Migranti, Salis rispedisce al mittente l’ipotesi Cpr: “Non è la soluzione, servono protocolli di rimpatrio efficaci”

Genova. Continua a prendere spazio il dibattito politico sulla sicurezza e sulla gestione dei flussi migratori a Genova. Nelle scorse ore, con l’annuncio di una imminente missione genovese del ministro dell’interno Matteo Piantedosi proprio per discutere della situazione, si infiamma il confronto a distanza sull’ipotesi di costruire un Centro di permanenza per il rimpatrio (cpr) nel capoluogo ligure, ventilata da fonti del Viminale.
Il caso si è aperto a seguito delle parole pronunciate dalla sindaca Silvia Salis, prima durante una seduta del Consiglio comunale, e poi ribadite durante la conferenza stampa del primo anno di giunta, in risposta “all’offensiva” portata avanti dall’opposizione proprio sul tema della sicurezza: “Dall’inizio del 2026 la polizia locale ha fermato 35 irregolari, sapete quanti ne sono stati rimpatriati? Zero. E questo è il risultato dell’assenza di migratorie in Italia e di protocolli per gli stessi rimpatri”.
Parole che hanno scatenato l’immediata reazione del centrodestra, che con il ministro Piantedosi vorrebbe cogliere questa “apertura”, rilanciando l’idea della costruzione di un Cpr nel territorio del capoluogo ligure. Un tentativo di “cogliere la palla al balzo” da parte del governo, ma anche di mettere alla prova la giunta Salis su un tema sicuramente complesso come quello di sicurezza e immigrazione.
Un tentativo che però ha trovato il muro della sindaca, che ieri, in occasione del Pride, è tornata sull’argomento, specificando il posizionamento politico sul tema: “Il Cpr non rappresenta nessun tipo di soluzione, lo dimostrano i numeri, lo dimostrano le città nelle quali ci sono i CPR – ha sottolineato Silvia Salis – Ora, io non ho nessuna ambiguità, non ho nessun problema a parlare di sicurezza, non ho nessun problema a dire che la sinistra negli anni ne ha parlato troppo poco, ha lasciato campo libero a una destra populista che non ha trovato nessuna soluzione di nessun tipo. Anzi, la situazione è peggiore sotto gli occhi di tutti, per cui il CPR non è una soluzione”.
Resta però la necessità di un intervento da parte del Governo, per mettere a punto i meccanismi di controllo dei flussi migratori: “La soluzione sono dei protocolli di rimpatrio efficaci, ma non bisogna parlare di quello e basta quando si parla di sicurezza, perché sennò c’è un rimpallo che serve solo a nascondere i problemi – ha precisato Salis – Non ho nessun tipo di ambiguità, anzi lo dimostro ogni giorno parlando liberamente di tutti i temi, chiedendo più sicurezza, chiedendo i patti per la sicurezza, chiedendo attenzione a una città che ha delle complessità che sono del tutto uniche”. Il confronto sul patto per la sicurezza si sposta ora direttamente al tavolo con il ministro Piantedosi.




