Liguria

Riforma sanità, la protesta dei sindacati in Regione. Dal maxi concorso 611 infermieri idonei

Genova. È ancora scontro sulla riforma della sanità della Regione Liguria. Nel primo pomeriggio è andata in scena la protesta dei sindacati Fp Cgil e Uil Fp a sostegno dello stato di agitazione davanti alla sede del Consiglio regionale. Nel frattempo la novità, annunciata dall’assessore Massimo Nicolò, è che sono 611 gli infermieri risultati idonei al maxi concorso bandito per la copertura di 641 posti nell’area metropolitana di Genova.

A riaccendere la miccia era stato il rinvio (su richiesta della Cisl Fp) un incontro fissato per il 30 aprile, ma al centro delle contestazioni ci sono sempre gli sempre gli stessi temi: “Carenza di personale e ritardi nelle assunzioni, caos totale sull’erogazione dell’indennità di pronto soccorso, carenza di organico nelle case e ospedali di comunità, mancata mobilità interaziendale, mancata armonizzazione del salario accessorio con gli accordi di miglior favore, incertezza sul futuro dei servizi amministrativi”.

“È una riforma che sta danneggiando non solo il personale sanitario, ma anche la cittadinanza – attacca Luca Infantino, segretario generale della Fp Cgil Liguria -. Siamo in una carenza di organico stratosferica, non si riescono più a gestire i servizi. Non c’è un barlume di luce e soprattutto ci sono continue iniziative e produzione di atti da parte di Regione Liguria unilaterali, senza nessun confronto con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative quali noi siamo. Questo è gravissimo e ci porta oggi, insieme a moltissimo personale sanitario, a protestare contro questo modus operandi dell’imperatore che decide per tutti e sulla pelle di tutti. Anche basta”.

“Lo stato d’agitazione questa volta è regionale perché il problema coinvolge tutti i territori – aggiunge Milena Speranza, segretaria generale della Uil Fp Liguria -. I tentativi di conciliazione fatti davanti al prefetto non sono andati proprio a buon fine, oggi tentiamo anche il livello regionale. I problemi sono sempre gli stessi: non c’è dialogo, non ci sono risposte, non c’è più personale. È inutile che apriamo cose nuove se non abbiamo il personale da metterci dentro, tipo le case di comunità”.

Dopo il presidio una delegazione sindacale ha incontrato i capigruppo e l’assessore Nicolò, che ha tracciato un bilancio positivo: “Siamo nel pieno della fase di transizione. Stiamo lavorando su tutto quello che stanno chiedendo. A breve avremo una pianta organica, un organigramma, qualcosa di più definito, che è quello che loro vogliono. Ho definito un percorso di incontri periodici. Lamentano che certe relazioni sindacali sono rallentate, e su questo gli ho dato ragione. Io ho promesso che non ci saranno ulteriori rallentamenti. La mia posizione è comunque equidistante”.

“Quello che si è consumato nel confronto tra le organizzazioni sindacali e l’assessore è stato un passaggio duro, ma necessario, perché mette finalmente in evidenza un nodo politico che la giunta continua a eludere: non è accettabile che nella nuova riforma della sanità ligure non sia ancora stata posta al centro la questione delle relazioni sindacali – dichiarano in una nota congiunta tutti i capigruppo dell’opposizione -. Non esiste ancora un protocollo condiviso sulle relazioni sindacali che coinvolga tutte le sigle, senza esclusioni. È un vuoto grave. Non si possono cambiare strutture, competenze, organizzazione del lavoro e catene decisionali senza affrontare in modo trasparente e inclusivo le conseguenze sul personale e sul sistema delle rappresentanze. Senza relazioni sindacali solide, qualsiasi riforma è destinata a produrre tensioni, inefficienze e ricadute negative sui servizi.

Se questo confronto non troverà rapidamente uno sbocco positivo – continuano – riteniamo del tutto legittima la mobilitazione annunciata dalla Cgil e Uil Funzione Pubblica, fino allo sciopero generale della sanità ligure. Sarebbe una conseguenza grave, ma inevitabile, di fronte a una giunta che continua a non affrontare le proprie responsabilità. Noi auspichiamo che si possa evitare lo scontro e che si apra finalmente una fase nuova, fondata sul rispetto e sul coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso le loro rappresentanze. Ma per farlo la Giunta deve uscire dall’attuale stato di imbarazzo: non si può portare avanti una riforma che fa acqua da tutte le parti e che, oltre ai problemi organizzativi già evidenti, presenta un deficit altrettanto evidente sul piano delle relazioni sindacali”.




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