Economia

Delfin, via libera al trasferimento delle quote di Luca e Paola Del Vecchio

Non c’è un via libera ufficiale dei giudici lussemburghesi al trasferimento del 25% di Delfin detenuto da Paola e Luca Del Vecchio. Semplicemente sono scaduti i termini, nove mesi in questo caso, richiesti dalla legge lussemburghese, concessi per esercitare il diritto di prelazione da parte degli altri soci e il diritto di riscatto da parte della società. Poiché entro il 17 agosto (cioé nove mesi dopo la richiesta bocciata in assemblea che era del 17 novembre 2025) non sono arrivate richieste di prelazione o riscatto, allora Luca e Paola che l’avevano richiesto ora possono trasferire il loro pacchetto azionario del 12,5% a testa a proprie società. E, secondo quanto anticipato da MF-Milano Finanza, i due fratelli hanno intenzione di farlo.

L’operazione consente agli eredi di aggirare il veto statutario che non consente ai soci di dare in pegno le proprie azioni se non con il consenso di tutti gli altri soci. Se nello statuto delle scatole scelte da Luca e Paola è prevista la possibilità di dare in pegno le azioni della scatola, queste potrebbero essere offerte alle banche come garanzia in cambio di liquidità. Comunque entro 30 giorni dal trasferimento delle azioni Delfin l’operazione deve essere comunicata alla società che deve aggiornare il libro soci.

E’ stata inoltre chiesta da Delfin una proroga dei termini per l’esercizio del diritto di prelazione e di riscatto delle quote in capo ai soci Clemente Del Vecchio, Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico che ne avevano fatto richiesta all’assemblea del 30 giugno. La proroga può essere di 30 o 60 giorni ma è probabile che si possa arrivare a fine marzo.

Bisognerà vedere se i trasferimenti di azioni nelle scatole societarie saranno in grado di sbloccare l’impasse della successione e un eventuale riassetto azionario. Il blocco è infatti determinato dall’alleanza, molto forte sinora, tra Luca, Clemente e Paola, che chiedono una modifica dello statuto e delle regole di governance di Delfin per le quali occorre l’unanimità. Fintanto che non si sarà consenso su questo punto i tre eredi bloccano la distribuzione dei dividendi superiore al 10% dell’utile netto di esercizio.

La mancanza di liquidità pesa soprattutto sulle spalle di Lmdv (Leonardo Maria Del Vecchio) che negli ultimi quattro anni è riuscito a prendere a debito soldi dalle banche per 1,3 miliardi, passivo che produce almeno 100 milioni di oneri finanziari all’anno. Senza entrate finanziarie per Lmdv diventa difficile onorare il servizio del debito e il suo rimborso. Per un’eventuale ristrutturazione di questo debito da 1,3 miliardi Lmdv sta negoziando con il fondo Apollo ma non potrà finalizzarla fino a fine marzo visto che il fondo chiede in cambio le azioni della scatola societaria per erogare il finanziamento.

Delfin controlla il 32,4% di EssilorLuxottica, il 17,5% di Mps, il 10% di Generali, il 2,7% di Unicredit e il 28% di Covivio, quote determinanti per determinare l’esito delle partite bancarie che stanno interessando il paese da due anni a questa parte.


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