Economia

Danno morale catastrofale risarcibile anche se l’agonia dura poche ore

Il danno morale catastrofale va risarcito anche se l’agonia dura poche ore, quando la vittima resta cosciente e percepisce la gravità della propria condizione e l’approssimarsi della morte.

Lo afferma la Cassazione con la sentenza 16890, pubblicata il 29 maggio 2026, sul risarcimento dovuto ai familiari di un minore precipitato nella tromba delle scale di un edificio abbandonato sito nel comune di Napoli.

La vicenda

La vicenda accade nel 2005: un ragazzo si introduce in un edificio al rustico (privo, secondo la ricostruzione processuale, di adeguate chiusure ai varchi e protezioni interne) e cade dal sesto piano, morendo alcune ore dopo. Nel processo penale erano state pronunciate la condanna generica al risarcimento e la provvisionale, poi confermate in appello.

Nel giudizio civile la Corte d’appello di Napoli aveva confermato la responsabilità del Comune, del funzionario comunale e dell’appaltatore, ma aveva elevato al 40% il concorso di colpa del minore ed escluso il danno catastrofale, valorizzando la sopravvivenza per sole tre ore. La Cassazione cassa la decisione e distingue il «danno biologico terminale» dal «danno morale catastrofale»: il primo richiede una sopravvivenza per un tempo apprezzabile; il secondo consiste nella sofferenza derivante dalla consapevolezza della gravità delle lesioni e dell’imminenza della fine, sicché non dipende dalla durata dell’agonia. Nel danno biologico terminale viene in rilievo la lesione temporanea dell’integrità psicofisica della vittima nel periodo compreso tra l’evento e la morte; nel danno morale catastrofale assume invece rilievo la percezione lucida della propria condizione, cioè la sofferenza interiore provocata dalla consapevolezza della fine imminente.

La coscienza della vittima

La Corte di legittimità richiama le risultanze istruttorie indicate dai ricorrenti, dalle quali emergeva che il minore, dopo la caduta, era cosciente, chiedeva aiuto, lamentava fortissimi dolori e parlava con la sorella. In presenza di tale consapevolezza, il danno morale catastrofale deve essere esaminato e, se provato, liquidato, mentre la durata dell’agonia rileva solo ai fini della quantificazione. È quindi errato, secondo la Cassazione, far discendere automaticamente l’esclusione di questa voce risarcitoria dalla brevità della sopravvivenza: se per il danno biologico terminale il tempo conserva un ruolo selettivo, per il danno morale catastrofale il dato decisivo è la coscienza della vittima, la cui intensità potrà incidere sull’importo, ma non sull’astratta risarcibilità del pregiudizio.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »