Edilizia scolastica, slitta ancora la rendicontazione: il Ministero concede un’ultima proroga al 31 ottobre. DECRETO

Ancora una proroga, e forse non sarà l’ultima. A quasi cinque anni dallo stanziamento dei fondi per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, il ministero dell’Istruzione e del Merito è stato costretto a concedere un ulteriore rinvio per la rendicontazione finale degli interventi.
Il decreto firmato dal ministro Giuseppe Valditara il 22 giugno scorso, pubblicato oggi, venerdì 31 luglio, sulla Gazzetta Ufficiale, sposta il termine ultimo per chiudere i conti dal 30 giugno al 31 ottobre 2026.
Ma attenzione: la proroga non è per tutti. Riguarda esclusivamente gli enti locali che hanno già concluso i lavori entro il 31 agosto 2025. Per chi ha già cantieri aperti o non ha ancora finito, il tempo è scaduto.
Un dossier che si trascina dal 2021
La vicenda affonda le radici nell’agosto del 2021, quando il ministero stanziò 43 milioni di euro per finanziare interventi di messa in sicurezza di solai e controsoffitti in edifici scolastici pubblici. Le risorse, arrivate da economie recuperate su precedenti finanziamenti, erano state destinate a province, città metropolitane, comuni e unioni di comuni che avevano eseguito le indagini diagnostiche e presentato richiesta di contributo per lavori superiori a 20 mila euro.
Da allora, il termine per la rendicontazione è stato prorogato ben quattro volte: la prima nel 2022, poi nel 2023, ancora nel 2024 e infine nel dicembre scorso, quando la scadenza era stata fissata al 30 giugno 2026. Eppure, nonostante gli sforzi della Direzione generale per l’edilizia scolastica, che negli ultimi mesi ha riaperto più volte la piattaforma di monitoraggio per venire incontro alle richieste degli enti, il risultato è stato lo stesso: troppi comuni e province non ce l’hanno fatta a chiudere i conti in tempo.
Le difficoltà degli enti locali: PNRR e personale a corto
Il decreto spiega con franchezza le ragioni del nuovo rinvio. Gli enti locali, si legge nel provvedimento, si sono trovati a fare i conti con la complessità delle attività di verifica e chiusura amministrativo-contabile degli interventi. Ma non solo: in molti casi hanno dovuto gestire contemporaneamente altri programmi di investimento, a partire dal PNRR, che ha assorbito gran parte delle energie e delle risorse umane.
Non manca un riferimento alle oggettive difficoltà organizzative derivanti dalla limitata disponibilità di personale. Una situazione che, in molti uffici tecnici e ragionerie dei piccoli comuni, si è rivelata insostenibile, con pochi dipendenti costretti a seguire decine di pratiche in parallelo.
L’ultima chiamata: chi sfora il 31 ottobre paga
Il decreto, però, suona come un ultimo campanello d’allarme. Il ministro Valditara ha voluto mettere nero su bianco le conseguenze per chi non rispetterà la nuova scadenza: decadenza dai contributi e obbligo di restituzione delle somme percepite all’erario. Le risorse recuperate, precisa il provvedimento, verranno riassegnate al fondo per l’edilizia scolastica istituito dalla legge di stabilità 2017.
In buona sostanza, i comuni e le province che entro il 31 ottobre non avranno chiuso la rendicontazione dovranno restituire i soldi già incassati. Una prospettiva che, per molti enti in difficoltà, potrebbe tradursi in un nuovo, pesante capitolo di spesa.
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