Gratteri all’Unical boccia le riforme della giustizia: “Non servono a nulla”
L’aula Caldora dell’Università della Calabria si è riempita come raramente accade. Studenti seduti a terra, ragazzi appoggiati alle pareti, docenti in piedi pur di non perdere una parola. In questo spazio gremito e vibrante, Nicola Gratteri ha parlato di legalità, di educazione, di seconde possibilità. E lo ha fatto senza filtri, rispondendo a ogni domanda, lasciando nell’aria un’emozione densa, quasi fisica. Accanto a lui, a dare senso istituzionale e pedagogico all’incontro, Teodora Pezzano, docente di Pedagogia generale e sociale e direttrice del master che ha promosso il seminario “Educare alla legalità tra prevenzione e recupero. Sulle seconde possibilità”; Maria Mirabelli, direttrice del Dices; e Gabriella Agrusti, presidente della Società Italiana di Pedagogia. Tre figure che hanno ricordato come l’università non sia solo luogo di studio, ma anche di responsabilità civile.
Gratteri ha preso la parola con la consueta schiettezza: «Prima ancora di parlare di cultura, dobbiamo parlare di istruzione. Se non formiamo teste pensanti, non costruiremo mai una società libera». Una frase che ha attraversato la sala come un colpo secco, perché detta da chi ogni giorno “vede” cosa accade quando l’istruzione manca. Poi la denuncia, dura e necessaria: «Un docente non può prendere 1.400 euro al mese. E poi riunioni pomeridiane che non servono a nulla. Serve una riforma vera della scuola, altro che ponte sullo Stretto». Un applauso spontaneo ha confermato quanto quelle parole fossero condivise.
Sulla Giustizia
Il procuratore ha allargato lo sguardo alla giustizia italiana: «Tutte le riforme fatte dal governo precedente e da questo attuale non servono assolutamente a nulla, non velocizzano i processi e non danno risposte alla gente».
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale di sabato 16 maggio 2026
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