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Cinema e psiche, Money Train: quando il bisogno di essere salvati diventa una trappola – isNews

L’analisi psicologica dell’esperta Francesca Capozza sulle dinamiche di codipendenza, rivalità fraterna, dipendenza affettiva e necessità di riscatto


di R.Francesca Capozza*

MONEY TRAIN (1995)
Di: Joseph Ruben
Con: W. Snipes, J.Lopez

Il film narra la storia di 2 fratellastri dai diversi tratti caratteriali, uno sconsiderato e l’altro equilibrato. Quest’ultimo, nonostante la sua ponderatezza, si lascia trascinare dal fratello, dalla folle idea di rapinare un treno con migliaia di dollari. La pellicola fornisce una interessante chiave di lettura psicologica relativa al complesso rapporto di codipendenza tra i 2 fratellastri Jhon e Charlie, alla ambivalenza della fratellanza, alla dipendenza affettiva ed al bisogno di riscatto sociale. Il legame tra i fratellastri è simbiotico e riflette una classica dinamica di polarità psicologica.

Jhon rappresenta il principio di realtà, il Super Io (la regola, il controllo e la stabilità): responsabile, protettivo, razionale, dal forte senso del dovere, anche di “salvare” il fratello. Charlie incarna l’Es e il principio del piacere, la pulsione incontrollata: immaturo, impulsivo, ludopatico, sempre alla ricerca di attivazione emotiva e incapace di gestire frustrazioni materiali ed emotive. Jhon fa costantemente da salvatore per compensare le mancanze e le tendenze autodistruttive (evidenziate dal gioco d’azzardo) di Charlie per il quale la rapina al treno costituisce una decisione indicativa non solo di un atto criminale motivato dal bisogno di risanare i debiti di gioco, ma un inconscio tentativo di emancipazione e rivalsa nei confronti di un fratello vissuto come perfetto e dominante. Il loro legame è di codipendenza affettiva: Jhon sente il bisogno di sentirsi utile e forte salvando Charlie che invece ripete coattivamente il bisogno di essere salvato, confermando la propria svalutazione e la percezione di “perdente cronico”.

Il “treno dei soldi” simboleggia quindi un riscatto narcisistico, l’oggetto transizionale di una salvezza magica: il denaro diventa l’oggetto magico che colma un grande vuoto emotivo e che sana le ferite legate all’autostima danneggiata da un forte senso di inadeguatezza personale e professionale, il modo per sentirsi finalmente “visibili” e vincenti in un mondo che li emargina. L’arrivo della collega Grace scompensa ulteriormente gli equilibri psicologici, instaurando un triangolo amoroso che accentua la rivalità tra fratelli: Charlie vive l’ennesimo rifiuto affettivo in favore del fratello scelto dalla donna desiderata. Tale frustrazione amplifica l’urgenza di riscatto nel compiere il “colpo grosso” come atto eclatante con cui dimostrare finalmente il proprio valore ed uscire dall’ombra protettiva ma oscurante del fratello.

La morale psicologica del film ruota attorno al superamento del risentimento fraterno e alla ricerca della propria identità oltre i traumi d’infanzia: per crescere davvero è necessario smettere di colpevolizzare gli altri o il proprio passato , accettando le proprie fragilità senza lasciare che queste distruggano i legami affettivi più preziosi.

*Psicologa, psicoterapeuta
specialista in Psicologia della Salute


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