Sardegna

Badu ‘e Carros tra carenze e personale ridotto si prepara alla svolta del 41 bis

Carenze sanitarie e personale di polizia ridotto. Sono le criticità denunciate questa mattina dall’associazione “Nessuno tocchi Caino”, dopo la visita nel carcere nuorese di “Badu ‘e Carros”. Sopralluogo effettuato con gli avvocati della Camera penale dl foro di Nuoro. Per l’associazione, insieme al segretario Sergio D’Elia, la presidente Rita Bernardini, che racconta: «Abbiamo trovato un penitenziario in fase di ristrutturazione, con diversi cantieri aperti. “Badu ‘e Carros” – ha aggiunto Bernardini – è tra le tre carceri sarde, insieme a Uta e Bancali, che accoglieranno una parte dei detenuti al 41-Bis. Avrà questa destinazione in tutto o in parte – ha proseguito – la scelta sarà chiaramente a discrezione del ministero».

La delegazione “Nessuno tocchi Caino”

Per il momento si sa che le tre carceri si divideranno 250 dei 750 detenuti in regime di massima sorveglianza, perché appartenenti alla malavita organizzata.

LA SITUAZIONE ATTUALE – Oggi nella casa circondariale nuorese sono presenti appena 47 detenuti (sulla capienza di 230), proprio per la concomitante attività dei cantieri edìli. Di questi 15 tra semiliberi e detenuti in regime “articolo 21”, che permette di svolgere un’attività di lavoro. Dei carcerati sottoposti al 41-Bis ve ne sono ristretti 6. «In qualche modo una struttura in attesa di conoscere il proprio ruolo nel sistema penitenziario nazionale», commenta ancora Bernardini, appena uscita dal carcere, dove la delegazione è stata accolta dalla direttrice (reggente) Daniela Marras, e dal vice-comandante degli agenti, Andrea Manca. Tra le pecche notate quella sanitaria: «Manca almeno un medico di medicina generale – spiega Bernardini – cosicché non si può garantire l’assistenza h/24. Gli specialisti sono ridotti al dentista e al dermatologo».

CARENZA DI PERSONALE – Al di sotto del 70 per cento il numero negli organici della polizia penitenziaria: «Il fatto che i detenuti siano pochi, rispetto alla capienza – rimarca la presidente dell’associazione di volontariato – non fa venire meno gli effetti della carenza di personale, oggi di 140 unità, su 217». Nella delegazione Marina Beraha, del Movimento italiano dei diritti dei detenuti: «Tra le soluzioni per migliorare la condizione dei detenuti – ha detto – quella di costruire carceri più piccole e in questo modo maggiormente gestibili». Le due associazioni e gli avvocati della Camera penale riconfermano il loro impegno, per un carcere migliore e rieducativo: «La visita segue quella del 2024 – dice, per i penalisti nuoresi, il presidente Giovanni Colli – e siamo disponibili a ogni richiesta d’intervento, rispetto a ogni esigenza legittima dei detenuti e dei loro familiari». Dopo “Badu ‘e Carros” visita anche alla casa di reclusione di Mamone, in territorio di Onanì.


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