Molise

Giallo di Pietracatella, analizzato il telefono di Alice Di Vita. La procuratrice Antonelli al ‘Maugeri’ | isNews

Questa mattina negli uffici della Polizia giudiziaria il cellulare della diciottenne, sorella e figlia delle due donne avvelenate dalla ricina, è stato aperto per estrapolare chat, mail, dati della navigazione e rilevazione geosatellitare


CAMPOBASSO. Giallo di Pietracatella, si sono svolte questa mattina le operazioni per l’acquisizione dei dati dal telefono cellulare di Alice Di Vita, sorella e figlia di Sara Di Vita, 15 anni e di sua madre Antonella Di Ielsi, le due donne morte per avvelenamento da ricina.

Le operazioni sono state condotte negli uffici della Polizia giudiziaria di Campobasso, proprio mentre la procuratrice di Larino Elvira Antonelli si recava a Pavia, nella sede dell’Istituto tossicologico e antiveleni ‘Maugeri’, che ha individuato la sostanza tossica nel sangue delle due donne, probabilmente per commissionare ulteriori approfondimenti al team guidato dal professor Carlo Locatelli.

L’attenzione generale, tuttavia, era rivolta alla procedura svolta nella sede di via D’Amato. Alla presenza delle parti lo smartphone di Alice è stato ‘aperto’ e sono stati prelevati i dati relativi agli ultimi cinque mesi, da dicembre ad aprile: le chat tra Alice, i suoi genitori, sua sorella Sara e altri amici o parenti nei giorni del malore di Sara e Antonella, ma anche mail, conversazioni attraverso i social, siti web visitati e rilevazione delle posizioni geosatellitari. Infine sono stati acquisiti anche gli appunti contenuti nelle ‘note’ del telefono, dove la ragazza avrebbe annotato gli alimenti consumati in casa nelle ore precedenti la tragedia. Acquista la copia forense gli esperti informatici dovranno procedere all’analisi dei dati. Procedura che non sarà immediata.

Gianni Di Vita e sua figlia Alice non sono certo preoccupati per l’attività e l’esito delle indagini in corso, anzi. Devo dire che tutti attendono che ci possa essere una svolta e loro per primi – queste le parole dell’avvocato Vittorino Facciolla al termine dell’accertamento. Tranquillità – ha poi aggiunto – significa anche collaborazione ed essere parte attiva di questo percorso di ricerca della prova. Mi sembra che in questo stiamo offrendo una disponibilità straordinaria come è giusto che sia, anche in considerazione dell’efferatezza del
 delitto e, se vogliamo, anche della preoccupazione circa il
 rinvenimento della ricina”.

Solo ieri una zia di Gianni Di Vita, uscendo dalla Questura dove era stata sentita come persona informata sui fatti, ha detto di credere all’ipotesi dell’incidente e non dell’omicidio. “Io penso che non si possa escludere nulla – Facciolla si è mostrato cauto – lasciamo che gli inquirenti facciano il loro lavoro
tranquillamente in un rapporto di grande collaborazione, come
 stiamo facendo dall’inizio, ma negli ultimi giorni ancora di 
più”.


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