Liguria

Gronda “un po’ alla volta”, Salvini rilancia l’ipotesi della costruzione per lotti funzionali


Genova. Realizzare la Gronda “per fasi successive”, individuando “lotti funzionali” in modo da garantire una più efficace gestione dell’opera, anche in termini di sostenibilità e ottimizzazione del tracciato e la diminuzione dell’impatto dei cantieri sulla viabilità del nodo di Genova”. È l’ipotesi al vaglio del Mit, secondo quanto riferito oggi dal ministro Matteo Salvini durante il question time alla Camera, dopo la ripresa del dibattito sull’infrastruttura a Genova.

La Gronda, ha premesso Salvini, “è un intervento infrastrutturale di particolare complessità, per il quale il ministero dal 2024 attende che il concessionario consegni i progetti esecutivi aggiornati dopo i cambiamenti legislativi conseguenti al crollo del Ponte Morandi”.

Negli ultimi tempi, però, i maggiori ostacoli hanno riguardato gli aspetti finanziari. I costi, tutti a carico di Autostrade, sono lievitati a dismisura e le garanzie di copertura sono saltate. “La prima proposta di aggiornamento del Pef è stata restituita alla concessionaria all’esito della valutazione della commissione tecnica istituita presso il Mit – ha proseguito Salvini -. Lo scorso 12 marzo 2026 la concessionaria ha quindi trasmesso una proposta aggiornata di Pef. In seguito, il ministero ha inviato una pre-notifica alla commissione europea sulla valutazione del documento”.

“In tale quadro – ha aggiunto il ministro – il Mit ha manifestato la disponibilità a valutare soluzioni progettuali alternative che possano risultare di più immediata realizzazione e meno invasive. Resta fermo che ogni eventuale revisione dovrà avvenire nell’ambito di un confronto istituzionale, con il necessario consenso del Comune di Genova“.

La riapertura del dibattito sulla Gronda e l’idea “spezzatino” nata nel 2020

Era stato il viceministro Edoardo Rixi a riaprire la questione parlando di “progetto da rifare” e rilanciando il tracciato basso scartato dal dibattito pubblico del 2009. Da qui lo scontro istituzionale e il rimpallo con la sindaca Silvia Salis, finché il vicesindaco Alessandro Terrile non ha cercato di tagliare la testa al toro: “Si parta il prima possibile, non possiamo permetterci un nuovo progetto“. Ma la valutazione sulla grande opera autostradale, come accade da sempre, non trova la compattezza del centrosinistra, come dimostra anche il nuovo confronto avviato da Linea Condivisa.

Una costruzione “a pezzi”, quindi, su cui “sono in corso approfondimenti progettuali”, citando le parole di Salvini. D’altro canto l’idea di realizzare la Gronda “un po’ alla volta” non è affatto nuova: una soluzione simile era alla base di un accordo tra Pd e Movimento 5 Stelle rivelato da questa testata nel 2020, ai tempi del governo giallorosso di Giuseppe Conte. I pentastellati avevano tolto il veto dal raddoppio della A7, dando il via libera fin da subito alla partenza dei lavori. Il tratto più controverso (e critico dal punto di vista esecutivo) era tuttavia quello di Ponente, cioè la bretella della A10. Lo scenario politico oggi si è ribaltato (al governo c’è il centrodestra, a Genova il centrosinistra) ma lo “spezzatino” potrebbe tornare d’attualità, anche se magari non negli stessi termini.

Il Pd attacca: “Finitela di prendere in giro i genovesi”. E chiede l’intervento della Corte dei conti

Dopo le risposte di Salvini è il Partito Democratico in Regione a tornare all’attacco: “Si accorge oggi che il progetto della Gronda di Genova è un’opera complessa? Sempre meglio tardi che mai – lo scherniscono il segretario ligure Davide Natale e il capogruppo Armando Sanna -. Speravamo che Rixi glielo avesse già spiegato, ma evidentemente così non è stato. E allora viene una domanda semplice: stiamo parlando dello stesso Salvini che insieme a Rixi diceva che bastava una firma e in dieci minuti sarebbe partito tutto? Aspettano ora i progetti di Aspi? È ora di finirla di prendere in giro cittadini, imprese, liguri e genovesi in particolare. Serve fare chiarezza, una volta per tutte, sullo stato reale del progetto, sulle criticità e sulle risorse necessarie. Chiedano scusa ai liguri per aver raccontato per anni che bastava una firma per avviare i lavori: non era vero”.

Ma non solo: “Sui fondi già spesi per espropri e lotto zero, riteniamo necessario fare piena chiarezza: per questo chiederemo l’intervento della Corte dei Conti, affinché si verifichi come siano state utilizzate le risorse pubbliche. Perché mentre il governo continua a rinviare, i cittadini hanno già pagato. E meritano risposte”, concludono Natale e Sanna.

La Lega: “Anni di ambiguità nel centrosinistra”

“Fa a dir poco sorridere leggere le dichiarazioni degli esponenti del Pd ligure – ribattono i consiglieri regionali della Lega Sara Foscolo, Sandro Garibaldi e Armando Biasi -. Dopo anni di ambiguità, scopriamo che anche il centrosinistra invoca a gran voce la realizzazione della Gronda di Genova con lo stesso progetto che una parte fondamentale del loro schieramento, il M5s ha sempre osteggiato. Una vera e propria folgorazione sulla via di Damasco. La verità è più semplice di come la raccontano. La Gronda è un’opera complessa, lo è sempre stata, e proprio per questo richiede serietà, responsabilità e atti concreti, non slogan buoni per ogni stagione. Colpisce, semmai, che chi oggi chiede chiarezza sia lo stesso che per anni ha alimentato incertezze e divisioni“.

“Negli ultimi tre anni Aspi, nonostante le ripetute sollecitazioni del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, non ha predisposto i progetti esecutivi – ricordano i leghisti -. Un ritardo grave, che dimostra come il problema non siano certo le dichiarazioni, ma la capacità di tradurle in atti operativi. È bene ricordarlo con chiarezza. Noi chiediamo che i lavori della Gronda ripartano rapidamente. Se esistono ipotesi alternative meno impattanti per il territorio, è giusto che vengano valutate, ma solo a fronte di una chiara e condivisa posizione del Comune di Genova. In assenza di questa condivisione, il riferimento resta il progetto approvato nel 2012. Colpisce, poi, l’ennesima confusione del Pd tra risorse pubbliche e capitali di una società privata. Un errore che non è soltanto politico, ma anche tecnico. Prima di impartire lezioni, sarebbe utile studiare un po’”.




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