Basilicata

Cariati, persi 8 milioni per la Casa della Salute

Cariati perde 8,1 milioni destinati alla Casa della Salute: fondi scaduti e mai riprogrammati. Polemiche contro Asp, Regione e politica locale. Dopo il “taglio” dei finanziamenti chiesto un confronto con Occhiuto. Attivisti ed opposizione vogliono chiarimenti


CARIATI – Il presidio sanitario di Cariati “perde” i fondi già stanziati per la Casa della Salute. Circa 8,1 milioni di euro della programmazione 2014-2020 spostate altrove e riprogrammate su nuove fonti di finanziamento. Da quanto è emerso dalla risposta ad una interrogazione della consigliera regionale Madeo, non è stato rispettato il termine di scadenza del 29 giugno 2022 per avviare i lavori, le cui procedure sono state definite dalla stessa l’Asp “troppo complesse” da poter essere completare nei tempi previsti. L’Asp non avrebbe predisposto neanche la scheda per l’inserimento nella nuova programmazione 2021–2027. Analogo destino è toccato a San Marco Argentano.

CASA DELLA SALUTE A CARIATI, UNA STORIA CHE PARTE DAL 2010

Di Casa della Salute si parla a Cariati dal 2010, quando per il Piano di Rientro targato Scopelliti il Vittorio Cosentino venne dismesso dalle sue funzioni ospedaliere e declassato in Capt, lasciando un vasto territorio, da Crotone a Rossano, privo di posti letto e carente di prestazioni sanitarie. Ora che, a distanza di 16 anni, la Casa della Salute è definitivamente sfumata, si attende l’Ospedale di Comunità e l’Ospedale di Zona disagiata, per come stabilito nell’ultima riorganizzazione della rete ospedaliera regionale a firma Occhiuto.

L’IPOTESI SFUMATA E LA PROBABILE ATTIVAZIONE DELLA CASA DI COMUNITÀ

In base agli impegni presi dal nuovo commissario Asp Vitaliano De Salazar nel corso del sopralluogo effettuato lo scorso 21 gennaio all’interno del presidio cariatese, entro aprile dovrebbe essere attivata la Casa della Comunità e per fine giugno dovrebbero aprire Medicina e Pronto Soccorso. Naturalmente, il condizionale è d’obbligo.

CASA DELLA SALUTE A CARIATI, L’AMAREZZA DEL MOVIMENTO “LE LAMPARE”

Esprimono amarezza e indignazione gli attivisti del movimento “Le Lampare” che richiamano alle responsabilità per la perdita degli 8 milioni di euro Asp, Regione Calabria e classe dirigente locale. Rilanciano la richiesta avanzata da tanto tempo dalle minoranze in Consiglio comunale, affinché il sindaco Cataldo Minò organizzi con urgenza un incontro ufficiale con il presidente Occhiuto.
«Da anni denunciamo che gli 8,1 milioni di euro destinati alla Casa della Salute di Cariati erano di fatto scomparsi dai percorsi amministrativi – affermano da Le Lampare – e ora arriva la conferma. I fondi lasciati scadere, mentre l’Asp e la politica regionale si rimpallavano responsabilità e la propaganda becera continuava a rassicurare che tutto era sotto controllo, e tutto questo col silenzio, l’ignavia e l’incapacità della classe politica locale».

DALLA CHIUSURA DEL COSENTINO ALL’OGGI

Gli attivisti partono da lontano, dalla chiusura del “Cosentino” del 2010 e dalla sua configurazione (sulla carta) di Casa Della Salute da realizzare. Fino alla serrata mobilitazione in piena pandemia, in cui si è inserita la lunga occupazione di un’ala dell’ospedale, che ha riacceso i riflettori sulla gravissima situazione di emergenza sanitaria che stavano vivendo dal 2010 le popolazioni del Basso Jonio cosentino e dell’Alto Crotonese. Poi i conseguenziali atti nazionali e regionali, con il presidio di Cariati destinato per legge a diventare Ospedale di Comunità e ospedale di Zona Disagiata. Funzioni che sono ora obblighi normativi scritti negli atti.

«PERSA CASA DELLA SALUTE E 8 MILIONI DI EURO»

«Nonostante ciò – vanno avanti da Le Lampare – Cariati nei fatti non è ancora né Ospedale di Comunità né ospedale di Zona Disagiata e nel frattempo – è l’affondo – ha perso la Casa della Salute e oltre otto milioni di euro». Ribadiscono la necessità come gruppo consiliare di incontrare il presidente Occhiuto, per ottenere risposte chiare e documentate e per chiedere perché gli 8,1 milioni di euro destinati a Cariati sono stati lasciati scadere. Una vicenda – dicono – che mortifica ulteriormente la sanità territoriale, mentre si avvicina un’altra estate senza servizi territoriali, senza pronto soccorso e senza posti letto, senza Ospedale di Comunità e senza Ospedale di Zona Disagiata.

«UNA VERGOGNA»

«Una vergogna – concludono – Il sindaco Cataldo Minò era candidato nelle liste che sostenevano Occhiuto e l’amministrazione comunale è espressione del centrodestra regionale, una vicinanza politica che avrebbe portato “vantaggi, corsie preferenziali, attenzione speciale” e invece non si riesce nemmeno ad ottenere un incontro istituzionale per chiedere lumi e certezze sul futuro del presidio sanitario».

TRIDICO: «OCCHIUTO NON È STATO IN GRADO DI VIGILARE SU UN CRONOPROGRAMMA ELEMENTARE»

Anche per l’europarlamentare Pasquale Tridico (M5S) le responsabilità della perdita dei finanziamenti sono da ricondurre alla politica. «Mentre si facevano promesse da palco – afferma – i termini per contrattualizzare i lavori stavano per scadere e l’Asp di Cosenza rinunciava per complessità e criticità insuperabili. Il risultato? 14 milioni di euro letteralmente evaporati per la casa di comunità di San Marco Argentano e per quella di Cariati».

OCCHIUTO GODE DI POTERI CHE NESSUNO PRIMA HA AVUTO

Tridico ricorda che Occhiuto gode di poteri che nessun suo predecessore ha mai avuto: è presidente della Regione, è stato commissario ad acta per la sanità e commissario per l’emergenza. «Ha avuto ed ha in mano tutte le leve del comando, dalla programmazione alla spesa – continua l’Europarlamentare – ma non è stato capace di vigilare su un cronoprogramma elementare».

«OFFESA ALL’INTELLIGENZA DEI CALABRESI»

«Dichiarare le opere “complesse” per giustificare l’inerzia è un’offesa all’intelligenza dei calabresi. Non solo abbiamo perso i fondi della programmazione 2014-2020, ma nemmeno predisposte le schede per inserire questi lavori nel nuovo ciclo 2021-2027. È la prova provata di una totale assenza di visione e di una sciatteria amministrativa che nega il diritto costituzionale alla salute».


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