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Omicidio Pavia – Gli amici di Gabriele Vaccaro non si sono resi conto quanto era grave l’amico e lo hanno portato a casa

La sequenza decisiva, quella che separa una rissa da una tragedia, non è solo nei colpi inferti ma anche nei minuti successivi. Ed è proprio lì, nella percezione ritardata del pericolo, che si inserisce il punto più fragile della notte in cui ha perso la vita Gabriele Vaccaro, il ragazzo di 25 anni che nella notte tra sabato e domenica è morto a causa di una ferita al collo. Gli amici della vittima – secondo quanto riporta il Corriere della Sera – non si sarebbero resi conto della gravità della ferita.

I ragazzi avevano passato la serata insieme, come tante altre volte. Due amici stretti, poco più che ventenni, abituati alla routine della movida pavese: locali del centro storico, qualche drink, chiacchiere leggere. Un gruppo affiatato, senza segnali evidenti di tensione. Nulla che facesse immaginare che quella notte sarebbe finita davanti al pronto soccorso del Policlinico San Matteo. Nel mezzo una discussione con un altro gruppo e una successiva aggressione avvenuta vicino alla colonnina dove si paga il ticket per la sosta.

L’errore di valutazione

Il profilo dei ragazzi che erano presenti emerge proprio da ciò che accade dopo l’aggressione. Non reagiscono come chi si trova davanti a un’emergenza immediatamente riconoscibile. Non c’è fuga disordinata, non c’è una chiamata immediata ai soccorsi. C’è invece un tentativo istintivo, quasi domestico, di “gestire” la situazione da soli. Quando Gabriele Vaccaro viene colpito, gli amici lo vedono ferito ma non colgono subito la gravità delle lesioni. Il sangue, inizialmente, è poco. Non abbastanza, ai loro occhi, da trasformare quella scena in un codice rosso.

È un errore di valutazione che probabilmente ha pesato su quanto avvenuto. In quei minuti, i due ragazzi si comportano più da coetanei spaventati che da testimoni di un’aggressione potenzialmente mortale e non hanno capito che dovevano essere loro i primi soccorritori. Lo hanno caicato in auto e decidono di portarlo a casa, scegliendo una soluzione familiare, vicina, quasi rassicurante. Solo una volta arrivati, quando la situazione precipita – il sangue che aumenta, le condizioni che peggiorano rapidamente – scatta la consapevolezza. È lì che uno di loro chiama il 112. Troppo tardi per invertire il corso degli eventi.

Uno di loro è stato anche ferito, colpito al costato e a un braccio mentre cercava di intervenire. Intorno, intanto, si consuma il resto della vicenda. A pochi passi dalla Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, nel parcheggio Cattaneo, il gruppo di aggressori si dilegua. Il presunto responsabile, un diciassettenne di origine egiziana, è stato fermato il giorno successivo dagli uomini della squadra Mobile coordinati da Andrea Lenoci. Le telecamere confermano la dinamica: una discussione degenerata in pochi istanti, un’arma improvvisata – un cacciavite – e colpi diretti al collo e all’addome.

Le reazioni

“Ci sono momenti in cui il ruolo istituzionale deve cedere il passo alla nuda umanità, e questo è purtroppo uno di quelli. La tragedia che ha colpito il nostro giovane concittadino a Pavia ci lascia svuotati, impotenti, davanti a una violenza che non trova alcuna giustificazione” dichiara il sindaco di Favara (Agrigento) Antonio Palumbo, località di cui era originario Vaccaro. “Non è solo una vita che si interrompe, è un ragazzo che viene derubato della propria luce. È la nostra comunità che perde un pezzo di futuro. Per testimoniare questa vicinanza, proclameremo il lutto cittadino per il giorno dei funerali”. Cordoglio viene espresso anche dalla scuola calcio Favara Academy. “Cresciuto calcisticamente nella nostra scuola – dice Favara Academy – , abbiamo condiviso con lui momenti indimenticabili, fatti di passione, impegno e gioia. Gabriele era un ragazzo unico, per educazione, per le sue grandi doti calcistiche e soprattutto umane. Il suo sorriso, autentico e coinvolgente, resterà per sempre nei nostri cuori. È difficile accettare una perdita così grande”.

“Non ci sono parole davanti alla morte del giovane Gabriele Vaccaro, di soli 25 anni, aggredito e ucciso da alcuni giovani, probabilmente per motivi futili, nel parcheggio dell’area Cattaneo a 150 metri dalla basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, dove sono custodite le reliquie di Sant’Agostino – sottolinea Corrado Sanguineti, vescovo della diocesi di Pavia – Come vescovo di Pavia, vorrei farmi voce di tutta la comunità ecclesiale e cittadina, sgomenta davanti a una tale assurda violenza che ha spezzato la vita di un giovane, figlio della terra siciliana, venuto a Pavia dove ormai lavorava ed era ben inserito. Desidero farmi vicino con la preghiera ai suoi familiari, ai suoi cari genitori, alla sorella e ai fratelli, a tutti gli amici di Gabriele che condividono il dolore immenso per la tragica morte di Gabriele: chiedo al Signore della vita di accogliere l’anima di Gabriele nel suo regno e di sostenere i suoi cari, anche attraverso il dono di presenze amiche che stiano accanto a loro. Questo è il tempo del silenzio, della vicinanza, della preghiera, con cui vogliamo stringerci intorno ai familiari di Gabriele”.

“Questo nuovo episodio di violenza gratuita e assurda – continua la nota del vescovo di Pavia -, che segue di pochi giorni l’omicidio di Giacomo Bongiorni a Massa, massacrato da alcuni giovani e minorenni, davanti alla sua compagna e al figlio di soli 11 anni, oltre a suscitare dolore e turbamento, desta domande drammatiche sul vuoto che abita il cuore di non pochi adolescenti e giovani, sulla disumana ferocia che esplode, spesso in un contesto di relazioni violente di possesso, vissute e coltivate in un clima di eccitazione e alla ricerca di sempre nuove emozioni, perdendo il senso della realtà e qualsiasi capacità di empatia C’è un mistero di male – prosegue Sanguineti – che può abitare il cuore dell’uomo, c’è un bisogno immenso di educazione, di adulti, di famiglie, di comunità che possano offrire proposte di vita e di significato, contro il nichilismo e contro l’immersione in una vita irreale che fa perdere il gusto e l’amore vero alla vita, alle persone, alla realtà”.
“Non permettiamo – conclude il vescovo di Pavia – che il cuore delle giovani generazioni sia consegnato al nulla e all’insignificanza di una vita ridotta a consumo, a possesso, alla morte dell’umano!“.


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