Liguria

Diecimila dosi consegnate in otto mesi e uno stipendio mensile tra i 3 e i 6 mila euro: il giro d’affari della gang sgominata dai carabinieri


Genova. La droga arrivava direttamente dall’Albania, attraverso il nord Italia e in particolare la zona del pavese. Ed era tanta e molto remunerativa. Un panetto, vale a dire un chilo di cocaina, veniva acquistata a 22mila euro e rivenduta al dettaglio a Genova a 80 mila, 40 euro per mezzo grammo.

In otto mesi di indagini, soprattutto intercettazioni, i carabinieri della compagnia Genova Centro hanno documentato la cessione di diecimila dosi, soprattutto cocaina ma anche hashish e marijuana, vendute a clienti abituali o occasionali.

Un giro d’affari imponente che portava i due capi dell’organizzazione a incassare 30mila euro al mese e a pagare il gruppo di dipendenti-complici che si occupavano dello spaccio in città uno stipendio mensile tra i 3 e i 6 mila euro.

Stamattina grazie all’inchiesta coordinata dalla Dda e all’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip Carla Pastorini sono finiti in carcere per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e allo spaccio Klodian Gerdeci e Dine Taragjini, entrambi albanesi di 21 anni, Andrea Qyra, 23 anni albanese, Jean Manuel Rodriguez Gubaire, cubano di 23 anni e Christian Concas, genovese di 26 anni. Un altro genovese di 23 anni, Mattia Renzi, e un albanese, Julian Gerdeci, 27 anni, sono finiti ai domiciliari. Infine una genovese di 19 anni è stata sottoposta agli obblighi di dimora. Altre quattro persone, destinatarie della misura cautelare in carcere, sono attualmente irreperibili.

A capo dell’organizzazione c’erano i due fratelli albanesi Gerdeci, che si occupavano di recuperare la droga ma nella banda ognuno aveva compiti ben precisi. C’era chi custodiva e confezionava le dosi, in quattro cinque abitazioni sparse per la città, mentre altri si occupavano della vendita al dettaglio.  I ragazzi” – così vengono definiti dai capi della gang che sono in realtà loro coetanei – ricevevano  la posizione su google maps del cliente da cui dovevano recarsi. Non servivano grandi qualità ma solo la patente e “saper guidare bene”. Le auto “di servizio” arrivano sempre dallo stesso autonoleggio – estraneo all’inchiesta – su cui gli investigatori avevano messo diverse cimici.

Poi c’era il telefono di lavoro con cui venivano presi e smistati gli appuntamenti con i clienti, ma che con la  sua ricca rubrica garantiva la continuità del servizio quando qualche membro della banda doveva lasciare l’attività. Anche in caso di arresto il ricambio era facile grazie agli alti stipendi ma anche alla minuziosa ripartizione dei ruoli. “Metto degli italiani ora a lavorare” diceva uno degli indagati.

Durante l’indagine, sono stati complessivamente arrestate in flagranza di reato 14 persone, sequestrati circa 32 chili di droga – tra cocaina, hashish, cannabis e marijuana – nonché 14.865 euro. Nel corso delle perquisizioni i militari dell’Arma hanno sequestrato 46 grammi di cocaina, 210 grammi di hashish, oltre 15.000 euro in contanti.




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