Ginnasta azzurra esclusa dalla maturità in Friuli: il caso Tara Dragaš

La storia di Tara Dragaš, ginnasta delle Fiamme Oro e dell’Asu Udine, arrivata settima alla palla agli Europei di ginnastica ritmica a Varna, in Bulgaria, ha acceso un acceso dibattito sul rapporto tra scuola italiana e sport d’alto livello. Al rientro dalla competizione continentale, l’atleta ha appreso di non essere stata ammessa all’esame di maturità, una decisione che ha scatenato reazioni sui social e rilanciato una questione mai davvero risolta.
Lo sfogo social e il paradosso delle discipline sportive
Tara Dragaš ha affidato la propria amarezza a una storia su Instagram: “Mentre ero impegnata a rappresentare l’Italia ai Campionati Europei, ho ricevuto una notizia che non avrei mai voluto ricevere. Fa male, soprattutto dopo aver cercato per anni di conciliare sport e scuola con il massimo impegno”. Tra le insufficienze accumulate nell’anno figura un 4 in ‘Discipline Sportive’, materia poi corretta a 6 nella pagella finale, oltre a lacune in altre materie. “La materia che più di tutte dovrebbe valorizzare il percorso di chi dedica la propria vita allo sport”, ha commentato la ginnasta.
La bocciatura dell’istituto di Gemona e il caso dei privatisti
La situazione si è complicata per ragioni strutturali. Tara frequentava il liceo scientifico ‘Volta’ di Udine come privatista, una formula studiata per conciliare otto ore di allenamento quotidiano, dalle 8:00 alle 16:30, con lezioni in presenza dalle 17:00 alle 19:00. Dopo la perdita della parità scolastica dell’istituto udinese, la valutazione d’ammissione è passata all’istituto superiore “Magrini Marchetti” di Gemona, la cui commissione esterna ha respinto tutti gli studenti privatisti provenienti dallo stesso percorso sportivo.
Le accuse del fratello: “Domande di fisica mai studiate”
Il fratello di Tara, Marko Dragaš, ha ricostruito i retroscena in un lungo post su Facebook, denunciando quella che definisce una gestione “umiliante”. Alla richiesta della famiglia di spostare le prove per non sovrapporle agli Europei, la prima risposta della scuola sarebbe stata: “Perché non spostate l’Europeo?”. La comunicazione ufficiale della bocciatura sarebbe poi arrivata appena tre ore prima che Tara scendesse in pedana per le qualifiche di clavette e nastro a Varna.
Marko, con un passato al liceo Stellini e un percorso accademico che lo ha portato verso il dottorato di ricerca, ha contestato anche i contenuti delle prove: “Le domande di fisica vertevano su programmi mai visti da mia sorella. Una prova d’esame sui campi elettromagnetici che avrebbe messo in difficoltà persino me, che ho fatto un tirocinio al dipartimento di fisica dell’Università di Vienna”.
Scuola e atleti d’élite: il nodo irrisolto
Il caso solleva interrogativi più ampi sui programmi ministeriali di sperimentazione per studenti-atleti di alto livello. Se la scuola pubblica è tenuta a garantire rigore ed equità nelle valutazioni, la vicenda mette in luce una rigidità che rischia di penalizzare chi sceglie la frequenza in presenza invece di ricorrere a soluzioni meno impegnative. Tara Dragaš ha già annunciato come intende reagire: “Lo sport mi ha insegnato che una sconfitta non è mai la fine. L’anno prossimo concluderò la quinta, affronterò la maturità e inizierò l’università. Non è una caduta a definire chi siamo, ma la forza con cui scegliamo di rialzarci”.
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