Paul McCartney rivela perché i Beatles non si riunirono negli anni 70 e definisce Lennon “il leader della band”
Paul McCartney, tornato qualche giorno con il nuovo album “The Boys Of Dungeon Lane“, ha spiegato le ragioni per cui i Beatles non si ritrovarono mai insieme negli anni Settanta per registrare nuova musica. Dopo lo scioglimento ufficiale del gruppo nel 1970, i Fab Four continuarono occasionalmente a collaborare nei rispettivi progetti solisti, ma non tornarono mai più in studio come formazione completa. Per anni le voci su una possibile reunion alimentarono le aspettative dei fan, fino alla morte di John Lennon nel 1980, ma il ritorno della band non si concretizzò mai. Secondo McCartney, probabilmente era giusto che la storia si fermasse lì. Nel corso di una nuova intervista con Zane Lowe per Apple Music, la conversazione è approdata sul tema, mentre si parlava del nuovo brano solista “Home To Us“, che segna il primo vero duetto tra McCartney e Ringo Starr.
Ripensando ai motivi che impedirono una ripartenza del gruppo, McCartney ha dichiarato: “Credo che sapessimo di aver concluso il nostro percorso e che tutti avessimo detto: il cerchio si è chiuso, è stato fantastico. John aveva ormai la sua vita con Yoko, non potevi certo dirgli: ‘Ti dispiacerebbe tornare e fare ancora un po’ di Beatles?’”. Ha poi aggiunto: “Non glielo avrei mai chiesto, vedevo bene quello che stava facendo, era una vita diversa. E anch’io avevo la mia, con Linda, sapete?”.
Parlando dei rapporti mantenuti tra gli ex-Beatles negli anni successivi alla separazione, McCartney ha spiegato: “Facevamo cose del tipo: ‘Suoneresti la batteria in questo brano per me?’, ‘Suoneresti il basso qui?’, ‘Canteresti questa parte?’. Collaboravamo su piccoli progetti. Per questo è stato bello riuscire finalmente a fare una cosa del genere in questa occasione”.
Le dichiarazioni arrivano a pochi giorni da un’altra intervista in cui McCartney ha ammesso apertamente che John Lennon era il membro dei Beatles che più ammirava. “Be’, ne è rimasto soltanto uno. Al momento direi Ringo”, ha risposto scherzando ad Amelia Dimoldenberg durante il programma Chicken Shop Date, prima di precisare: “Ai tempi dei Beatles credo che tutti guardassimo a John. Era una sorta di leader, anche se ufficialmente il gruppo non ne aveva uno. Era molto spiritoso ed era fantastico averlo nella band”. Parlando anche a nome degli altri compagni, ha aggiunto: “Penso che tutti noi avremmo detto che John era il leader del gruppo”.
Con il nuovo album “The Boys Of Dungeon Lane“, McCartney sembra attraversare una fase particolarmente riflessiva della sua carriera. Il disco raccoglie episodi e immagini legati agli anni della formazione, con uno sguardo retrospettivo che mette a fuoco passaggi decisivi nella costruzione della sua identità artistica. Le canzoni ritraggono Paul in maniera sincera, vulnerabile e profondamente riflessiva, mentre scrive con rara franchezza della sua infanzia nella Liverpool del dopoguerra, della tenacia dei suoi genitori e delle prime avventure condivise con George Harrison e John Lennon, molto prima che il mondo avesse mai sentito parlare della Beatlemania. Accanto a questo nucleo autobiografico, trovano spazio nuove canzoni d’amore, segno di una scrittura che continua a muoversi tra dimensione intima e vocazione narrativa. Con “The Boys Of Dungeon Lane”, McCartney torna quindi su coordinate già esplorate in passato, ma con un taglio più esplicitamente personale: un lavoro che intreccia memoria e presente, e che si propone come uno dei capitoli più introspettivi della sua produzione recente.
Negli ultimi giorni McCartney ha più volte rivolto lo sguardo al passato, arrivando a definire i Beatles “la più grande band di sempre”.
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