Commercio locale, in dieci anni persi oltre mille negozi nel modenese

La mappa del commercio di vicinato in Emilia-Romagna continua a ridisegnarsi, e i dati dell’ultimo decennio non lasciano spazio a dubbi: i territori si stanno progressivamente svuotando dei tradizionali punti vendita. A confermarlo è la prima edizione dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale, realizzato da Nomisma in collaborazione con Percorsi di Secondo Welfare
Lo studio lancia un allarme sulla desertificazione commerciale, un fenomeno che non colpisce solo l’economia, ma incide pesantemente sulla qualità della vita urbana, sulla coesione sociale e sulle relazioni all’interno delle comunità
I numeri della crisi: oltre ottomila negozi in meno in Emilia-Romagna
I dati regionali sono impietosi: tra il 2015 e il 2025, in Emilia-Romagna il saldo tra aperture e chiusure registra una perdita di 8.019 unità locali, con una contrazione complessiva del 9,5 per cento
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Il territorio modenese non è immune da questa emorragia. Nel decennio preso in esame, Modena ha visto abbassare le serrande a 1.031 esercizi commerciali, segnando una flessione dell’8,5 per cento
Il paradosso: l’occupazione cresce
Se il numero dei negozi fisici è in caduta libera, il comparto del commercio locale mostra però un volto paradossale dal punto di vista occupazionale. Tutte le province dell’Emilia-Romagna, infatti, registrano un segno positivo per quanto riguarda il numero degli addetti impiegati, che a livello regionale sono arrivati a superare quota 218.000, con una crescita del 16,8 per cento tra il 2015 e il 2025
In questo scenario, Modena spicca per vitalità: l’incremento degli occupati nel decennio è stato del 20,5 per cento, un dato che colloca la provincia tra le più performanti in regione, dietro solo a Rimini (+22,4 per cento) e leggermente superiore a Parma (+20,3 per cento)
Chi vince e chi perde: il boom della ristorazione e la crisi dell’abbigliamento
Le dinamiche in chiaroscuro del commercio locale trovano spiegazione analizzando i singoli settori di attività
A subire i colpi più duri sono invece i classici negozi di vicinato, in particolare quelli legati alla cultura, allo svago e al settore tessile, abbigliamento e accessori
Il nodo degli immobili: affitti su e prezzi di vendita giù
L’analisi di Nomisma accende infine i riflettori su un ulteriore ostacolo alla tenuta del commercio locale: il mercato immobiliare
A Modena, nello specifico, il valore di compravendita dei negozi è diminuito del 10,5 per cento, mentre il costo degli affitti ha subito un rincaro del 7,5 per cento
Di fronte a questi dati, Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma, lancia un monito: “Il commercio locale, al di là della funzione economica, contribuisce alla salvaguardia di socialità, integrazione e sicurezza dei contesti urbani e rurali: la costruzione di reti in grado di trattenere sui territori i consumi dei cittadini è una sfida da cogliere al più presto”
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