Sicilia

Caso Ranucci, gli esecutori dell’attentato minacciati prima dell’interrogatorio

«Abbiamo saputo dai telegiornali che avete intenzione di parlare, vi conviene non rendere dichiarazioni spontanee”: sarebbero queste le minacce rivolte da un gruppo di detenuti del carcere di Rebibbia a due degli esecutori materiali dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. A riferirlo è Il Giornale che ha visionato i verbali degli interrogatori. Secondo quanto riportato dal quotidiano, le minacce sarebbero state pronunciate due sere prima dell’interrogatorio dei due detenuti. La stessa data, riferisce ancora Il Giornale, coinciderebbe con il pestaggio subito nel cortile dell’istituto penitenziario, durante l’ora d’aria, da Valter Lavitola. «Abbiamo sentito Lavitola il quale riferisce di stare bene e di non presentare segni di percosse – dicono gli avvocati Sergio e Arturo Cola in riferimento all’episodio -. Stiamo rivolgendo alla procura della Repubblica una richiesta per ottenere contezza dell’esistenza e del contenuto della nota della polizia penitenziaria presso il carcere di Rebibbia relativa alla presunta aggressione subita». L’aggressione a Lavitola viene però ridimensionata da fonti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. «Non ne abbiamo contezza», spiegano dal Dap. Lavitola, in vista dell’udienza davanti al tribunale del Riesame fissata per il 7 settembre, sarebbe disponibile a rendere dichiarazioni spontanee. L’obiettivo, secondo quanto riferito, sarebbe quello di chiarire i dubbi degli inquirenti, in particolare sul presunto movente che lo avrebbe spinto a organizzare l’attentato contro Ranucci.


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