“Invio ispettori non ortodosso” – Torino Oggi

La Procura di Torino ricorrerà in Appello contro la decisione del gip del Tribunale di Torino che non ha convalidato il fermo disponendo per l’uomo, accusato di aver molestato una ragazzina di 13 anni, l’obbligo di firma. La vicenda riguarda quanto accaduto all’interno di un minimarket in cui l’uomo lavora, dove la giovanissima ragazza era entrata per acquistare alcune bibite. La notizia è stata riportata dall’agenzia Adnkronos.
L’ordinanza del Gip
Intanto è stata pubblicata la posizione del Gip in merito ai fatti finiti al centro di un confronto arrivato ai piani alti del governo, col ministro Nordio che ha stabilito l’invio di ispettori per fare luce sul caso.
Si è in presenza, è quanto scrive il gip di Torino nell’ordinanza di non convalida del fermo, di un “quadro gravemente indiziario a carico dell’indagato, avendo lo stesso, in modo repentino e improvviso, cercato un approccio con la persona offesa abbracciandola più volte e toccandole il seno, approfittando della minore età della ragazza di cui era consapevole” e “pochi minuti prima aveva attuato un comportamento del medesimo tenore ai danni di un’altra donna che evidenzia la difficoltà dell’indagato a contenere i suoi impulsi”.
Detto questo, “le esigenze cautelari descritte possono essere fronteggiate con la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, atta a imporre un contatto diretto e persistente con le Istituzioni, suscettibile di sensibilizzare l’indagato in merito alle violazioni delle norme commesse”.
La ricostruzione di quanto accaduto
Secondo la ricostruzione, la vittima si è presentata nel minimarket per acquistare dei succhi di frutta. Al momento di pagare, viene avvicinata dall’indagato, dipendente del negozio. Dopo alcune parole l’uomo la abbraccia e le chiede l’età, prima di palpeggiarle il seno.
Gli agenti, dopo la denuncia presentata in Questura dal compagno della madre, si presentano nel minimarket e identificano il 42enne, sprovvisto di documenti. L’uomo contatta un collega affinché fornisca le credenziali per visionare le telecamere nel locale. Le immagini confermano la versione della 13enne, che ai poliziotti ha poi raccontato il disgusto per quanto subito, e immortalano la violenza.
Sono proprio le stesse telecamere a mostrare, pochi minuti prima, una donna più grande subire gli stessi tipi di abusi.
“Ho sbagliato, non ho mai commesso reati, è la prima volta che mi succede e sono molto dispiaciuto per l’accaduto”, avrebbe dichiarato l’uomo durante l’interrogatorio all’udienza di convalida. Nell’ordinanza il gip sottolinea inoltre che “non pare sussistano elementi specifici e concreti che inducano a ritenere sussistente il fondato pericolo di fuga dell’indagato, ravvisato nel provvedimento di fermo nella circostanza che si tratti di soggetto sprovvisto di una residenza ufficiale, dimorante in un appartamento non dallo stesso locato e dalla circostanza che sia munito di un documento valido per l’espatrio – si legge nell’ordinanza – Ne consegue che il fermo non può essere convalidato”.
“Comportamento collaborativo”
Poi la giustificazione della scarcerazione. “Quanto alla scelta della misura si osserva che, a fronte dell’incensuratezza dell’indagato, del comportamento collaborativo tenuto nell’immediatezza dei fatti (essendosi lo stesso attivato per recuperare le credenziali per visionare le telecamere interne del locale), dell’effetto deterrente cagionato dal trauma dell’arresto e dalla prima esperienza detentiva e della resipiscenza dimostrata nel corso dell’interrogatorio di garanzia, le esigenze cautelari descritte possono essere fronteggiate con la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, atta a imporre un contatto diretto e persistente con le istituzioni, suscettibile di sensibilizzare l’indagato in merito alle violazioni delle norme commesse’‘, si legge ancora nell’ordinanza.
Anm contesta invio ispettori
Ma intanto il fatto di cronaca continua a far discutere sul fronte politico giudiziario.
“Un magistrato, il sostituto procuratore di Torino, davanti a un’odiosa violenza sessuale, ovvero il palpeggiamento di una ragazzina di 13 anni, ha chiesto il carcere per un uomo accusato di aver commesso il fatto – è quanto dichiara il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Giuseppe Tango – Un altro magistrato, il giudice per le indagini preliminari, ha disposto invece un’altra misura cautelare, ovvero l’obbligo di firma. Un provvedimento che ovviamente si può criticare, ma soprattutto si può contestare secondo quanto previsto dalle stesse regole procedurali, ricorrendo al tribunale del Riesame ed eventualmente in Cassazione.
Non è una decisione definitiva. Non è neanche una sentenza, oltre a non essere né una condanna né un’assoluzione. Davanti a questo quadro sono stati diversi gli attacchi scomposti da parte di autorevoli esponenti del governo, che sono andati oltre la critica. Ed è questo che stigmatizziamo con forza, così come riteniamo del tutto non ortodosso l’invio degli ispettori che non hanno il compito di valutare il merito dei singoli procedimenti”.




