Umbria

Vigili urbani, sempre di meno con più incarichi e anzianità. A Perugia età media 50 anni

di M.T.

Avere sempre più incarichi affidati a operatori progressivamente più anziani, significa non solo ridurre il presidio per strada e nei quartieri ma anche arrivare in ritardo con i miglioramenti che è possibile apportare grazie alle innovazioni tecnologiche. Gestire al meglio l’intelligenza artificiale per aiutare la polizia locale è senza dubbio strumento più efficace se affidato al ricambio generazionale. Ma le prospettive per i giovani che volessero entrare tra i vigili urbani sono quelle di un lungo periodo con contratti a tempo determinato.

In Umbria, e in particolare a Perugia, il tema degli organici della polizia locale si inserisce dentro una dinamica nazionale ormai evidente: meno agenti, più compiti, pressione crescente sulle attività di sicurezza urbana. I numeri riportati dal Sole 24 Ore – aumento delle attività del 65% tra il 2021 e il 2024 e calo degli effettivi di quasi il 20% dal 2009 – trovano riscontro anche sul territorio regionale, dove il problema non è nuovo ma sta assumendo una dimensione più strutturale.

A Perugia, uno dei dati più significativi riguarda l’età media del personale, che si colloca attorno ai 50 anni, in linea con quella dei principali capoluoghi italiani. Si tratta di un indicatore che fotografa l’assenza di ricambio generazionale, con effetti diretti sulla capacità operativa dei servizi. L’invecchiamento degli organici non è solo un tema anagrafico ma incide sulla gestione dei turni, sulla copertura del territorio e sulla possibilità di affrontare servizi sempre più complessi.

Sul piano numerico, i dati pubblici più recenti disponibili indicano che il corpo di polizia locale del Comune di Perugia si è progressivamente ridotto rispetto ai livelli di oltre un decennio fa. Le oscillazioni annuali dipendono da pensionamenti e assunzioni, ma il saldo resta negativo nel medio periodo. Il rapporto tra agenti e popolazione si mantiene sotto le soglie considerate ottimali dalle linee guida nazionali, che indicano come riferimento circa un operatore ogni mille abitanti. Perugia, come molte città italiane, si colloca al di sotto di questo parametro.

Parallelamente, le funzioni assegnate alla polizia locale si sono ampliate. Non si tratta più soltanto di controllo del traffico o di violazioni amministrative, ma di un presidio diffuso su sicurezza urbana, decoro, gestione degli eventi, supporto alle attività di ordine pubblico e interventi su fenomeni sociali complessi. Anche a livello locale si registra un incremento delle attività legate ai controlli sul territorio, in particolare nelle aree più esposte al degrado urbano o alla conflittualità sociale.

Il quadro descritto dal Sole 24 Ore, con l’aumento delle attività di sicurezza cittadina da 75.114 a 123.953 in tre anni a livello nazionale, trova una corrispondenza qualitativa anche in Umbria. I comandi locali sono chiamati a coprire un numero crescente di interventi, spesso senza un adeguato rafforzamento degli organici. Questo squilibrio si riflette nella difficoltà di garantire una presenza capillare e continuativa, soprattutto nelle fasce serali e notturne.

Un altro elemento critico riguarda la tipologia delle assunzioni. Le possibilità di reclutamento stabile restano limitate, mentre si fa ricorso sempre più frequentemente a contratti a tempo determinato o a forme flessibili di impiego. Anche nei comuni umbri, quando vengono attivati nuovi ingressi, si tratta spesso di soluzioni temporanee che non incidono in modo strutturale sul problema.

Sul versante operativo, l’incremento delle attività si concentra soprattutto su alcuni ambiti specifici. A livello nazionale, i controlli legati all’immigrazione sono cresciuti di oltre il 25% tra il 2022 e il 2024, mentre quelli sulla sicurezza stradale sono aumentati di quasi il 20%. Anche in Umbria queste due direttrici risultano tra le più impegnative per i comandi locali, insieme alla gestione di eventi pubblici, manifestazioni e attività di prevenzione nei centri urbani.

La questione degli organici è quindi diventata anche a livello locale un tema politico oltre che amministrativo. Le richieste avanzate dall’Associazione nazionale comuni italiani – 500 milioni per rafforzare gli organici e 400 milioni annui per sostenere le retribuzioni – riguardano direttamente anche i comuni umbri, che condividono le stesse difficoltà strutturali delle altre realtà italiane.

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