È finita, Barone torna a casa: traguardo a 7mila metri sulla seconda vetta delle Americhe

Si chiude sulle Ande, a quasi settemila metri di quota, uno dei progetti di esplorazione più complessi degli ultimi anni. Lorenzo Barone raggiunge la vetta del Nevado Ojos del Salado, seconda cima più alta delle Americhe, e mette la parola fine al progetto Dust, un viaggio durato due anni che ha seguito idealmente il percorso della sabbia dal Sahara fino all’oceano Pacifico.
L’ultimo messaggio arriva dalla quota di 6.893 metri, in condizioni estreme. Barone racconta di essersi svegliato nel cuore della notte, a oltre 5.200 metri, con aria rarefatta, vento costante e temperature attorno ai meno venti gradi. «Sono le 2:25 di notte, mi sveglio a 5248 metri, l’aria è rarefatta, il respiro è affannato, il vento soffia costante, la temperatura attorno ai -20°C mi sfregia il viso, sono da solo», scrive. Il riferimento è al rischio concreto di edemi polmonari o cerebrali, una delle principali criticità dell’alta quota.
La decisione è quella di tentare tutto in una sola finestra meteo favorevole. Una scelta obbligata, legata anche all’esaurimento delle scorte di acqua e cibo trasportate per oltre una settimana. La salita procede tra tratti innevati e pendii che richiedono l’uso dei ramponi, fino all’avvistamento della vetta.
ISCRIVITI AL NUOVO CANALE WHATSAPP DI UMBRIA24
Dopo 166 giorni di viaggio e quattro ecosistemi attraversati, l’esploratore raggiunge l’obiettivo. «Mi trovo qui, a 6.893 metri di altitudine, sulla seconda vetta più alta delle Americhe», scrive. È il punto più alto di un percorso iniziato dal Sahara e sviluppato lungo una traiettoria che ha toccato l’Atlantico, l’Amazzonia e infine la catena andina.
Il progetto Dast nasce proprio con l’idea di seguire un “percorso invisibile”, quello della sabbia sahariana che, trasportata dai venti, raggiunge altri continenti e contribuisce, tra l’altro, alla fertilizzazione dell’Amazzonia. Un collegamento naturale tra ecosistemi lontani, trasformato in un viaggio fisico e simbolico.
Alle spalle ci sono un anno e mezzo di preparazione e cinque mesi di spedizione sul campo. Un impegno definito dallo stesso Barone totale, sia sul piano fisico che mentale. «Ho dato veramente tutto me stesso per realizzare questo progetto», scrive nel messaggio conclusivo.
Ora resta la discesa verso il Pacifico e il ritorno in Italia. Si chiude così un’esperienza che, per durata, complessità logistica e condizioni affrontate, rappresenta uno dei tentativi più articolati nel panorama dell’esplorazione contemporanea.
The post È finita, Barone torna a casa: traguardo a 7mila metri sulla seconda vetta delle Americhe appeared first on Umbria 24.
Source link


