Politica

>>>ANSA/ Trump unisce l’Europa a Cipro, ma sul Patto i 27 si spaccano – Altre news

(di Valentina Brini e Michele Esposito)
Il sorriso sornione di Antonio
Costa, l’educato “nein” di Ursula von der Leyen alla sospensione
del Patto di stabilità, la conferma che l’ex jihadista Ahmad
al-Sharaa, oggi leader della nuova Siria, è un solido partner
dell’Europa. Nicosia, immagini dal vertice di Cipro. Summit
interlocutorio, come si ama dire in gergo diplomatico. Con un
convitato di pietra, ancora una volta Donald Trump.

   
Il tycoon, da qualche tempo, è il principale fattore
unificante dei 27. L’Ue, pungolata e attaccata dalla Casa
Bianca, ha ormai acquisito una consapevolezza: dall’economia
alla difesa bisogna camminare da soli. Il vertice di Cipro lo ha
ribadito con forza, ma non ha potuto nascondere l’ennesima
spaccatura prodotta su come affrontare la crisi energetica. Con
due squadre in campo: il fronte del Med e i frugali del Nord.

A Nicosia i 27 si sono risvegliati con l’ennesimo attacco
della coppia Trump-Hegseth. Agli occhi di Washington l’Europa,
sul fronte iraniano, è immobile, ferma “in discussioni
sciocche”. A Cipro non è andata proprio così. Sull’isola sono
sbarcati il presidente libanese Joseph Aoun, il siriano
al-Sharaa, i leader di Egitto e Giordania. Questi ultimi due, di
fatto invisibili alle telecamere. I primi, invece, hanno
presenziato l’inizio della conferenza stampa finale. La clip di
al-Sharaa, un tempo nella blacklist Ue, al fianco di Ursula von
der Leyen, è stata quasi un inno alla realpolitik europea. Al
tavolo dei leader ci si è detti, soprattutto, di fare di più
sulla crisi in Medio Oriente. Emmanuel Macron ha lanciato una
conferenza internazionale di sostegno per Beirut. La presidente
della Commissione ha messo sul piatto la proposta di un upgrade
della missione Aspides, parlando di “sofisticato coordinamento
marittimo congiunto”. “Siamo pronti a rafforzare la risposta
Ue”, gli ha fatto eco il presidente del Consiglio europeo.
L’Europa deve correre, non solo guardando al Medio Oriente.

   
Il presidente cipriota Nikos Christodoullides ha messo sul
tavolo la necessità di un vademecum per l’attuazione
dell’articolo 42,7, sulla mutua assistenza. “Dobbiamo
interrogarci sulla lealtà degli Usa nella difesa verso
l’Europa”, ha ammesso il premier polacco Donald Tusk. A giugno
se ne riparlerà, chissà allora i rapporti tra Ue e Usa come
saranno. A Nicosia, pur senza alcuna dichiarazione ufficiale, è
circolato un’ipotesi plumbea: che Trump non venga al G7 di Evian
Les Bains, ma faccia solo un videocollegamento.

   
Se il presidente americano la unisce l’Ue, i conti tornano a
spaccarla. Colombe e falchi, contro, ancora una volta. Sul
piatto un intervento comunitario contro la crisi energetica che
non piace all’Italia e neppure alla Spagna. A rompere il
ghiaccio, di prima mattina, è stato Pedro Sanchez, offrendo
subito una sponda alle colombe. Prorogare il Recovery di altri
sei o dodici mesi, allentare il patto di stabilità sugli
investimenti energetici e introdurre una tassa sugli
extraprofitti sono le tre cartucce del premier spagnolo. Un
messaggio cucito su misura anche per Giorgia Meloni, che da
settimane batte sullo stesso tasto, spiegando che agendo solo
sugli aiuti di Stato si rischia di aumentare “le disparità” tra
i 27.

   
Poco dopo, a porte chiuse, il primo scambio tra i leader sul
bilancio Ue ha riaperto la frattura più classica. Inamovibile
sull’allentamento dei vincoli, Friedrich Merz ha liquidato anche
gli eurobond come “inimmaginabili”, trovando appoggio nella
presidente della Commissione, impegnata a riportare il confronto
sui numeri. “Trecento miliardi sono disponibili per l’energia,
di cui 95 ancora da spendere. La sospensione del Patto avviene
solo con una severa congiuntura”, ha tagliato corto la tedesca,
concedendo a Spagna e Italia solo un vago “restiamo in allerta”.

   
Eppure “anche i tedeschi si rendono conto delle difficoltà”, ha
concesso Meloni davanti alla stampa, ammettendo che “si parte da
posizioni distanti” ma rivendicando il tentativo di
“avvicinarle”, alla ricerca di margini alternativi da costruire.

   
“Nella nostra posizione non siamo soli”, ha aggiunto, prima di
andar via. Il discorso non è chiuso. A mancare, per ora, è la
voce potenzialmente decisiva di Emmanuel Macron, rimasto
defilato sul dossier economico. Ma Parigi, si sa, alza sempre il
baricentro delle priorità di un’Europa che diventi sovrana. Per
farlo ci vogliono, innanzitutto, risorse comuni.

   

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