Lazio

Casilino 23. Storia di una Comunità

INTRODUZIONE

Il quartiere Casilino 23 nasce intorno al 1970 , così denominato dal numero di Piano di Zona, grazie alla legge n. 167 del 1962 per l’edilizia economica e popolare, da cui, nel 1964, vennero progettati, appunto, vari piani di zona in un’area libera da case ed occupata da baracche e demolitori di auto.

È un quartiere di circa 10 mila abitanti del Municipio Roma V (già VI Municipio), posto dentro il quadrante Prenestino-Labicano, nei pressi di Villa De Sanctis.

Palazzi del Casilino 23 visti da via Labico

La vulgata popolare lo chiama pure: il Quartiere delle “stecche”, grazie alla conformazione urbanistica che gli ha dato il progettista: l’architetto Ludovico Quaroni. 

Sono 29 edifici disposti a ventaglio secondo direttrici convergenti su 4 centri; ciascuna delle direttrici ha una linea di coronamento continua e inclinata con una sagoma a forma di trapezio.

Gli edifici comprendono da 2 a 7 piani e altri fino ad una altezza massima di 14 piani; tutto il quartiere è quindi inscritto in un ideale trapezio, anche se è venuta meno la sua “unicità”, perché non tutte le costruzioni sono state fedeli al progetto originario, che prevedeva mattoni come materiale di rivestimento, così come le varietà dei colori e dei singoli dettagli di materiali e architettonici.

Gennaio 1988. Foto da Abitare A di demolizione case in via di Villa Cellere con lo sfondo della ricostruzione del nuovo quartiere.

Un’altra voce popolare, il quartiere lo ha battezzato: i “Parioli di Centocelle”, per distinguerlo dal più vecchio quartiere confinante, ultra popolare, di Centocelle, paragonandolo appunto: ai “Parioli”. Nel quadrante, infatti, ci sono le aree verdi, cancelli automatici, con posti auto e box sotterranei condominiali, dove regna il silenzio e il poco traffico.

DISEGNI / ELABORATI Planimetria generale Endriol Doko | Fonte: Link

Il progetto di Ludovico Quaroni

Il progettista, Ludovico Quaroni, lo aveva pensato con una unicità  d’insieme, che, di fatto, però, non è stato dappertutto osservata dalle varie imprese che si sono succedute nella costruzione delle case, se non proprio al Casilino 23, dando ad esse quelle coperture tipiche inclinate e quegli stessi materiali esterni degli edifici.

«Prima della sua costruzione – citiamo dal sito https://archidiap.com/ – il terreno versava in uno stato di completo abbandono, occupato abusivamente da demolitori di auto, vecchi casali e baracche, analogamente ai vicini quartieri del Mandrione e del Pigneto raccontati da Pasolini.

Successivamente l’area venne scelta per lo sviluppo di uno dei 16 Piani di zona del programma biennale di attuazione del Piano per l’Edilizia Economica e Popolare (PEEP) del 1964, regolamentato dalla legge 167 del 1962. Lo schema del progetto dell’area è composto da ventinove edifici ordinati “a ventaglio” secondo linee direzionali che terminano su quattro centri. La linea delle coperture è continua ed inclinata e determina una diversa altezza dei fabbricati a seconda della distanza dai centri focali: quelli più vicini sono compresi tra i due e i sette piani, mentre quelli maggiormente distanti arrivano a 14 piani. Il disegno d’insieme è fortemente unitario e tutte le linee sono orientate verso la zona degli spazi destinati a verde pubblico e agli edifici scolastici posti verso il viale della Primavera. Il complesso doveva apparire, per chi arrivava da quella direzione, come una enorme cavea, effetto in realtà non raggiunto in quanto la strada è stata realizzata ad una quota più bassa rispetto al quartiere (P.O.Rossi, 1984). L’insieme dei servizi previsti nel progetto sono di natura commerciale, scolastica ed ecclesiastica. La sua costruzione ebbe inizio negli anni settanta riscontrando delle problematiche legate al mantenimento del carattere unitario dell’intervento in fase realizzativa: le imprese appaltanti non seguirono le indicazioni del piano, che prevedeva l’uso degli stessi materiali per tutti i fabbricati, così come il tema del coronamento inclinato non fu utilizzato in tutti gli edifici. Ciò ebbe come conseguenza un grande contrasto dei materiali impiegati e la perdita della visione unitaria dell’intervento che era stato uno degli obiettivi principali del progetto iniziale».

La toponomastica

Le strade furono denominate tra gli anni ’70 e ’80 coi nomi di poeti e scrittori romaneschi. Qualche esempio su tutte: la vecchia via di Villa Cellere, dal nome di una villa nobiliare dei primi del Novecento di Giulio Macchi Cellere, che era situata dove oggi c’è l’area del supermercato DEM, è diventata poi via Alceste Trionfi (umanista e romanista, 1869-1949).

Poi: via Oberdan Petrini (poeta romanesco, 1884-1963), piazza Pio Pecchiai (scrittore di cose romane, (1882-1965), via Romolo Balzani (attore, musicista e cantautore (1892-1962), via Checco Durante (attore e poeta romanesco, 1893-1976), e così via.

Checco Durante

Di questa toponomastica balza agli occhi una seria osservazione: nessuna strada viene intitolata ad una donna, tra quelle, vivaddio, presenti nell’album di poetesse in romanesco e scrittrici di cose romane. Facciamoci un nodo al fazzoletto: la prossima nuova strada che verrà inaugurata deve essere di un nome di donna!

La formazione del quartiere

Nel 1980, anno in cui la mia famiglia prese casa negli edifici della cooperativa Deposito Locomotive Roma San Lorenzo, acquistandola, insieme ad altri soci, con il terreno comunale, c’era ancora una strada, più o meno sterrata che si diramava sulla destra in direzione centro, dalla via Casilina, che si chiamava via di Villa Cellere, che subito dopo fu sostituita nella toponomastica, pressappoco nello stesso percorso, con via Alceste Trionfi, proprio la strada della nostra casa in cooperativa.

Una simile sorte, ben prima, fino al 1953, aveva subito anche Vicolo di Villa Cellere. Della storia di Villa Giulio Macchi Cellere di inizio Novecento parleremo in un altro articolo.

Come ogni quartiere che si rispetti, nel 1980-81 fu realizzata al Casilino 23 una chiesa: S. Gerardo Maiella, onorando un adagio popolare beneaugurante: “Abbiamo messo la chiesa al centro del villaggio”.

Noi, soprattutto tenendo conto degli articoli sul mensile storico “Abitare A” in versione cartacea e digitale, nelle prossime puntate, intendiamo ricostruire, non già la storia classica o quella archeologica del territorio, molto ricca e che è stata più volte trattata organicamente, quanto soprattutto ci interessa ricostruire, soprattutto nella prima fase della sua esistenza, per quanto di nostra conoscenza, la storia di un quartiere, quella umana, sociale e culturale dei soggetti,  che hanno dato vita ad una comunità piena di iniziative solidali, sociali, ludiche, culturali e persino conviviali.

Il tessuto socio-economico d’origine dei residenti, infatti, è prevalentemente quello originario, proveniente dalla cultura cooperativistica e mutualistica, cioè quella del codice anche etico delle imprese autodirette dagli stessi Soci, che hanno sfruttato i benefici vantaggiosi della legge 167 per realizzare il sogno di una casa.

La storia di una comunità

Dedicheremo molto spazio alle numerose espressioni associative, economiche, sociali e culturali che hanno dato finora vita a questa interessante storia collettiva, offrendo l’identità a tutto il quartiere.

Il loro nome è: Dopolavoro Ferroviario, Centro Anziani, Casale Garibaldi, Acli-Le Muse, Associazione Pier Paolo Pasolini, Gruppo Donatori di sangue C.R.I. “Il Pettirosso”, Coop.va Ed. Deposito Locomotive Roma S. Lorenzo, AIC (Associazione Italiana Case), Coop.va Matrico, la Chiesa di S. Gerardo Maiella, il Centro Sportivo comunale Villa de Sanctis, le Scuole di via Guattari, via Balzani e via Ferraironi che in seguito furono riunite nell’Istituto Comprensivo “Simonetta Salacone”, (quest’ultima, dirigente scolastico di grande popolarità e sapienza, poi scomparsa).

La Redazione del mensile Abitare A (attiva in questo quartiere dal marzo 1989 a tutto il 1992 in via Mario Ugo Guattari, 66) ha dato anch’essa un suo prezioso contributo, realizzando il primo ed unico giornale di questo quartiere, al quale attingeremo in questa storia.

Il Casilino 23, per la struttura stessa dei palazzi, non consente una facile individuazione delle scale e dei numeri civici: quante volte siamo stati in difficoltà a rispondere alle domande di visitatori di passaggio che ci chiedevano dove fosse un numero civico o una scala?.

Al contrario, è tuttora di dominio pubblico identificare e riconoscere le strade, i luoghi, i manufatti dalla ragione sociale che ancora oggi riscuotono nel territorio: il Casale Garibaldi con l’Associazione omonima che lo gestiva, Le Scuole, i Campi Polivalenti di basket e tennis del DLF (Dopolavoro Ferroviario), la Piazza della Chiesa, il Centro Anziani, le Cooperative edilizie Le Muse, la Matrico, la Cooperativa Deposito Locomotive Roma S. Lorenzo (le “Case dei Ferrovieri”),  il Gruppo ciclistico del DLF di Roma e le Scuole di ballo che utilizzavano gli spazi delle palestre scolastiche; l’Associazione “Le Culture dell’arcobaleno”, impegnata a promuovere il dialogo interreligioso tra l’Ebraismo, il Cristianesino e l’Islamismo; l’Associazione “Libribelli”, con sede presso la scuola di via Ferraironi, protesa a promuovere il gusto della lettura; il Gruppo di lavoro WWF, che ha dato vita a mostre ambientaliste; il Mercato AGS (inaugurato a settembre 1993), e, ovvio, il Comitato di Quartiere, di ieri e di oggi. Tutto ciò è stata la vera carta di identità del territorio.

Un dato statistico di analisi del quartiere realizzato dal Comitato di Gestione del Casale Garibaldi del gennaio 1992 (33 anni fa) riportava, un’alta percentuale di under 30: il 44,3% della popolazione locale.

Oggi, purtroppo, Villa De Sanctis è il quartiere che nel Municipio Roma V ha la percentuale maggiore di over 65, ben il 38%. Questo dato, accanto a quello demografico delle poche nascite, ha ridotto di parecchio la vita attiva ed associativa che lo ha reso popolare fino ad un ventennio fa circa. Il paragone statistico e demografico sono evidenti. È un dato strutturale che pesa, non solo da noi.

Le impronte sociali del passato però restano, sta a noi tutti rinverdirle e attualizzarle ai tempi nostri. Il Comitato di Quartiere attuale si sta mobilitando, anche con raccolta di firme e con incontri con le istituzioni municipali e della Pubblica Sicurezza, per fermare il degrado e un certo abbandono che i residenti percepiscono in questi ultimi tempi (esempi: quello della Piazza centrale di Largo Gerardo Maiella, in abbandono) e quello di continui furti e atti vandalici a volte gratuiti, da “Arancia meccanica”, che mettono allarme sociale.

Di quella umanità di ricchezza sociale del passato, comunque, tratteremo nei prossimi articoli, sperando che possa essere raccolta dalle nuove leve giovanili.  

Da Casilino 23 a Villa De Sanctis

Superato il mitico 2000, a furore di residenti, che mal sopportavano la denominazione di Casilino 23, si chiese un referendum consultivo per dare un nome civile e identitario al quartiere.

E così fu: il Municipio (dell’allora Sesto, oggi Quinto, accolse le istanze e lo convocò, esattamente l’11 maggio 2003.

Manifesto di convocazione dell’allora Municipio VI per consultare i residenti sulla scelta del nuovo nome da dare al quartiere

 

Così, per volontà popolare il quartiere è diventato: Villa De Sanctis, assumendo il nome dall’omonimo e confinante parco, di 12 ettari, inaugurato dal Sindaco Rutelli il 5 novembre 1994: un’area di proprietà di Filippo De Sanctis che nel 1942 lasciò con il suo testamento all’Ente Comunale Assistenza di Roma.

Il Parco ha pure un’importante rilevanza storica per la presenza del Mausoleo di S. Elena, madre dell’imperatore Costantino e dei sotterranei cunicoli delle catacombe dei SS. Marcellino e Pietro.

L’area, col Sindaco di Roma Petroselli, era diventata Parco Pubblico Labicano nel 1981, compreso tra via Casilina, viale della Primavera, via dei Gordiani e via Romolo Lombardi.

“Casilino 23”, oggi Villa De Sanctis, nonostante il passare degli anni, si presenta come una realtà urbanistica moderna, con una grande piazza seppure da riqualificare, un attivo mercato rionale e l’importante centro commerciale su viale della Primavera.

Il quartiere è facilmente individuabile, autonomo sia rispetto al confinante quartiere di Centocelle sia rispetto alle altre zone limitrofe.

Molte attività oggi si svolgono presso la Casa della Cultura e dello Sport “Silvio Di Francia” e nel Parco di Villa De Sanctis.

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