteo Bennici, già ospite su “Sweet Smell of Unrest”. Con questa nuova formazione a quartetto, la band ha riscritto il proprio processo compositivo, scrivendo e suonando insieme fin dall’inizio. «La connessione con Matteo è stata immediata e ci ha portati in sala prove, dove abbiamo lavorato senza un obiettivo preciso se non fare musica libera da vincoli. Le idee sono fluite con naturalezza e, nel giro di alcuni mesi, sono nati i brani di ‘No Comply’», racconta la band. La scrittura del disco è avvenuta mentre la band assisteva con orrore all’escalation del genocidio a Gaza e all’ascesa del fascismo su scala globale. Questi sentimenti si sono riversati nella musica, attraversando il tema di fondo dell’intero album: “No Comply” è la testimonianza diretta della band di fronte alle derive del presente, e il rifiuto netto di cedere alla disperazione.

ANGEL NAMES – “Angel Names”
[Dischi Sotterranei]alt-rock

Chiara Amalia Bernardini e Nicola Mora compongono musica insieme da molti anni, durante i quali il loro rapporto interpersonale e quello musicale hanno assunto varie sembianze, tra cui KICK. Angel Names ne è la definizione attuale. Angel Names è anche un album: con la massima integrità e chiarezza di visione, il duo ha creato la propria interpretazione di come dovrebbe suonare un disco alternative rock. Chiara Amalia è attratta da sonorità black, death e dark. Nicola invece ama lo shoegaze e la library music italiana. Il disco non suona come nulla di tutto ciò. I contrasti complementari degli Angel Names, con mood dreamy e l’impiego delle due voci, suonano come una foresta dietro una porta, come il battito di un paio di ali ottenute da materiali di fortuna, come un cielo rosso in amore.

WEIRD BLOOM – “Wrong Time, Wrong Place”
[Wild Honey]glam rock

Una collisione sonora tra junk-shop glam e misticismo operaio, “Wrong Time, Wrong Place” segna l’inizio di una nuova fase per i Weird Bloom: rumorosa, grezza e spinta costantemente al limite. Nati nell’underground romano, i Weird Bloom hanno trascorso gli ultimi anni in un incessante tour europeo, plasmando un suono pensato per colpire. Dal vivo la band si muove come un organismo a sei teste, fondato su volume, ripetizione e slancio fisico. È proprio questa energia a definire il cuore del disco. Pubblicato da Wild Honey Records e mixato da Danilo Silvestri, “Wrong Time, Wrong Place” è un’esplosione viscerale di junk-shop glam e punk-bubblegum, nata nelle sale prova e portata su palchi e chilometri d’asfalto. Le chitarre si accumulano in strati densi e saturi, tra riff boogie e texture distorte, mentre la sezione ritmica spinge con una forza solida, radicata nello stomp dei primi anni ’70 e nel piglio del pub rock.

BABA SISSOKO & MEDITERRANEAN BLUES – “No War”
[Phonotype]rock, blues, soul, afrobeat

Il cuore dell’Africa. Il cuore del rock. Il cuore del blues. Tutto unito dal Mediterraneo. Nove brani elettrizzanti, focosi, frutto di una sintesi di linguaggi e storie, uniti dalla grande esperienza del Maestro, dal groove sprigionato dal gruppo e dal tema della pace. Questa è la nuova avventura di Baba Sissoko & Mediterranean Blues con “No War”, il nuovissimo disco della band del musicista maliano, pubblicato da Phonotype, la più antica casa discografica italiana. Con la banda di Mediterranean Blues – sette elementi affiatati e trascinanti – l’attivissimo griot italiano d’adozione (afro–calabrese, ama definirsi) prosegue nel laboratorio di fusione dell’amadran – una sorta di precursore originario del blues – con musiche afroamericane che da quella matrice trassero origine. Il risultato sono i nove brani di “No War”, una sorprendente connessione tra rock-blues, afrobeat, funk e psichedelia.

THE HAUNTED YOUTH – “Boys Cry Too”
[PIAS]indie-rock, shoegaze

Dopo l’uscita del loro album di debutto, i The Haunted Youth tornano con il loro secondo album in studio, “Boys Cry Too”. Joachim Liebens abbandona la fragile innocenza bedroom-pop di “Dawn Of The Freak” – un album di debutto che nel suo paese ha ormai raggiunto lo status di cult – a favore di qualcosa di molto più provocatorio e carico di emozioni. Dall’imponente brano di apertura di otto minuti “in my head” al brano di chiusura “ghost girl”, l’album abbandona ogni moderazione a favore di qualcosa di più grezzo, fondendo melodie fragili con distorsione e aggressività per creare un suono che risulta allo stesso tempo intimo ed esplosivo.

EDY – “Algoritmocrazia”
[Matrice17]alt-rock

“Algoritmocrazia” è un viaggio tra rock alternativo italiano e cantautorato contemporaneo, attraversato da una lucida critica alla società digitale, con testi crudi e autentici, chitarre distorte, atmosfere dense e malinconiche, influenze emo e urban. Dieci brani, tutti scritti da EDY che esplorano la fragilità emotiva, l’amore imperfetto, l’ansia transgenerazionale e il rapporto sempre più complesso tra esseri umani, social e algoritmi. EDY racconta l’industria musicale dominata dai numeri, dinamiche sociali che soffocano l’ascolto e la comprensione, fragilità emotive, ansie, i vuoti lasciati dalle relazioni finite e il peso della nostalgia, mescolando introspezione personale e critica sociale. Ci sono momenti di ribellione e riflessione sull’identità e sul coraggio di restare fedeli a se stessi, alternati a tracce malinconiche che scandagliano il dolore, la solitudine e le difficoltà dell’amare. Un album che oscilla tra rabbia e vulnerabilità, lucidità e malinconia, tra critica del mondo esterno e introspezione profonda, creando un racconto coerente della contemporaneità e della condizione emotiva di chi cerca autenticità in un contesto sempre più artificiale.

MAZZOLI – “Ieri, a casa”
[Daylite Records]indie-pop

“Ieri, a casa” è un racconto in nove brani che attraversa un segmento di vita ormai concluso, restituendone frammenti, emozioni e contraddizioni in una dimensione sospesa tra quotidiano e surreale. Le canzoni si muovono tra scene intime e paesaggi urbani, dando voce ai diversi ruoli vissuti e cercando, nelle stranezze dell’ordinario, una forma di verità condivisibile.
Il disco nasce da un intreccio di influenze sonore eterogenee, sviluppate insieme a cinque musicisti negli arrangiamenti: ne emerge un lavoro coeso ma sfaccettato, capace di attraversare con naturalezza atmosfere diverse, dall’acid funk alle suggestioni city pop, dalle ballad anni ’70 fino a derive elettroniche e momenti più essenziali costruiti su chitarre e voci.

CRISTIANO SBOLCI – “FUORIMODA”
[Pulp Music]cantautorato

Un lavoro che segna un nuovo capitolo nel percorso del cantautore livornese, in cui scrittura intima e immaginario cinematografico si incontrano in una dimensione sonora ispirata agli anni ’70. Scritto da Cristiano Sbolci e prodotto da Francesco Massidda e Federico Nardelli, il disco nasce da una necessità intima e inevitabile: trasformare il dolore in racconto. Al centro del progetto c’è la fine di un amore non corrisposto, un’esperienza che lascia un vuoto difficile da definire e ancora più difficile da colmare, capace di alterare la percezione stessa della quotidianità. L’immaginario sonoro e visivo del nuovo progetto di Cristiano Sbolci è inoltre ispirato agli anni ’70, con richiami cinematografici che ne influenzano atmosfere, colori e profondità, evocando qualcosa di lontano dal contemporaneo, come il titolo stesso suggerisce. Cristiano Sbolci racconta: «In questo disco l’amore e la morte si muovono come due forze parallele, continuamente intrecciate. La fine di un legame può assumere il peso di un lutto: lascia una ferita aperta, un’assenza che si insinua in ogni spazio e che sembra impossibile da colmare. “D’amore si muore” è il pensiero che attraversa tutto il lavoro: si vive nell’intensità dell’innamoramento, quando tutto appare amplificato e luminoso; poi arriva un momento in cui quella luce si spegne e lascia spazio al silenzio, alla perdita, a una trasformazione profonda

CAPITAN CAPITONE & I FRATELLI DELLA COSTA – “40N 14E”
[Futurecords]jazz, world

Compositore, sassofonista, flautista e arrangiatore eclettico con una produzione discografica di oltre 35 album, Daniele Sepe si caratterizza per un approccio trasversale ai generi – jazz, world music, rock, reggae e tradizione popolare – e da una forte impronta narrativa e politica. Molti suoi lavori sono divenuti di culto, alcuni dei quali pluripremiati come “Lavorare Stanca”, che nel 1998 gli è valsa la Targa Tenco come miglior album in dialetto. Nel 2016 fonda il collettivo “Capitan Capitone e i Fratelli della Costa”, con cui ha sviluppato una dimensione più teatrale e multimediale della propria musica pubblicando quattro album.

WHITEHORSE – “All I Want Is All of It”
[Six Shooter]folk-rock

Nel loro nuovo album, “All I Want Is All of It”, i Whitehorse si domandano: «Quanto è troppo chiedere?» Con “See the Light”, il primo brano già disponibile, i Whitehorse ritrovano la strada di casa, in senso figurato, sonoro ed emotivo. La raccolta riporta il duo al romanticismo folk rock dei primi tempi, con una prospettiva che solo oltre due decenni di collaborazione musicale e matrimoniale possono offrire. «Facciamo un disco che suoni come questo posto», disse Melissa, con in mano la foto di una fattoria del XIX secolo. Realizzato da esseri umani per gli esseri umani, è stata una scelta consapevole di privilegiare la semplicità e l’autenticità rispetto alla perfezione e alla complessità. Nel loro intento di catturare l’atmosfera di questo luogo specifico e la sua storia, i Whitehorse sono tornati alla propria storia, altrettanto ricca di miti e fantasmi.

HAGGARD CAT – “The Pain That Orbits Life”
[Church Road Records]post-hardcore

Gli Haggard Cat sono un duo britannico di post-hardcore/rock alternativo acclamato dalla critica, composto dal batterista e corista Tom Marsh e dal cantante e chitarrista Matt Reynolds. Entrambi i membri sono considerati figure di spicco della scena rock e metal britannica, essendosi inizialmente fatti un nome come membri della band cult Heck (precedentemente nota come Baby Godzilla), attiva dal 2009 al 2017. Gli Haggard Cat sono nati come progetto parallelo di Tom e Matt, ma sono presto diventati la loro priorità quando gli Heck si sono sciolti nel 2017. L’obiettivo degli Haggard Cat era quello di mantenere la stessa energia rock and roll senza regole degli Heck, ma con un’attenzione ancora più precisa alla varietà nella composizione dei brani e ai ritornelli accattivanti.

LEMONCELLO – “Perfect Place”
[Claddagh Records]folk

Le Lemoncello, il duo di Dublino composto dalla cantautrice Laura Quirke e dalla violoncellista e arrangiatrice Claire Kinsella, pubblicano il loro secondo album, “Perfect Place”, per la Claddagh Records. Coprodotto da Ruth O’Mahony Brady (Lisa O’Neill, Gorillaz) a Dublino, “Perfect Place” si evolve dalle radici folk del loro acclamato album di debutto omonimo del 2024; il disco comprende registrazioni con una band al completo che intrecciano synth e percussioni elettroniche al suono organico del duo.

FIRE MAN – “How to Erase Everything”
[autoproduzione]indie-rock

FIRE MAN è nato nelle viscere della scena punk underground newyorkese, ma da allora si è evoluto in qualcosa di inconfondibilmente indie rock. Dopo essersi guadagnato lo status di cult come co-fondatore dei Died, con cui ha contribuito a realizzare i capolavori post-hardcore “Anonymized Internal Criminals” (2018) e “Less Life” (2020), FIRE MAN ha debuttato da solista con “Yerself Is Fire” (2023), un esordio emo-rock tagliente che ha attirato migliaia di ascoltatori nella sua orbita. È seguito l’EP hardcore dal titolo profetico “Territorial Conquest” 2024, che ha affilato i contorni con l’urgenza del math-punk e la tensione geopolitica. Ora, con “How to Erase Everything” (2026), FIRE MAN offre la sua dichiarazione d’intenti più completa fino ad oggi. Scritto ed eseguito quasi interamente da solo, l’album di dieci brani fonde l’esaltazione emotiva dei Sunny Day Real Estate, il fascino spigoloso dei The Dismemberment Plan e il luminoso interplay chitarristico dei Television in un’esplorazione della memoria, della riconciliazione e del tempo. Il risultato è più sobrio, ma non per questo meno intenso.

STEPHEN SANCHEZ – “Love, Love, Love”
[Sony]pop

Nel nuovo disco, Stephen riflette sulle molteplici forme dell’amore – partner, amici, vicini e persino sconosciuti – che prendono vita grazie alla sua voce ricca e a un sound pop technicolor. Il brano che dà il titolo all’album ne sintetizza il tema, con Stephen che proclama l’importanza di mostrare amore agli altri, anche (e soprattutto) quando questi potrebbero non ricambiare.

TAXOLOGY – “A Deep Dive In The Colourful And Mysterious Garden Of Mr. Taxology”
[NOS Records]psichedelia, funk

“A Deep Dive In The Colourful And Mysterious Garden Of Mr. Taxology” si presenta come un concept album corposo (ben 15 tracce) e unitario: un’immersione in un giardino ipnagogico e visionario, attraversato dalla voce narrante di Bruno Vergani, che guida l’ascoltatore in un cammino onirico verso la propria essenza. Il riferimento alla tassonomia – la disciplina che classifica gli organismi viventi – diventa chiave sia poetica sia strutturale: diversi brani riprendono la nomenclatura botanica, trasformando la scienza in metafora degli stati di coscienza. Ne nasce un erbario interiore, una “tassonomia psichica” in cui ogni composizione è un organismo autonomo all’interno di un ecosistema coerente. Le armonie si muovono tra familiarità e spaesamento, alternando accoglienza e improvvisi scarti percettivi. La scrittura intreccia suggestioni psichedeliche e cinematografiche, atmosfere sospese tra il retrò e il contemporaneo, con accenti funky e aperture “orchestrali. La tavolozza timbrica è ampia: chitarre, pianoforte e tastiere dialogano con archi e fiati, mentre sitar, mandolino e percussioni orchestrali ampliano continuamente il campo sonoro.

LUISENZALTRO – “Irragionamorevole”
[Gelo Dischi]indie-pop

8 canzoni di disorientamento pop scritte usando l’equivocabolario e il contraddizionario nel tipico stile di ricerca linguistica sperimentale che sta a cuore al suo autore. Il disco sceglie di stare tra indecidibili opposti, probabilmente tra ambita ricerca della forma apollinea della canzone d’autore e ambigua spinta dionisiaca al malinteso stilistico dell’inafferrabile. L’irrazionale, d’altronde, non è assenza di ragionamento ma amore per l’immaginazione. Provare a fare canzoni pop per Luisenzaltro è rappresentare una forma comprensibile da tutti che però sia tesa e slanciata all’attraversamento dell’incomprensibile. Un po’ perché la musica è il mistero stesso dell’ignoto in cui ci animiamo e induce a non esserci o ad esserci in un altrimenti, e un po’ perché le canzoni hanno le proprie ragioni che la ragione non conosce, ma anche un cuore che solo col cuore di un altro si sente.

DARKTHRONE – “Pre Historic Metal”
[Peaceville]metal

In un anno che segna il 40° anniversario dalla formazione iniziale – sotto il nome di Black Death – di quella che sarebbe poi diventata una leggendaria e influente band del genere, il 2026 segna il ritorno dell’immortale duo norvegese composto da Fenriz e Nocturno Culto con la loro nuova opera di old metal di alto livello, sotto la bandiera del “Pre-Historic Metal”. Come afferma lo stesso Fenriz riguardo all’origine simbolica del titolo, “Prehistoric è un termine generico. Penso semplicemente che sia la nostra VIBE, la nostra visione delle cose, ed è più che altro un’affermazione del fatto che usiamo lo stile vecchio per creare qualcosa di nuovo“. “Pre-Historic Metal” contiene otto tracce di epopee primordiali e riff giganteschi con un suono organico e lo spirito sempre presente e pervasivo degli anni ’70 e ’80, per una nuova continuazione della maestria testimoniata in “It Beckons Us All” del 2024. Questo nuovo capitolo del vasto e in continua evoluzione catalogo dei Darkthrone presenta una vasta odissea attraverso i paesaggi sonori del Thrash, Black, Heavy e Doom Metal e, impreziosito da una presenza chitarristica punitiva e “in your face”, i Darkthrone mescolano il calderone della creatività selvaggia con un cenno ai metodi di scrittura che erano indicativi dei loro primi lavori della fine degli anni ’80, ma con una maestria più raffinata.

GUTTERSNIPE – “Extinction Burst!”
[Night School]punk, noise

“Extinction Burst!” è la nuova opera discografica dei Guttersnipe. Sfrecciando a tutta velocità verso un oblio multidimensionale, “Extinction Burst” è l’incubo più completo e vividamente dettagliato mai partorito da Uroceras Gigas & Tipula Confusa. Nel disco, come nel materiale precedente, il duo è fortemente potenziato dalla tecnologia. La batteria di Tipula Confusa innesca impulsi di synth che provocano voragini con un attacco martellante nelle basse frequenze. Mitragliando da ogni angolo del campo stereo, il costante frantumarsi dei piatti e dei tom ricorda Sunny Murray o Rashied Ali in piena azione durante una sessione di John Coltrane del 1967. La tempesta di chitarra e synth di Uroceras Gigas è ormai, allo stesso modo, un kit di strumenti immediatamente riconoscibile nella musica underground. Passando dall’atonalità stridente della chitarra a intricati riff provenienti dal backcountry del black metal/Voivod fino al crollo di synth ultra-distorti, è un riversarsi assolutamente travolgente, essenziale e vitale dell’intero spettro emotivo. Entrambi gli artisti vocalizzano, in modo estatico e primitivo, con gemiti prolungati o urla di dolore, piacere o panico.

LITTLE SIMZ – “Sugar Girl” EP
[AWAL]hip-hop

L’EP si inserisce nella linea dei lavoro “di passaggio” già adottata da Simz in passato. Un formato snello che le consente di testare traiettorie senza irrigidirsi nella forma-album. Il suo ultimo lavoro “Lotus” à uscito l’anno scorso.

RUNO PLUM – “Bloom Again” EP
[Winspear]indie-folk

La cantautrice del Minnesota runo plum torna con «Bloom Again», un nuovo EP primaverile che la vede alle prese con un profondo dolore d’amore e la segue mentre sboccia nella tenera rivelazione di un nuovo amore. Registrato in modo intimo in una serie di sessioni live in un’unica ripresa, l’EP ruota attorno a brani caldi suonati con le dita che si intrecciano con intensità e la poetica dell’amore e della perdita. Realizzato in collaborazione a distanza con il cantante, cantautore e produttore Phillip Brooks e con il contributo della strumentista Noa Francis, “Bloom Again” è stato concepito come un promemoria del fatto che la guarigione è inevitabile. “L’ho scritto mentre camminavo nel bosco all’inizio della primavera“, dice plum, “proprio quando le foglie cominciavano a germogliare e tutto diventava ogni giorno un po’ più verde. ‘Patching’ rappresentava il dolore e la riparazione, mentre ‘Bloom Again’ è un passo oltre la guarigione, l’estensione della fine di ‘patching’, quando tutto ricomincia a diventare bello“.

SUMOS – “Luck” EP
[Meritorio]indie-rock

I Sumos sono un quartetto scuzz-pop di Manchester. Il progetto è nato come esperimento discografico casalingo di Joel Sloan e Kyle Tarbuck dopo una pausa dalla loro precedente band. Dopo aver gettato le basi per il loro primo EP, “Weird Summer”, il gruppo si è ampliato a quattro membri con l’aggiunta della sorella di Kyle, Siobhán McKnight, al basso, e di Andrew Kilroy alla batteria. Il sound dei Sumos si basa su un indie rock melodico e un power-pop rumoroso. Tra le influenze principali figurano Husker Du, The Lemonheads, Pixies, P.S. Eliot, The Beths, Mikal Cronin, East River Pipe e Mike Krol. “Luck” è una raccolta di 6 nuove canzoni pop melodiche e rumorose che parlano di amore, perdita, animali domestici, disuguaglianza e imbarazzanti esercizi per rompere il ghiaccio.

EJENT – “Sono Vivo” EP
[Etichetta Parigi]pop-rock

L’Ep contiene inoltre la focus track “Noi”, brano che racchiude l’intero immaginario degli EJENT e del progetto. Il brano, infatti, è nato di notte dall’esigenza di stare insieme, amare, ridere e condividere emozioni. Proprio come il resto dell’EP, il singolo racconta la musica come spazio di incontro: “E’ il modo più semplice per noi di ribadire che la musica è prima di tutto connessione e libertà” raccontano gli EJENT che aggiungono: “Con te mi sento meglio è la frase focus del brano e allude ad un rapporto duale, anche se in verità si parla sempre di musica, di quella creatività che a volte è sfuggente e che, quando attraversa la nostra città, ci fa stare meglio“.

NARCADIAN – “Ognuno Di Voi è Un Mio Nemico” EP
[Costello’s Records]eletto-pop-rock

Un disco che condensa e palesa il talento di Luca Cima – mente dietro il progetto -, giovane artista dell’entroterra riminese dall’animo cupo e disilluso. Sei brani per presentare un mondo che crolla davanti a sé, raccontato senza filtri e senza pietà tra ritmi industriali alla The Prodigy, elettronica tesa alla Subsonica, e chitarre che graffiano alla Verdena, per un EP diretto, brutale e rabbioso: un’esperienza sonora totale.

ROBERTO CASANOVI – “Al centro di tutto, lontano da tutto” EP
[tipo dischi]indie-rock

“Al centro di tutto, lontano da tutto” è il resoconto di un’estate di sensazioni frammentarie. Roberto Casanovi fotografa slanci collettivi e ripiegamenti individuali in un EP onesto e incisivo in cui riecheggiano sprazzi di un claustrofobico indie-rock lo-fi. L’EP nasce da una frattura: un’estate vissuta con la sensazione di essere al centro delle cose, poi il brusco ritorno alla distanza. Nel giro di poche settimane, l’orbita si affievolisce e lascia spazio a percezioni opposte: dispersione, paura, immobilità. È in questo scarto che Roberto Casanovi cerca di orientarsi in un mondo privo di coerenza, senza tuttavia cedere alla tentazione di semplificare. “Al centro di tutto, lontano da tutto” è un lavoro costantemente in bilico tra il desiderio di sottrarsi e quello di restare. Le canzoni si muovono, scegliendo il loro posto come frammenti di ricordi che riaffiorano tramite immagini: la croce al collo, lo zaino pronto per il festival, le lettere del militare. Il filo che le unisce è teso tra una dilagante rassegnazione e una fervida resistenza alla vita che, nonostante tutto, è ancora in grado di regalarci quelle tre o quattro cose che ancora ci piacciono.

NODAY – “Solo Stare Solo” EP
[Dear Gear/Shore Dive Records]grunge, shoegaze

L’EP presenta cinque tracce che uniscono la passione per lo shoegaze, per il grunge e per il rock alternativo dal sapore Nineties che accomuna i membri della band. Riverberi, fuzz, amplificatori ad alto volume e voci sussurrate sono insomma gli ingredienti per il sound dei Noday, che fa leva sull’intensità e sull’energia dello strumentale e della sezione ritmica ma che non disdegna di ricercare anche le melodie e i ritornelli accattivanti, come dimostra benissimo il “singolone” “30 gradi” capace di insinuarsi istantaneamente nella testa di chiunque lo ascolti.

WELCOME STRAWBERRY – “floral arrangements” EP
[Cherub Dream Records]shoegaze

I Welcome Strawberry sono un progetto shoegaze dal tono sognante con sede a Oakland, in California, guidato da Cyrus VandenBerghe. I Welcome Strawberry sono noti per i loro energici concerti dal vivo, che si muovono tra influenze classiche e contemporanee alla ricerca di un sound del tutto personale. VandenBerghe attinge da una vasta gamma di riferimenti, ma trova ispirazione soprattutto nella letteratura, nei videogiochi e nei film meno conosciuti degli anni ’90. Non sorprende che i brani dei Welcome Strawberry siano spesso incentrati su una frase o un concetto. Sulla scia del successo del loro straordinario LP del 2025, “Desperate Flower”, la band torna con un breve EP di accompagnamento, “floral arrangements”, che sembra risorgere dalla stessa scintilla creativa dell’album completo. L’EP contiene un brano originale, un demo inedito e una versione acustica alternativa del singolo “Desperate Flower” e una cover acustica di “As Big as You Are” degli Aluminum.


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