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Caro carburanti, verso l’addio allo sconto generalizzato: voucher da 100 euro per 1,2 milioni di famiglie povere

La misura che, da marzo, tiene a freno il prezzo di benzina e diesel rischia di saltare. Lo sconto sulle accise, in vigore dal 18 marzo e prorogato più volte, scade lunedì 6 giugno.

E il prossimo Consiglio dei ministri – convocato per domani alle 17 – dovrà decidere se reiterarlo o lasciarlo cadere. La soluzione che sta prendendo corpo, secondo quanto si apprende da fonti di governo, segnala Adnkronos, punta a sostituire il taglio generalizzato con un voucher da 100 euro destinato esclusivamente alle famiglie più fragili.

Il bonus sarebbe riservato a circa 1,2 milioni di nuclei con Isee entro i 15mila euro, già beneficiari della social card. Attraverso quel canale – la carta dedicata agli acquisti di prima necessità – verrebbe erogato l’aiuto una tantum. L’operazione ha un costo stimato in 120 milioni di euro, una cifra modesta se paragonata ai 2 miliardi complessivamente bruciati dal governo dal 18 marzo a oggi per tagliare le accise su ogni litro di carburante. A coprire il voucher basterebbe l’extra gettito Iva generato proprio dal rialzo dei prezzi dei carburanti, pari a circa 150 milioni.

Non è però tramontata del tutto l’ipotesi di una proroga dello sconto, sia pure rimodulata. Sul tavolo resta l’eventualità di intervenire solo sul carburante che ha registrato i rincari maggiori nelle ultime settimane, vale a dire la benzina. In questo caso, per finanziare l’operazione, l’esecutivo dovrebbe attingere ai Fondi di coesione europei in capo ai ministeri e ancora non spesi.

Nessun ricorso, invece, alla flessibilità appena accordata dalla Commissione europea. L’esecutivo Ue ha dato il via libera al dirottamento di una quota dello 0,3 per cento del Pil all’anno (circa 6,6 miliardi) per tre anni, con un limite cumulato dello 0,6 per cento (oltre 13 miliardi) nel triennio 2026-2028, per le spese legate alla difesa. Ma la deroga è stata estesa anche alla resilienza energetica, una richiesta avanzata dall’Italia e accolta da Bruxelles. Peccato che i paletti siano stretti: i fondi potranno essere impiegati esclusivamente per misure che accelerano la transizione energetica e l’autonomia dai combustibili fossili – impianti green, reti, sistemi di accumulo, ma anche incentivi per veicoli elettrici, batterie e pannelli solari. Niente taglio delle accise, quindi.

Tecnicamente, la Commissione ha allargato la clausola di salvaguardia per la difesa (pari all’1,5 per cento del Pil) alle spese per la transizione. Di fatto una redistribuzione: se Roma utilizzasse tutta la flessibilità prevista per l’energia, ridurrebbe le spese in deroga ai conti destinate alla difesa allo 0,9 per cento del Pil. La decisione, che passerà ora al Consiglio Ue per il via libera, sarà operativa dopo l’estate e potrà indirizzare risorse già in vista della manovra d’autunno.


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