«Merita una pena più pesante»

SIROLO – «Ho preso la fiocina solo per spaventarlo, non ho capito quel ragazzo che voleva da me. So solo che mi sono trovato in una situazione più grande di me». Pensieri e parole, nella formula delle dichiarazioni spontanee, di Fatah Melloul, l’algerino condannato in primo grado a scontare 18 anni di reclusione per aver ucciso il 23enne albanese Klajdi Bitri, trafitto al cuore da un fucile da sub il 27 agosto del 2023, a Sirolo. Il 30enne, ieri mattina, ha parlato nell’aula dove si sta svolgendo il processo d’appello.
È stato incardinato dopo la presentazione di ricorsi incrociati. Infatti, sia l’imputato – recluso in carcere dal giorno dell’arresto – che la procura generale hanno impugnato la sentenza emessa nel gennaio del 2025. La difesa, rappresentata dagli avvocati Sabrina Stefanelli e Davide Mengarelli, per chiedere una pena minore, abbracciando le tesi dell’omicidio preterintenzionale e della legittima difesa; la pubblica accusa per il riconoscimento dei futili motivi, aggravante caduta in primo grado.
La requisitoria
«Melloul merita una pena più grave» la sintesi della requisitoria del pg, Roberto Rossi, che ha soprattutto puntato l’attenzione su un fatto: il delitto era scaturito da una banale lite avvenuta in strada, in via Cilea. Klajdi, insieme al fratello minore Xhuliano e a un’altra persona, era intervenuto per difendere il suo ex datore di lavoro, un ristoratore, aggredito da Melloul perché la moglie si era attardata troppo alla rotatoria di via Cilea. Ne era nata una discussione, con il giovane albanese che, per difendere il ristoratore, aveva sferrato un pugno al volto dell’imputato. Dopodiché, il 30enne si era diretto verso la sua auto per prendere la fiocina. E con quella aveva sparato, colpendo il giovane albanese al cuore, «facile bersaglio», avevano detto i giudici di primo grado, poiché disarmato e in posizione eretta vicino alla Mercedes con cui era arrivato a Sirolo. Dopo lo “sparo”, l’algerino era salito sulla Opel Meriva dove c’era la fidanzata per raggiungere la spiaggia di Palombina (dove è stato poi arrestato dai carabinieri) e iniziare una battuta di pesca.
Le dichiarazioni
Prima della requisitoria, ha preso la parola l’imputato: «Siamo persone e gli essere umani commettono degli errori» ha esordito. «Quanto sono stato male quando ho saputo che quel ragazzo era morto, non sono come sia potuto succedere. Quel giorno era caldo, quando ho preso i pugni, non ho capito più nulla. Ho preso la fiocina solo per spaventarli» ha continuato il 30enne algerino. «Non ho capito cosa quel ragazzo volesse da me, mi sono ritrovato in una situazione molto più grande, sono andato nel panico. Mi sento di chiedere scusa anche al Comune di Sirolo dove ho passato momenti bellissimi». La certezza, già ribadita in primo grado: «Non lo volevo uccidere».
La famiglia di Bitri è parte civile con lo studio legale Magistrelli. «Ha chiesto scusa al Comune ma mai ai familiari di Klajdi» ha detto l’avvocato Marina Magistrelli. Il 10 giugno, dopo le eventuali repliche delle parti, si terrà la camera di consiglio che porterà i giudici della Corte d’appello ad emettere la sentenza.




