Marche

smascherato un bluff da 2 milioni di euro. Ecco chi l’ha organizzato

ANCONA Un giro d’affari di almeno due milioni di euro, gravitante attorno a una banca online abusiva che prospettava facili guadagni agli investitori. Ma anziché vedere i soldi, sarebbero finiti in trappola con i conti decisamente alleggeriti. Sono questi gli estremi accusatori delineati dal pm Marco Pucilli nell’ambito dell’indagine portata avanti sul campo dalla Guardia di Finanza di Ancona a partire dal 2024, dopo la denuncia sporta dai beffati. Nei guai sono finiti in quattro, ovvero i presunti organizzatori della community online creata per la gestione collettiva del risparmio. Per loro l’udienza preliminare si terrà il 30 aprile.

 

Gli imputati

A rischiare il processo sono tre donne (di età compresa tra i 53 e i 65 anni, residenti tra Ancona e la Vallesina) e un 64enne domiciliato in Lombardia. A vario titolo, vengono contestati i reati di abusivismo finanziario, attività bancaria abusiva, truffa e autoriciclaggio. In otto, ex clienti della community, sono pronti a costituirsi parte civile. Qualcuno è riuscito a recuperare i soldi investiti. Sono state conteggiate decine di vittime in tutta Italia, clienti che avrebbero investito i risparmi di una vita e pure le pensioni. Per gli inquirenti il meccanismo utilizzato sarebbe stato quello dello schema Ponzi, una tecnica che promette forti guadagni ai primi investitori, a discapito dei nuovi, a loro volta vittime della truffa.

Il contesto

Secondo quanto ricostruito dai militari, gli imputati avrebbero dato vita a un istituto bancario parallelo e privo di autorizzazioni, in grado di offrire servizi tipici del settore finanziario: apertura di conti correnti esteri, concessione di prestiti e proposte di investimento, grazie al pagamento di una fideiussione o di un’assicurazione a garanzia delle operazione effettuate. Un bluff per la procura, considerando che le tutele non sarebbero state escutibili o comunque non avrebbero coperto le perdite.

Per A rendere credibili le operazioni avrebbe contribuito anche l’esistenza di un software, che permetteva l’inserimento manuale dei punti accumulati (in Kcoins) per mostrare agli investitori gli interessi maturati. Il meccanismo di promozione dei facili guadagni si sarebbe inceppato quando le richieste di rimborso hanno superato i nuovi versamenti: a quel punto, i promotori non avrebbero più restituito né interessi né capitale. Parte dei proventi dell’attività illecita, questo sostiene l’accusa, sarebbe confluita nei conti correnti di una 55enne jesina e utilizzati per comprare oro e aprire conti gioco online. L’impianto accusatorio è ancora tutto da dimostrare. Ora, la parola al gup. Tra i difensori, gli avvocati Marco Fioretti e Alessia Barcaglioni.




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