Attivisti della Flotilla bendati e in ginocchio, Ben Gvir li deride. Meloni: “L’Italia pretende le scuse”. E Netanyahu prende le distanze dal ministro
In Israele è iniziato lo sbarco del primo gruppo di attivisti della Flotilla nel porto Ashdod. Un secondo gruppo dovrebbe arrivare nel corso della giornata. Lo rende noto la Farnesina spiegando che i funzionari dell’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv sono in contatto con le autorità israeliane del porto di Ashdod per prestare assistenza consolare ai connazionali e favorire la loro partenza per l’Italia. Gli attivisti dovrebbero essere trasferiti in una struttura per le identificazioni e poi messi in grado di ripartire. La Farnesina fa sapere in una nota che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto nella notte diversi contatti con il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar.
Il video della vergogna. Tajani e Meloni: “Inammissibile”
Già nelle prossime ore arriveranno in Italia l’onorevole del M5s Dario Carotenuto e il giornalista Alessandro Mantovani, de il Fatto Quotidiano. Fonti legali rendono anche noto che 10 attivisti italiani sono stati già fermati in altre missioni: sette erano stati bloccati durante l’abbordaggio di ottobre 2025 e detenuti in Israele, 2 il 29 aprile al largo di Cipro. Per loro non si conoscono ancora i tempi di rientro. Dal porto di Ashdod, il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir ha condiviso un video: “Ecco come accogliamo i sostenitori del terrorismo”. Gli attivisti vengono mostrati bendati e inginocchiati mentre il ministro li deride: “Benvenuti in Israele, siamo i padroni di casa”. Un attivista che grida “free Palestine” si vede che viene ribaltato da un agente. “Le immagini del ministro israeliano Ben Gvir sono inaccettabili. È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona. Il Governo italiano sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti”, si legge in una nota congiunta del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e del ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani. “L’Italia pretende inoltre le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del Governo italiano. Per questi motivi, il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale convocherà immediatamente l’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti formali su quanto accaduto”, conclude la nota. L’Italia, aggiungono, “sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti”.
Scontro nel governo di Tel Aviv
È intervenuto anche il premier Benjamin Netanyahu, sottolineando che Israele “ha il pieno diritto di impedire a flotte provocatorie di sostenitori del terrorismo di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e di raggiungere Gaza. Tuttavia, il modo in cui il ministro Ben Gvir ha trattato gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme dello Stato di Israele”. Contro Ben Gvir si è scagliato anche il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, che con un comunicato durissimo ha criticato la diffusione di quel video e il trattamento riservato agli attivisti: “Tu non sei il volto di Israele. Hai causato deliberatamente un danno allo Stato in questo spettacolo vergognoso, e non è la prima volta. Hai vanificato sforzi enormi, professionali e di successo compiuti da così tante persone, dai soldati dell’Idf al personale del ministero degli Esteri e molti altri”. Pronta, però, la risposta del ministro per la Sicurezza Nazionale: “C’è chi nel governo ancora non ha capito come ci si deve comportare con i sostenitori del terrorismo. Ci si aspetta dal ministro degli Esteri di Israele che capisca che Israele ha smesso di essere un bambino da prendere a schiaffi. Chi arriva nel nostro territorio per sostenere il terrorismo e identificarsi con Hamas prenderà una sberla e non gli daremo l’altra guancia”.
Tutte le navi bloccate: attivisti ad Ashdod
Tutte le barche della Flotilla sono state intercettate da Israele nella giornata di ieri a circa un giorno di navigazione da Gaza. Tel Aviv stavolta ha agito in due giornate diverse considerando l’elevato numero di barche difficile da gestire in un’unica operazione e ha preferito dilazionare le intercettazioni in modo tale da garantirsi margine di tempo e di spazio per evitare la violazione del blocco navale davanti alle coste di Gaza. Tutti gli oltre 400 attivisti, inclusi 29 italiani, sono stati condotti sulle navi israeliane e sono stati portati ad Ashdod, da dove poi verranno rimpatriati. “Un’altra flottiglia di Pr è giunta al termine. Tutti i 430 attivisti sono stati trasferiti su imbarcazioni israeliane e stanno facendo rotta verso Israele, dove potranno incontrare i loro rappresentanti consolari. Questa flottiglia si è dimostrata ancora una volta nient’altro che una mossa di Pr al servizio di Hamas. Israele continuerà ad agire in piena conformità con il diritto internazionale e non consentirà alcuna violazione del legittimo blocco navale su Gaza”, ha dichiarato il ministro degli Esteri di Israele.
Attivisti in sciopero della fame
Nel frattempo i portavoce della Flotilla rendono noto che 87 attivisti sarebbero in sciopero della fame. “Per la seconda volta in tre settimane, il più morale degli eserciti ha rapito i nostri compagni dalle acque internazionali. Per protestare contro il loro rapimento illegale e in segno di solidarietà con gli oltre 9500 ostaggi palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane, almeno 87 partecipanti hanno iniziato uno sciopero della fame”, scrive sui social la Global Sumud Flotilla, chiedendo “il rilascio di tutti gli ostaggi del regime israeliano” e rivolgendo un appello ai sostenitori: “Chiedete al vostro governo di condannare questo atto di pirateria”. Tra gli italiani fermati c’è anche Dario Carotenuto, unico esponente del parlamento a prendere parte a questa missione. Anche lui da ieri non può mettersi in contatto con l’Italia ma prima di essere fermato da Israele ha rilasciato un’intervista a La Stampa, nella quale parla di “attivisti sequestrati” e per questa ragione ritiene che Israele sia responsabile di un “rapimento di massa”. E poi ha aggiunto: “Ci sono cittadini italiani sotto sequestro, al pari degli ostaggi israeliani rapiti da Hamas il 7 ottobre. Con la differenza che in quel caso il rapitore era un gruppo terroristico, mentre qui abbiamo a che fare con un governo e uno Stato a cui viene consentito di fare tutto impunemente”.
La Flotilla è nata con la piena consapevolezza di tutti che avrebbe raggiunto questo epilogo. Anche Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per la Palestina, aveva criticato l’impronta della missione, meramente simbolica e poco concreta, vedendo all’orizzonte una conclusione come questa. Ma in queste ore non ha esitato a dire la sua. “Massima allerta sulla Flotilla. Israele ha ricevuto il permesso di minacciare, rapire e sparare ai civili anche in acque internazionali. Benvenuti nell’Apartheid senza frontiere, che presto diventerà il Consorzio Mediterraneo dell’Apartheid. Vergogna all’Ue, principale sostenitrice di tutto ciò in questa parte del mondo”, si legge sul suo profilo X.
Il governo italiano, tramite la Farnesina, ha già chiesto conto a Israele degli spari effettuati contro almeno una delle barche italiane della Flotilla. Dalle immagini si vedono alcuni soldati di Israele che imbracciano armi e le puntano contro le imbarcazioni. “In nessun momento sono stati sparati colpi di arma da fuoco. Dopo ripetuti avvertimenti, sono stati impiegati mezzi non letali contro l’imbarcazione, e non contro i contestatori, a scopo di avvertimento. Nessun contestatore è rimasto ferito durante l’episodio”, ha spiegato Israele. Intanto la Global Sumud Flotilla ha formalmente depositato oggi un esposto-denuncia “per il reato di sequestro di persona”.
Ferma anche la Flotilla di terra
Dall’altra parte, la Flotilla di terra si trova bloccata al valico di Sirte: si tratta di 200 persone che viaggiano a bordo di mezzi su ruote, che hanno preferito fermarsi invece di forzare la sicurezza libica sul valico per evitare problemi. “Civili disarmati provenienti da oltre 25 Paesi si trovano davanti a un blocco militare totale semplicemente per aver chiesto di poter consegnare aiuti umanitari a una popolazione assediata”, si legge nel comunicato. “Un’esperienza molto diversa da quella fatta sulle barche. Ora contattiamo tantissima gente di altri Paesi, invece sulle barche eravamo solo oggetti di bellezza. Per usare un termine da fotografi: non eravamo noi fotogenici, lo erano le barche”, ha dichiarato a La Stampa Giuseppina Branca, infermiera 79enne.
“Lei tornerà in Italia, ma tanto sapeva già che a Gaza non ci sarebbe arrivata: in passato era stata in carcere in Israele e non può più entrare nel Paese. Il suo compito era dare assistenza ai componenti della carovana in questo lungo viaggio”, ha spiegato il marito Jorge Korner.
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