Economia

Dal calcio alla politica: la grande abbuffata delle scommesse


Già nel XVI secolo esisteva un documentato mercato delle scommesse sui conclavi per l’elezione del Papa. Nello stesso periodo abbiamo traccia di un fiorente mercato sull’esito delle elezioni del doge di Venezia. Queste scommesse divennero poi un reato punito con la scomunica a causa della diffusa presenza di insider trader.

Cinque secoli dopo, a ridosso delle elezioni presidenziali americane, Donald Trump pubblicò su Truth Social le quote che lo davano vincitore su Polymarket. Scoppiò immediatamente la polemica. Il dubbio era che dietro quei risultati vi fossero operatori disposti a scommettere cifre enormi al fine di influenzare la percezione dell’esito elettorale. La questione apparve ancor più controversa per i legami esistenti tra il mondo trumpiano e il settore: il figlio del presidente, Donald Trump Jr., è un importante investitore in Polymarket e consigliere di Kalshi.

I prediction markets

L’episodio ebbe tuttavia il merito di portare alla ribalta i cosiddetti prediction markets, già in piena fase di espansione grazie a un parziale allentamento della normativa americana. Nel 2026 le scommesse effettuate dovrebbero quadruplicare rispetto all’anno precedente e raggiungere, secondo la società d’investimento Bernstein, un volume di circa mille miliardi di dollari entro il 2030. I due principali operatori del settore, Kalshi e Polymarket, non ancora quotati in Borsa, sono valutati rispettivamente intorno a 22 e 14 miliardi di dollari.

Il grosso delle scommesse si concentra sugli eventi sportivi: Nba di pallacanestro, Atp di tennis, Ufc di arti marziali, campionato italiano di Serie A… e ora, i Mondiali di calcio partiti tra Messico, Stati Uniti e Canada, con Spagna e Francia date tra le favorite al 16%, seguite dall’Inghilterra all’11 per cento.

Tuttavia, è possibile tentare la fortuna su un vastissimo numero di variabili finanziarie, come i movimenti dei tassi d’interesse, le prossime decisioni delle banche centrali o l’andamento delle criptovalute nei prossimi minuti. Ma si può scommettere anche su avvenimenti politici, come la vittoria di Lula alle prossime elezioni brasiliane, l’uscita degli Stati Uniti dalla Nato o il raggiungimento di una pace duratura con l’Iran entro la fine dell’anno (71%), nonché su eventi mondani come la data del matrimonio di Taylor Swift o l’eventuale conferma dell’esistenza degli alieni da parte del governo americano entro tre mesi (15%).

La forma più comune di mercato delle previsioni è quella dell’opzione binaria. In altri termini, alla domanda: «Trump insulterà pubblicamente qualcuno entro domani?», è possibile acquistare quote del “Sì” oppure del “No”.

Poiché oggi il prezzo del “Sì” è pari a 0,96 dollari, la probabilità implicita associata all’evento è del 96 per cento. Se l’evento si verifica, l’investitore incassa un dollaro, realizzando un guadagno di 4 centesimi; in caso contrario perde i 96 centesimi investiti. Per inciso, questi mercati sono solo apparentemente a somma zero, ossia sistemi in cui ogni dollaro guadagnato da qualcuno corrisponde a un dollaro perso da qualcun altro. Le commissioni e gli spread praticati dagli intermediari tendono infatti a essere piuttosto elevati. Insomma, il banco vince sempre!

La scommessa dei giovani

Una recente indagine di Northwestern Mutual mostra che i giovani sono i più propensi a investire nei mercati delle previsioni: quasi un terzo della Generazione Z e un quarto dei Millennial affermano di aver investito o di stare valutando di investire in questi strumenti. La media complessiva è pari al 17 per cento, mentre le quote scendono al 10% per la Generazione X e al 3% per i baby boomer.

Molti giovani vedono nei prediction markets una via relativamente semplice per arricchirsi. Tuttavia, secondo un recente studio basato su 588 milioni di operazioni effettuate su Polymarket tra il 2022 e il 2026 da circa 2,4 milioni di utenti, quasi il 70% dei partecipanti ha registrato perdite. Inoltre, i profitti risultano fortemente concentrati: il 77% dei guadagni è stato realizzato dall’1% degli utenti più ricchi. Non sorprende quindi che una parte crescente della letteratura specializzata associ questi fenomeni a forme di nichilismo finanziario e di ludopatia.

Insider Trading

Le cronache non mancano poi di riportare episodi di insider trading, contraffazioni e controversie sull’interpretazione degli eventi scommessi. Ricordiamo il caso della manomissione degli strumenti che misurano la temperatura e l’umidità all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi nell’aprile scorso. Oppure le offerte di denaro prima e le minacce dopo al giornalista Emanuel Fabian, che pubblicò la notizia di un missile iraniano caduto vicino a Beit Shemesh. O infine il caso di un soldato dell’esercito americano accusato nel febbraio 2026 di aver utilizzato informazioni riservate per scommettere sull’attacco statunitense contro l’Iran.

Tuttavia, sia la ricerca economica sia le autorità di vigilanza tendono a considerare questi episodi relativamente marginali. Ciò dipende anche dal fatto che gran parte delle scommesse riguarda eventi sportivi difficilmente manipolabili. Kalshi è inoltre un mercato regolamentato a tutti gli effetti, sottoposto alla vigilanza della Commodity Futures Trading Commission (CFTC), mentre Polymarket, basato su tecnologia blockchain e con sede legale a Panama, presenta caratteristiche di trasparenza più vicine a quelle dei mercati delle criptovalute.

Vale inoltre la pena ricordare che il primo mercato predittivo elettronico nacque in ambito accademico presso l’Università dell’Iowa durante le elezioni presidenziali statunitensi del 1988. L’obiettivo era verificare se le previsioni elaborate dal mercato fossero più accurate di quelle ottenute tramite i sondaggi tradizionali, come suggerito da economisti e studiosi quali Hayek, von Mises, Arrow e, più tardi, Surowiecki.

Secondo questa impostazione, i mercati predittivi possono generare un valore sociale rilevante perché riescono ad aggregare informazioni disperse e a fornire previsioni in tempo reale spesso più accurate delle indagini demoscopiche o dei modelli statistici.

I partecipanti, infatti, hanno un incentivo economico a formulare previsioni corrette e non semplicemente a esprimere opinioni. La cosiddetta «saggezza della folla», tuttavia, non è garantita.

Affinché funzioni sono necessarie condizioni precise: eterogeneità, indipendenza e decentramento delle informazioni. In loro assenza possono emergere comportamenti imitativi, bias cognitivi, bolle speculative e previsioni distorte. Numerosi studi econometrici hanno confermato la qualità e la tempestività delle indicazioni fornite dai prediction markets, che oggi vengono monitorati con attenzione anche da istituzioni e banche centrali come fonte informativa complementare. Un risultato non trascurabile in un mondo in cui prevedere è fondamentale e, come osservava il premio Nobel per la fisica Niels Bohr, «fare previsioni è molto difficile, soprattutto se riguardano il futuro».


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