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Festival Lovers di Torino, capelli grigi e ancora grandi speranze. Per la cronaca, vince Another man

Per la cronaca, ha vinto Un altre home/Another Man, abile melò con protagonisti tre trentenni barcellonesi e gli interrogativi di una passione extraconiugale. Ma soprattutto, più che mai, ha vinto il Festival… Coi capelli grigi o bianchi, al Festival Lovers di Torino, cinema Lgbt, quarantunesima edizione: il che significa che se qualcuno ha cominciato a frequentarlo quando aveva vent’anni, adesso ha superato i sessanta. E siamo davvero tanti. È stato un successo di pubblico superiore a quello delle ultime edizioni.

Molti i ragazzi nello staff e nelle giurie (dovrei sempre aggiungere “e le ragazze”, ma magari lo dimentico, oppure dovrei scrivere * o le desinenze dello schwa ma non mi viene), mentre nel pubblico sono preponderanti gli over 50, del resto lo sono anche nella società. E il tema si fa sempre più strada nelle storie dei film proposti.

Nella per me splendida scena finale del film Maspalomas, che ha aperto il Festival, il protagonista 75enne si spoglia completamente nella grande spiaggia oceanica deserta dell’ultimo tramonto prima del lockdown del Covid ed entra spavaldamente nelle onde accompagnato da La stagione dell’Amore di Franco Battiato (“I desideri non invecchiano quasi mai con l’età”). Nel film che ha sorprendentemente riempito la sala grande al lunedì sera, ovvero Bookends, il protagonista quasi trentenne fugge da una crisi di coppia a New York per rifugiarsi dai nonni ottantenni in un quartiere residenziale di campagna di vecchi ebrei. Ne nasce un confronto intenso, a volte comico, a volte commovente, sull’amore, i rapporti, la memoria, il futuro. Compreso lo star vicini al nonno che comincia a dare segni de demenza senile. Ma non si tratta di un film triste.

La disperazione non c’è mai. Neanche forse in uno dei film più importanti e drammatici del festival, On the Sea, di Helen Walsh. Atmosfere alla Ken Loach, poche parole e lavori duri, in un’isola del Galles, omofobia da paesino che circonda il pescatore cinquantenne Jack. Lui ha cercato invano di tenere nascosta la storia passionale col più giovane marinaio Daniel. Con l’imprevisto outing, tutto e tutti l’abbandonano, ma il più irreparabile dei mali, una grave malattia, gli restituisce gli affetti. Non c’è questa chance invece nell’iraniano Between Dreams and Hope: ad Azad viene negata la transizione al genere maschile fino a quando non dimostrerà il consenso del padre, che non lo accetta e vive in un remoto villaggio dell’interno.

Mi è rimasta impressa la straordinaria espressione del volto di Fereshteh Hosseini, FtM che interpreta Azad e che poi “misteriosamente” scompare. E un altro film con protagonista Ftm, che ci familiarizza non solo col suo viso ma col suo corpo, è Ivan e Hadoum, storia dell’amore socialmente contrastato tra un giovane caporeparto in una serra industriale del Sud della Spagna, transgender, e una ragazza marocchino-spagnola, operaia nella stessa serra.

La forza del cinema Lgbt, dei film di questo Festival Lovers in particolare, è quella di farci oscillare tra situazioni originali e particolari, che osserviamo con curiosità, e universalità di sentimenti e di nodi in cui finiamo per ritrovarci e identificarci. A proposito di identificarci c’è da dire, purtroppo, che ancora una volta non ci sono film italiani in concorso perché, come spiega il vicedirettore Angelo Acerbi, le produzioni sono troppo scarse. Uno vede questo bel Festival, le puntuali e brillanti presentazioni di Vladimir Luxuria, e tutto quanto e non si immagina che mancano film italiani. Ma pazienza. Sono più preoccupato dalla nostra difficoltà a contrastare l’omofobia mondiale che in alcuni casi è crescente. E non mi riferisco alla difficoltà di far approvare in Italia una legge che consenta ad Alessandro e Andrea di adottare le bambine che stanno crescendo con loro (il caso reale presentato nell’ambito del Festival, qui se volete l’intervista video che ho fatto loro).

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Cose peggiori: mentre giravo da una sala all’altra del Cinema Massimo, sullo smartphone stavo seguendo il Senegal, mammamia, ogni giorno arrestano qualche persona gay. Sento il bisogno di un film potente drammatico positivo e didattico, forse un corto capace di diventare virale in Africa. Troppo difficile?


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