La vasca idromassaggio al centro delle analisi per scoprire le cause della morte di Matteo Brandimarti

Un sopralluogo tecnico per analizzare minuziosamente la vasca idromassaggio della spa dell’hotel Duca del Montefeltro, a Pennabilli, dove ha trovato la morte l’11enne Matteo Brandimarti la mattina di Pasqua. A disporre quello che potrebbe essere un passaggio chiave dell’indagine sul decesso del ragazzino di San Benedetto del Tronto è stata la Procura e, oltre ai consulenti del pubblico ministero che coordina l’inchiesta dei carabinieri di Novafeltria, ci saranno anche quelli delle parti: la famiglia Brandimarti, assistita dall’avvocato Umberto Gramenzi, e la società che gestisce la struttura ricettiva. Al momento, infatti, risultano indagati per omicidio colposo il legale rappresentante della società che gestisce la struttura, Andrea Ridolfi marito di Alessia Valducci titolare del gruppo Valpharma, assistito dall’avvocato Michela Vecchi: il direttore dell’albergo e la persona che si occupa della manutenzione e della sicurezza dell’hotel.
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Gli accertamenti, previsti al momento per il prossimo 13 maggio, dovranno analizzare l’intero impianto della vasca e ricostruire esattamente cosa sia accaduto quella mattina quando, secondo i risultati dell’autopsia, Matteo si trovava nell’idromassaggio quando la gamba sarebbe finita nel bocchettone di aspirazione e risucchiata trascinando l’11enne sul fondo. Il bambino, finito sommerso, sarebbe rimasto diversi minuti sott’acqua senza respirare prima che scattasse l’allarme e l’impianto venisse bloccato. Sotto la lente degli esperti, quindi, il sistema di aspirazione e di ricircolo della vasca oltre alla presenza e all’efficacia delle griglie protettive e la manutenzione in generale della spa.
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Nel frattempo i carabinieri hanno proseguito la raccolta delle testimonianze e, ad essere sentiti dagli inquirenti dell’Arma, anche i genitori del bambino che erano già stati ascoltati nelle ore successive alla tragedia così come gli zii di Matteo e le altre persone che, quella mattina, si trovavano nel centro benessere. Fondamentale la ricostruzione di quei minuti terribili quando il ragazzino non è più riemerso dalla vasca e, una volta liberato, apparso subito in condizioni estremamente critiche col cuore che era andato in arresto. L’intervento dei sanitari del 118, che avevano chiesto anche l’eliambulanza, aveva permesso di far ripartire il cuore per una corsa disperata alla volta dell’Infermi.
Nel nosocomio riminese i medici avevano cercato di fare di tutto per salvare la vita di Matteo ma, a causa dei gravissimi danni riportati dal cervello rimasto senza ossigeno, dopo quattro giorni di agonia è stata dichiarata la morte cerebrale. In un ultimo atto di estrema generosità, i genitori dell’11enne avevano acconsentito all’espianto di organi che ha salvato la vita di altri 6 bambini. Un gesto che era stato ricordato anche dal vescovo Gianpiero Palmieri nella sua omelia per i funerali del piccolo nel corso dei quali, sempre per volontà dei parenti di Matteo, erano state raccolte le offerte da destinare al reparto di Rianimazione dell’ospedale Infermi di Rimini, come gesto di ringraziamento verso il personale sanitario che ha tentato di salvare la vita del ragazzino.
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