Marche

«La risonanza l’ho pagata 262 euro. Ti curi solo se hai soldi»

JESI La priorità c’era ed era indicata dal sistema: risonanza al seno da eseguire entro 10 giorni. Ma nel percorso pubblico non c’era alcuna disponibilità. La risposta più rapida, ancora una volta, era solo una: a pagamento. È la vicenda raccontata da una 45enne che, dopo una mammografia e una visita, si è trovata a dover cercare una risonanza magnetica senza riuscire ad accedere in tempi utili al servizio.

 

La testimonianza

«Quando siamo venuti via dopo aver effettuato la mammografia che ho fatto a pagamento – spiega – siamo passati all’ospedale di Jesi, pur non avendo ancora l’impegnativa, per capire i tempi di attesa per prenotare la risonanza che mi era stata consigliata, visti i due noduli riscontrati, ma non c’era alcun posto disponibile da nessuna parte». La donna ha comunque provato a seguire il canale pubblico. «Sono andata dal medico per l’impegnativa e il sistema ha rilevato automaticamente l’urgenza della prestazione, entro 10 giorni». Poi il contatto con il Cup.

«Ho telefonato al numero verde, ma anche qui stessa risposta: nessun posto libero. Siccome sull’impegnativa c’era scritto entro 10 giorni, al telefono mi hanno detto che mi avrebbero presa in carico, spiegandomi che in questi casi si viene ricontattati al massimo entro cinque giorni». Le sono stati forniti anche tre numeri da chiamare ogni giorno per verificare eventuali posti liberati. «Ma dalle 8,30 alle 12, cioè nell’orario in cui era possibile telefonare, quei numeri non hanno mai risposto. E della mia presa in carico non c’è traccia, sto ancora aspettando di essere ricontattata».

Alla fine la risonanza è stata eseguita il 9 aprile a Fabriano, pagando 262 euro. «Credo che con una situazione simile, vista anche l’età, e quanto venga sbandierata la prevenzione, sia giusto aspettarsi che una prestazione urgente venga garantita in tempi adeguati», osserva. Ma a pesare è soprattutto un dato: «Nella stessa struttura pubblica la prestazione veniva erogata dopo otto giorni, ma a pagamento, per 262 euro». Un’altra disponibilità privata, aggiunge, le era stata proposta anche all’ospedale di Senigallia per il 10 aprile, al costo di 245 euro.

Nel frattempo le spese si sono sommate: «Scopri di stare male e, oltre alla paura, ti trovi a pagare 100 euro per la mammografia, 262 euro per la risonanza e 140 euro per la visita dal senologo». Una vicenda che riporta al centro un problema evidente in una sanità sempre più lontana dai cittadini: da una parte l’urgenza riconosciuta dal sistema sanitario, dall’altra l’assenza di risposte nei tempi previsti, dall’altra il canale a pagamento che risponde in pochi giorni. Il bilancio è amaro: «Se hai i soldi ti curi, se non li hai devi sperare in Dio».




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