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Naspi precari scuola 2026, requisiti e domanda di indennità di disoccupazione

Naspi

Vediamo a chi spetta la Naspi 2026, come si presenta domanda, per quanto tempo dura e che importo è riconosciuto.

L’anno scolastico 2025/2026 volge al termine e molti insegnanti precari che stanno per restare senza contratto stanno già pensando all’indennità di disoccupazione Naspi e alla domanda da presentare. In attesa di un nuovo contratto a settembre, infatti, i docenti non di ruolo hanno la possibilità di ottenere l’indennità di disoccupazione.

A chi spetta la Naspi? Come si presenta la domanda? Ci sono novità per il 2026? Questa guida completa sull’indennità di disoccupazione risponde a tutti i dubbi e le perplessità degli insegnanti in procinto di presentare domanda.

Requisiti Naspi 2026

Il requisito principale richiesto oggi per presentare la domanda di Naspi è la perdita involontaria del lavoro. La conclusione di un contratto a termine rientra nel perimetro delle cessazioni di lavoro che danno diritto alla Naspi e proprio per questo motivo ogni anno gli insegnanti precari possono contare su questa importante forma di sostegno al reddito.

La cosa importante da sottolineare è che la Naspi, per chi lavora nel pubblico impiego, spetta soltanto a chi ha un contratto a tempo determinato. Proprio per questo motivo se a perdere il lavoro è un docente di ruolo la Naspi non è riconosciuta, mentre spetta agli insegnanti non di ruolo.

Oltre alla perdita involontaria del lavoro l’unico altro requisito necessario per chiedere la Naspi è aver maturato almeno 13 settimane di contributi nell’ultimo quadriennio.

Come si presenta domanda di Naspi?

La domanda di Naspi va inoltrata telematicamente all’INPS dopo la cessazione del contratto. Un particolare importante da ricordare è che l’istanza per avere l’indennità di disoccupazione va presentata entro 68 giorni dalla cessazione del lavoro, altrimenti decade il diritto. In ogni caso l’indennità copre a partire dall’ottavo giorno di disoccupazione se la domanda è stata presentata entro i primi 8 giorni dalla cessazione del contratto o, in alternativa, a partire dal giorno successivo a quello di presentazione della domanda se questa è presentata dopo l’ottavo giorno dal licenziamento o dalla scadenza del contratto.

Esistono casi in cui l’indennità è riconosciuta dal trentottesimo giorno dalla cessazione del lavoro, ma non approfondiamo l’argomento visto che si tratta di casistiche che non riguardano il comparto scuola.

I primi sette giorni di disoccupazione, come abbiamo visto, non sono mai coperti dall’indennità di disoccupazione (che parte nel migliore dei casi dall’ottavo giorno): questo periodo viene chiamato periodo di carenza. Si tratta di una cosa da tenere a mente perché se si accetta un nuovo lavoro nei primi sette giorni di disoccupazione la domanda di Naspi presentata viene rigettata. In questo caso basta presentare una nuova istanza al termine del nuovo lavoro per avere diritto all’indennità di disoccupazione.

Durata e importi della Naspi

Quanto dura la Naspi e che importo mensile spetta? Per quel che riguarda la durata sono fondamentali le settimane di contributi versati nell’ultimo quadriennio che non hanno dato luogo a indennità di disoccupazione precedenti. Per chi, ad esempio, ha lavorato 4 anni spettano 2 anni di Naspi. Per chi ha lavorato un anno spettano 6 mesi di disoccupazione. Se il precario ha versato 8 mesi di contributi nel corso dell’anno scolastico, avrà diritto a 4 mesi di Naspi.

Per quanto riguarda l’importo mensile riconosciuto è variabile e dipende dalla media delle retribuzioni negli ultimi 48 mesi di lavoro, ma la somma riconosciuta mensilmente nel 2026 non può superare i 1.584,70 euro.

Per calcolare l’importo di Naspi spettante per i primi 5 mesi di disoccupazione (perché dal sesto mese è applicata la decalage del 3%) si deve prendere a riferimento il 75% della retribuzione media degli ultimi 4 anni, fino al limite di 1.456.72 euro. Per importi superiori a questo limite si somma il 25% della quota eccedente fino all’importo massimo erogabile di 1.584,70 euro.

Dal sesto mese di fruizione della Naspi, inoltre, si applica la decalage del 3% (che slitta all’ottavo mese per chi ha compiuto i 55 anni).

Per comprendere come si calcola la Naspi spettante facciamo un esempio pratico.

Un docente precario ha lavorato con un contratto di supplenza annuale dal 15 settembre al 30 giugno per 41 settimane circa con una retribuzione media lorda di 2.000 euro al mese.

Per 10 mesi circa di supplenza ha avuto una retribuzione totale lorda di 20.000 euro. Come scrive l’INPS nella circolare  94 del 12 maggio 2015, l’indennità è rapportata ad una nuova base di calcolo determinata dalla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive (retribuzione imponibile esposta nella predetta dichiarazione mensile uni-emens), divisa per il totale delle settimane di contribuzione indipendentemente dalla verifica del minimale e moltiplicata per il coefficiente numerico 4,33.

Per calcolare la retribuzione media, quindi, si divide la retribuzione totale (20.000 euro) per le settimane di lavoro (41) e si moltiplica il risultato per il coefficiente 4,33. Nel caso pratico dell’esempio si ottiene una retribuzione media di 2.112,20 euro.

Poiché la retribuzione media è superiore alla soglia di riferimento di 1.456,72 euro, per calcolare la Naspi mensile lordo si calcola il 75% di 1.456,72 euro ottenendo l’importo di 1.092,54 euro. A questo importo si aggiunge il 25% della parte eccedente (il 25% di 655,48 euro) ottenendo un secondo importo di 163,87 euro che si somma al primo. L’importo mensile lordo della Naspi, in questo caso, è di 1.092,54 € + 163,87 € = 1.256,41 euro al mese per i primi 5 mesi di disoccupazione. La Naspi, avendo versato 41 settimane di contributi spetterà per 20,5 settimane, circa 4 mesi e mezzo.

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