Calabria

Energia e materiali, soffre l’edilizia in Calabria. La crisi minaccia i lavori del Pnrr

Da oltre un mese si vive in un mondo sottosopra, illustrato da impulsi negativi che continuano a scuotere dalle fondamenta i fragili equilibri sociali ed economici. La sospensione delle importazioni di prodotti petroliferi provenienti dal Golfo sta spingendo in alto le quotazioni di diverse commodities, dilatandone i tempi di consegna. Le imprese, piccole e grandi, vibrano di tensioni in mezzo a un sistema produttivo piegato dalla superba turbolenza dei folli rincari dei prodotti energetici. Le violente sollecitazioni dei costi delle materie prime mettono sotto pressione un’ampia platea di aziende. Nella prima linea della guerra dei prezzi e dei mercati sconvolti dal conflitto, rientra anche il settore delle costruzioni che in Calabria aveva chiuso il 2025 continuando a rappresentare un presidio rilevante con oltre 21 mila unità, all’interno dello scenario produttivo regionale che mostra meno quantità, più specializzazione, maggiore selettività.

Il giovane presidente regionale di Ance, Roberto Rugna, non nasconde la preoccupazione per gli effetti della guerra in Medio Oriente. «La situazione – spiega il numero uno dei costruttori –, è già molto seria e va letta per quello che è: non una criticità contingente, ma un fenomeno strutturale che rischia di produrre effetti duraturi sull’intero comparto. Le tensioni internazionali stanno determinando un aumento generalizzato dei costi energetici e delle materie prime, con ricadute immediate sulla filiera delle costruzioni. Non parliamo solo di derivati petrolchimici, ma anche di materiali essenziali come acciaio e componenti legati alla logistica, il cui costo è fortemente influenzato dai trasporti. Il dato più preoccupante è l’instabilità: i prezzi non solo crescono, ma lo fanno in modo imprevedibile, con aggiornamenti continui che rendono estremamente complessa la programmazione dei lavori e la tenuta economica dei contratti. In questo quadro, il rischio non è solo un aumento dei costi, ma una progressiva perdita di equilibrio dell’intero sistema produttivo».
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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