Marche

il 2 giugno 1946 mi sentii un’italiana che valeva»


ANCONA La scheda tra le mani, l’ingresso al seggio, la sensazione improvvisa di contare davvero. Wanda Bonfigli, anconetana, 108 anni, l’ha raccontata così la sua prima volta al voto: non come una formalità, ma come una conquista personale e collettiva. «È stata una grande emozione, perché per la prima volta mi sono sentita un’italiana che valeva un po’». È stato il momento più intenso dell’incontro “1946-2026, 80 anni di democrazia, il voto alle donne”, organizzato dal Comune di Ancona alla Loggia dei Mercanti, gremita di studenti, rappresentanti delle istituzioni e cittadini. 

La testimonianza

Seduta sul palco, accolta dall’assessore alle Pari opportunità Orlanda Latini, Wanda Bonfigli ha riportato la sala al 2 giugno 1946, quando le donne italiane furono chiamate a votare per il referendum tra Monarchia e Repubblica e per l’Assemblea Costituente. Lei non ha avuto dubbi: «Repubblica». Poi il ricordo, tenero e ironico, del nonno: «Per farlo arrabbiare gli dissi che avevo votato monarchia. Poi gli spiegai che scherzavo». Una memoria privata diventata, per un attimo, memoria di tutti. Nelle parole della 108enne non c’era retorica. Il voto, per lei, è stato il passaggio dalla soglia di casa alla vita pubblica, il momento in cui le donne hanno cominciato a entrare nella storia non più da spettatrici. Ai ragazzi presenti ha lasciato un messaggio semplice e severo: «Siate onesti, lavoratori e vogliate bene all’Italia».

L’abbraccio con il sindaco Silvetti

Poi l’abbraccio del sindaco Daniele Silvetti, i fiori, la targa e l’applauso lungo della sala. Attorno alla sua testimonianza si è costruita la mattinata promossa dall’assessorato alle Pari opportunità, in collaborazione con Prefettura, Camera di Commercio delle Marche e Ufficio scolastico regionale. Il percorso verso il suffragio femminile è stato ricostruito dalla lectio magistralis della professoressa Patrizia Gabrielli, docente di Storia contemporanea e Storia di genere all’Università di Siena. Agli studenti degli istituti Novelli Natalucci, Posatora Piano Archi e del liceo Rinaldini è stato ricordato come, dopo il primo voto. Nell’assemblea costituente entrarono 21 donne su 556 eletti: poche nei numeri, decisive nel contributo alla Carta, dai principi di uguaglianza alla tutela del lavoro, della famiglia e della maternità. Ottant’anni dopo, quella prima scheda parla ancora.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »