Eric Cantona – Perfect Imperfection
La stella di Eric Cantona continua a splendere a quasi trent’anni dall’addio al calcio giocato. Tutti ricordano le sue prodezze in campo con la maglia del Manchester United. Io voglio farvi tornare alla memoria un episodio in particolare (non del tutto “sportivo”): il celebre e potentissimo calcio volante sferrato a un tifoso di estrema destra del Crystal Palace nel 1995.

Un gesto che appare significativo come non mai in questa nostra terrificante epoca, nella quale non basterebbero mille gambe a tenere a bada i troppi mostri nazifascisti che siedono nelle stanze dei bottoni. Oggi ci manca il coraggio, ma soprattutto il genio, la sregolatezza e la verve artistica di Cantona che, dopo essersi misurato con cinema, teatro e letteratura, esordisce nel mondo della musica con l’album “Perfect Imperfection”.
Anche in questo campo l’ex calciatore sorprende con un disco ispirato e mai banale, composto da undici brani interamente scritti da lui (ad esclusione di “Avoir Le Choix”, “Perfect Imperfection” e “Droigts”, realizzati con il produttore Johan Dalgaard e il cantautore Gaëtan Roussel). Fedele al titolo dell’opera, Eric Cantona affronta la materia consapevole dei propri limiti tecnici, con una voce roca e dall’estensione limitata – che spesso sfocia nello spoken word – ma funzionale a un contesto musicale intimo e sommesso. Si tratta di un cantautorato rock che deve molto alla scuola alternative francese, nonostante il respiro internazionale conferito da pezzi interpretati anche in inglese. Cantona sussurra melodie che sembrano sgorgare come sangue da un cuore ferito, prediligendo toni malinconici che sfiorano vette altissime in ballate intense come “We Drive” e “A La Gorge Des Loups”.
Se l’influenza degli chansonnier francesi è evidente, non va dimenticato che l’ex bomber viveva a Manchester nel periodo d’oro del britpop. In “Perfect Imperfection” le impronte del rock d’oltremanica sono ovunque, in particolar modo nei brani in cui la chitarra elettrica ha un ruolo più incisivo come “Let’s Hope” o “On Se Love”. Nel complesso, tuttavia, l’album guarda al versante più pacato, lento e maturo di un pop rock europeo anti-mainstream molto variegato, caratterizzato da sonorità mediterranee e spunti che spaziano dal rap di “Droigts” al reggae di “Avoir Le Choix”. Una piacevole sorpresa da parte di una leggenda che, a quanto pare, può davvero cimentarsi in qualsiasi cosa.
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