Medici di famiglia, anche i pediatri contro la riforma: «Si penalizzano i bimbi»
Pediatri in agitazione. Le motivazioni sono riportate nero su bianco in una lettera aperta da parte della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp). Il problema è la riforma voluta dal ministro della Salute Orazio Schillaci sulla sanità territoriale che – secondo il sindacato – rischia di alzare un muro contro le famiglie.
Un nuovo episodio che segue quello del tavolo di confronto tra Governo, Regioni e sindacati dello scorso 12 maggio. I camici bianchi dei più piccoli si scagliano quindi contro il modello di dipendenza presentato nella bozza del decreto, in quanto non garantirebbe un modello assistenziale fondato sulle scelte prese dal medico, rendendoli dipendenti dal Servizio sanitario nazionale (Ssn).
Fumata nera sulla riforma, ora tocca ai pediatri
Con il decreto legge ancora in cantiere che attende la riunione del Consiglio dei ministri prevista per fine mese, questa volta ad esprimere il loro punto di vista sulla riforma dei medici di famiglia sono i pediatri, affidando ad una lettera aperta le loro considerazioni sul caso.
La Fimp si scaglia contro le strette sull’autonomia della professione espresse nella bozza: meno possibilità di scelta e più medici dipendenti dal Ssn. Per il sindacato, a rimetterci sarebbero le famiglie e i loro bambini poiché – come indicato nella lettera della federazione – si cancellerebbe quel rapporto di «fiducia, continuità e prossimità» con i genitori. Ed è proprio il concetto di fiducia quello su cui i pediatri premono maggiormente, rifiutando un modello che per loro pone in una posizione di svantaggio i bambini.
Cosa dice la bozza
La bozza del decreto – che il Sole 24 Ore ha potuto leggere – chiama in causa anche i pediatri. L’articolo 2, infatti, stabilisce che «il rapporto di lavoro dipendente costituisce canale residuale e complementare, selettivo e programmato, attivabile dalle Regioni e dalle Province autonome per la copertura degli incarichi vacanti non assegnati attraverso il canale convenzionale, delle funzioni territoriali strutturate e dei fabbisogni assistenziali non soddisfatti». Il modello, secondo la Fimp, creerebbe bambini di Serie A e Serie B.
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