Liguria

La Liguria vara il piano energetico, si punta sul fotovoltaico e si frena sull’eolico: “Contenere i nuovi impianti”


Genova. Mentre l’Europa si interroga sulla dipendenza dai combustibili fossili, arriva il via libera in consiglio al piano energetico regionale della Liguria con l’obiettivo di sviluppare entro il 2030 almeno 1.191 megawatt da fonti rinnovabili (numero stabilito dall’ultima bozza di decreto attuativo del Mase che ripartisce gli oneri tra le regioni) e abbandonare così la posizione di fanalino di coda a livello nazionale nella produzione di energia green, come rilevato negli ultimi giorni da Confindustria.

Secondo la tabella inclusa nel piano, redatta in base agli studi condotti dall’Università di Genova, in Liguria si dovrebbe puntare soprattutto sul fotovoltaico con 1.195 megawatt sviluppabili entro il 2030, ma anche eolico (200 megawatt), idroelettrico (111 megawatt) e biogas elettrico (12 megawatt). Per quanto riguarda la potenza termica gli obiettivi aggiuntivi fissati sono 1.315 megawatt per pompe di calore, 1.287 megawatt per biomasse, 152 megawatt per il solare termico.

La priorità resta però l’efficienza energetica, ritenuta “il modo più economico, sicuro e pulito per ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili”. Si legge ancora nella relazione iniziale: “Dagli studi condotti si stima che la Liguria potrà conseguire un consumo finale totale al 2030 pari a circa 1.373 ktep (tonnellate equivalenti di petrolio, ndr), escluso il settore dei trasporti, corrispondente ad una riduzione di 149,95 ktep rispetto alla baseline 2016, attraverso interventi di efficienza energetica nei settori residenziale, terziario, imprese e cicli produttivi.

“Vogliamo raggiungere gli obiettivi che il governo ci ha dato per il 2030 – spiega l’assessore Paolo Ripamonti -. Nel 2025 abbiamo raggiunto il target fino all’87% e nel 2026 siamo già al 60% del target che ci siamo dati. Confidiamo di riuscire ad ottenere nel 2030 l’obiettivo che il governo ci ha dato e speriamo di farlo tutti insieme”.

Ad oggi però la Liguria è maglia nera e la crescita negli ultimi quattro anni è stata modesta, poco più di 200 megawatt da fonti rinnovabili. “Intanto bisogna fare una differenziazione rispetto alle regioni d’Italia – replica l’assessore -. Evidentemente la Liguria ha una sua caratteristica e quindi arriva un po’ più lentamente. Per esempio, la Sicilia ha già raggiunto i suoi obiettivi ma ha enormi spazi su cui mettere tantissimi impianti fotovoltaici. Noi abbiamo 11 milioni di metri quadri di tetti da coprire, eventualmente. Siamo a disposizione per fare tutti i ragionamenti che possiamo fare”.

Più energia da fonti rinnovabili, ma come?

Sull’eolico – mentre tiene banco la disputa sul progetto del parco delle Ferriere, contro cui è nata una mobilitazione popolare e degli enti territoriali molto partecipata, e mentre è in corso la valutazione di impatto ambientale per l’altrettanto contestato parco eolico Isola del Vento in Valle Scrivia – il piano raccomanda di “contenere il numero di nuove installazioni” e “il ricorso a pale di taglia più significativa” e di privilegiare invece “il revamping e il repowering di impianti esistenti, previo confronto col territorio”. Una linea in controtendenza rispetto all’appello di Confindustria che auspica invece semplificazioni normative per aggiungere altri impianti. Sono state escluse dalle stime le pale eoliche off-shore perché il fondale del Mar Ligure raggiunge profondità elevate (oltre gli 80 metri considerati limite massimo per la fattibilità) già a pochi chilometri dalla costa, dove però il vento non è sufficiente.

Sul fotovoltaico si fa riferimento a uno studio condotto dal Dime dell’Università di Genova secondo cui, una volta calcolata la superficie utile in base all’irraggiamento medio, si è stimato un potenziale di 1.800 megawatt solo per quanto riguarda gli edifici. A questi si dovrebbero aggiungere le serre (per cui si stima una possibile copertura al 20%), i terreni agricoli (1,25%), cave e bacini lacustri (15%) per un totale di 560 megawatt ulteriori. In totale si potrebbe raggiungere la quota di 2.380 megawatt, mentre la Regione ha fissato un obiettivo al 50%, corrispondente a 1.196 megawatt da ottenere entro il 2030.

E l’idroelettrico? Oggi “la sua importanza relativa è andata diminuendo”, si rileva nel documento. In Liguria vale solo il 6% della produzione di energia elettrica (a livello azionale è il 16,4%) con 111 megawatt installati, un valore in crescita costante ma molto lenta, soprattutto a causa dell’esaurimento dei bacini idrici e dei vincoli posti dalle normative attuali alla costruzione di dighe, per non parlare dei cambiamenti climatici che stanno riducendo il deflusso dei fiumi in Europa meridionale, specialmente d’estate. I margini, insomma, sono “molto limitati” per crescere ancora. 

Ripamonti però non esclude nulla a priori: “Parliamo di uno strumento importantissimo per dare continuità alla produzione di energia elettrica e regolare rispetto al vento, rispetto al sole. E quindi per noi è una fonte assolutamente interessante e quasi strategica. Bisogna parlare coi territori, cercare di spiegare che anche questo tipo di opportunità è percorribile, soprattutto in quelle aree dove un invaso può anche essere utile dal punto di vista agricolo”.

I commenti

“Ci troviamo a discutere un piano energetico che arriva con anni di ritardo, già vecchio nei contenuti e soprattutto privo di strumenti concreti per essere attuato – interviene Davide Natale, segretario regionale del Pd -. È la fotografia più chiara del fallimento della giunta nella programmazione energetica e nella capacità di guidare la transizione ecologica della Liguria. Oggi discutiamo un documento che guarda solo al 2030 ma nasce già superato, perché basato su dati vecchi e su scenari che non tengono conto delle trasformazioni in corso. La Liguria è drammaticamente indietro sulle energie rinnovabili. Il precedente piano si è chiuso con un fallimento clamoroso: appena il 7,9% di produzione da fonti rinnovabili contro un obiettivo del 14,1%. Praticamente la metà. Un risultato che pesa direttamente sulle tasche dei cittadini e sulla competitività delle imprese. Nonostante questo la giunta non ha cambiato passo. I dati sono impietosi: nessuna crescita significativa su idroelettrico, eolico, fotovoltaico e biogas. Oggi, purtroppo, siamo fermi. E la responsabilità è tutta della destra che ha governato al Regione in questi ultimi dieci anni”.

“La Liguria oggi paga anni di occasioni sprecate: la giunta di Marco Bucci e prima quella di Giovanni Toti hanno mancato passaggi decisivi nello scorso piano energetico ambientale regionale. Fondi del PNRR inutilizzati, nessun target raggiunto sulle rinnovabili, scarsa pianificazione dei fondi europei Fesr e ritardi nel costruire partnership con università e centri di ricerca, per esempio sull’idrogeno green, mancato dialogo con le comunità e i territori. Servono garanzie concrete e tempi certi: senza un cambio di passo reale, rischiamo di restare intrappolati in un sistema inefficiente. L’Ue pone delle sfide impegnative, ma necessarie per non lasciare indietro nessuno – dichiara l’eurodeputato Pd Brando Benifei -. In una regione già segnata da isolamento infrastrutturale, caro-vita, rischio idrogeologico e fuga dei giovani, non fare niente a livello ambientale ed energetico significa un arretramento energetico. Limitarsi a tardive dichiarazioni di principio non basta: la transizione deve avvenire ora, e deve essere giusta, servire i cittadini, non i profitti: investire in efficientamento e nelle rinnovabili locali significa abbassare i costi, rafforzare la sicurezza e restituire prospettiva economica e sociale alla Liguria”.

“La Liguria ha fallito gli obiettivi prefissati dal precedente piano energetico regionale. Adesso, con un forte ritardo, la giunta Bucci presenta un nuovo Piano, che è già vecchio prima ancora di essere approvato. Nessuna spinta per superare davvero la dipendenza energetica dai fossili e, quindi, dai paesi stranieri. Servono obiettivi più ambiziosi sulle rinnovabili. Un fallimento annunciato che colpirà le fasce più deboli della popolazione, con bollette più alte e un’inflazione che colpirà i redditi medio-bassi. Nonostante i progressi tecnologici, siamo lontanissimi dal nucleare pulito, quindi non ha senso un ritorno al passato – accusano Selena Candia e Jan Casella di Avs -. Un piano energetico serio dovrebbe basarsi su risparmio energetico, efficienza, elettrificazione, rinnovabili. Invece la Liguria resta fortemente dipendente dal termoelettrico, dalle importazioni di gas, dalla volatilità dei mercati energetici. E questa instabilità si traduce direttamente in bollette più alte: le famiglie liguri potrebbero pagare oltre 130 milioni di euro in più nel 2026 rispetto al 2025. In Liguria, circa 59 mila famiglie sono in condizione di povertà energetica. Significa non riuscire a riscaldare casa, rinunciare al raffrescamento, accumulare debiti sulle bollette, vivere in abitazioni umide e malsane”.




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