Enzo Bianchi, morto il monaco fondatore della Comunità di Bose
Fratel Enzo Bianchi, 83 anni, fondatore della Comunità monastica di Bose e adesso della Fraternità della Madia, vicino a Ivrea, è mancato stamane all’ospedale Molinette di Torino. Le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni, per uno scompenso renale che lo aveva portato in coma metabolico.
La nuova Bose di Enzo Bianchi: “Ricomincio come un monaco nella mia Casa della Madia”
Francesco Antonioli


Tutto il mondo della cristianità piange il monaco che aveva legato la sua attività al monastero di Bose, a Magnano, nel Biellese. Lì si era ritirato in solitudine nel 1965, mentre era studente a Economia, e nel tempo altre persone si erano unite a quell’esperienza, facendolo diventare uno dei punti di riferimento per il dialogo e la vita religiosa, chiamato da diversi pontefici a lavorare come ponte anche verso i non cristiani.
Di quella comunità monastica Bianchi – originario della Langa astigiana – era stato priore fino al 2017, quando aveva rassegnato le dimissioni pur rimanendo all’interno del monastero. Ma nel 2020, in seguito a una visita apostolica, l’allora pontefice Papa Francesco aveva disposto l’allontanamento di Bianchi da Bose, rilevando come ci fosse un turbamento del clima fraterno all’interno della comunità. Una situazione che aveva fatto soffrire non solo i protagonisti ma intere generazioni formate alla scuola di Bianchi.


Nell’ultima puntata della sua rubrica “Altrimenti”, dalle pagine di Repubblica il 30 dicembre 2024 Enzo Bianchi scriveva: “Un cristiano, un monaco, che con una certa distanza dalla vita del mondo osserva, pensa per poi condividere i pensieri preoccupato di dialogare anche con i non cristiani. Perché ciò che mi interessa è l’umanità, quella reale che s’incontra qui e ora sulle diverse strade percorse insieme. E mi sembra di aver accompagnato un mutamento nella società e nella chiesa. Ho osservato eventi catastrofici inattesi: dalla pandemia all’acuirsi della crisi culturale in Europa, dalla rinascita della seduzione della guerra al naufragio della cristianità fino a rischiare di essere ridotta a patrimonio culturale nel nostro Occidente. Il paesaggio umano e religioso è cambiato, un mutamento destinato a continuare”.
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