Professionisti, l’intelligenza artificiale può modulare i compensi
Equo compenso, professionisti, intelligenza artificiale: anche su questi temi lo schema di Dlgs, presentato ieri in Consiglio dei ministri, ha iniziato a far luce. Il comma 1 dell’articolo 48 stabilisce, infatti, il principio secondo cui l’uso di sistemi di AI può comportare una modulazione dell’equo compenso in base alla legge 49/2023, modulazione ancorata alla classificazione di rischio del sistema di Ai impiegato: più è elevato, più richiede al professionista competenze aggiuntive che giustificano un adeguamento del compenso.
Commercialisti
Accogliendo con favore l’impostazione antropocentrica del provvedimento, il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, Elbano de Nuccio, aggiunge che è particolarmente rilevante il riferimento alla necessità di aggiornare i parametri dei compensi professionali anche alla luce dell’uso dell’Ai. «Le tecnologie di AI non riducono il valore della prestazione, ma ne trasformano le modalità di esecuzione, richiedendo competenze avanzate, capacità di controllo, supervisione e responsabilità più elevate. È essenziale che l’adeguamento dei parametri tenga conto dell’effettivo contenuto professionale delle prestazioni, evitando ogni automatismo che possa determinare fenomeni di concorrenza al ribasso», spiega de Nuccio.
Avvocati
La rapida evoluzione dell’uso dell’AI nell’attività forense – un avvocato su tre già la usa a fini professionali – non toglie il focus su quello che resta il cuore della competenza dell’avvocato. «È la firma sull’atto giudiziario ciò che conta e che conferma l’assunzione di responsabilità in quanto avvocato», commenta Francesco Greco, presidente del Consiglio nazionale forense che mostra cautela di fronte all’iter normativo del testo ma si dice pronto a dialogare con il ministero della Giustizia per aggiornare i parametri forensi. «L’AI, che viene usata prevalentemente come approfondimento e affinamento della ricerca, non può né deve interferire sul piano dei compensi. Il principio del nostro ordinamento giuridico è la libertà degli atti: è necessario quindi tutelare il lavoro dell’intelletto per non cadere nell’omologazione».
Consulenti del lavoro
Accendono, invece, i riflettori sulla necessità di accumulare un bagaglio ragionato di competenze i consulenti del lavoro. «Prendiamo atto con compiacimento che le istituzioni nazionali e comunitarie hanno voluto dare continuità alla regolamentazione dell’uso dell’intelligenza artificiale, cosa non avvenuta in passato con l’avvento di internet», chiarisce Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro. «Dalle nuove norme discendono disposizioni che condividiamo e che valorizzano un uso responsabile dell’AI sia nell’erogazione dei servizi professionali sia nella quantificazione del compenso. Ma per adoperarla in maniera consapevole serve la formazione».
Il loro approccio all’integrazione dello strumento resta prudente ma mai respingente: «L’essere specialisti nella gestione dei rapporti di lavoro ci consente di essere supervisori dell’AI nei contesti aziendali e orientare al meglio le scelte dei datori di lavoro», conclude De Luca, «facendo attenzione alla trasparenza degli algoritmi, alla protezione dei dati personali e a non creare discriminazioni».
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