Lazio

estradato l’ultimo complice, il cerchio si chiude a Fiumicino

La latitanza si è conclusa sulla pista dell’aeroporto di Aeroporto di Roma Fiumicino. Con l’arrivo in Italia, scortato dagli agenti del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, è stato chiuso il cerchio attorno al quarto uomo coinvolto nella violenta aggressione avvenuta lo scorso 12 novembre nei pressi della fermata Ottaviano della linea Metro A.

Il 39enne romeno era l’ultimo ricercato ancora all’estero: su di lui, come sugli altri tre complici, pende l’accusa di lesioni gravissime. Un’indagine lunga mesi, costruita tassello dopo tassello grazie al lavoro della Polizia di Stato e alla collaborazione con diverse autorità europee.

L’agguato a due passi dal Vaticano

Quella sera, a pochi metri dalla fermata Ottaviano metro station, lo youtuber  Cicalone era stato circondato e colpito con estrema violenza. Un episodio che aveva scosso l’opinione pubblica, avvenuto in una delle zone più frequentate della Capitale, a ridosso dei Musei Vaticani.

Determinanti, per risalire agli aggressori, le immagini delle telecamere di sorveglianza e le testimonianze raccolte dagli investigatori del nucleo PolMetro della Questura di Roma, che hanno permesso di identificare rapidamente i responsabili.

La fuga all’estero e la rete internazionale

Dopo il pestaggio, il gruppo aveva tentato di far perdere le proprie tracce spostandosi oltre confine. Una fuga che si è però rivelata inutile.

L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Roma ha attivato i canali della cooperazione internazionale, trasformando la caccia all’uomo in un’operazione su scala europea.

Uno dei complici era già stato riportato in Italia a fine febbraio, mentre un secondo era stato fermato in Finlandia per altri reati e successivamente estradato. L’ultimo, appena rientrato, era detenuto all’estero in attesa del via libera per il trasferimento.

Il conto con la giustizia

Con il rientro del 39enne, tutti i presunti responsabili sono ora detenuti in Italia e a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Dovranno rispondere di un’accusa pesante, che riflette la brutalità dell’aggressione.

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