Cultura

la classifica dei loro migliori dischi secondo il magazine Mojo

Il magazine britannico Mojo dedica un approfondimento ai Doors. Con tanto di classifica dei loro album, valutati dal peggiore al migliore. Nell’introduzione, Andrew Male riflette su come la valutazione sulla band californiana abbia subito negli anni l’influsso di alcuni pregiudizi. “Quando la gente ha imparato a odiare i The Doors? – si chiede Mojo – Nell’edizione del 1979 di Rolling Stone Record Guide, probabilmente la prima vera guida all’acquisto di Lp, le opere registrate di Jim Morrison, Robby Krieger, John Densmore e Ray Manzarek ricevevano una gamma piuttosto equilibrata di valutazioni, da due a cinque stelle, con il critico Billy Altman che descriveva il gruppo come ‘sfacciato, coraggioso, intelligente, avventuroso, intransigente e unico’”’. Poi, nell’edizione riveduta del 1983, successe qualcosa: il direttore Dave Marsh intervenne liquidando il gruppo come ‘banale… adolescenziale… e pomposo…’ Sebbene non fosse insolito per questa pubblicazione di San Francisco accanirsi contro le band di Los Angeles, in questo caso sembrò esserci un cambiamento significativo. Forse anche come reazione alla biografia sensazionalistica del 1980 ‘No One Here Gets Out Alive’ di Danny Sugarman e Jerry Hopkins, la rivista – ormai lanciata verso una rispettabilità mainstream – stava prendendo le distanze da una band emblematica della controcultura anni Sessanta, considerata ormai indulgente, confusa, rozza e pretenziosa. Naturalmente, nel corso della loro carriera quinquennale, dall’esordio ombroso del 1967 fino al blues motorik e ringhioso di ‘L.A. Woman’ del 1971, i Doors finirono per incarnare davvero tutte queste caratteristiche. Inoltre, forse non esiste un altro frontman rock americano la cui fine sia stata considerata, da certi osservatori, più patetica: un tempo bellissimo ibrido di Narciso, Dioniso e Marsia, Morrison fu distrutto dalla propria arroganza, vanità ed eccessi, diventando un imbarazzante simbolo della morte degli anni Sessanta. Meglio rinnegarlo a ogni costo. Sfortunatamente, il tentativo in buona fede di Oliver Stone di rilanciare la band con il biopic del 1991 peggiorò ulteriormente le cose, enfatizzando gli eccessi morali e i cliché stilistici di Morrison e compagni, aggiungendo anche qualche enfatica falsificazione del regista. In breve, sotto lo sguardo di Stone, i Doors divennero una caricatura indulgente della profondità psichedelica, ancora più facile da detestare dell’originale anni Sessanta. Dire di odiare i Doors negli anni Novanta significava spesso soltanto odiare quella scena in cui Val Kilmer, Kyle MacLachlan e Kevin Dillon fingono di scrivere ‘Light My Fire’. Negli ultimi anni, però – ricorda ancora Male – è emersa una reazione alla reazione. Iggy Pop e Patti Smith hanno entrambi sottolineato quanto le esibizioni dei Doors di fine anni Sessanta abbiano influenzato la successiva ondata punk, mentre i membri superstiti John Densmore e Robby Krieger hanno rivalutato la loro band con un approccio più distaccato e critico… Per questo motivo, lo scopo di questa classifica dedicata ai dischi essenziali dei Doors è rivalutare una band tanto vituperata, liberandola dai pregiudizi del passato alla luce di una sensibilità contemporanea.

Ecco allora la classifica dei 10 album dei Doors dal peggiore al migliore, secondo Mojo (qui il servizio completo)

10. The Best Of The Doors (1985)
9. In Concert (1991)
8. Live In Detroit (2000)
7. The Soft Parade (1969)
6. An American Prayer (1978)
5. Waiting for The Sun (1968)
4. Morrison Hotel (1970)
3. L.A. Woman (1971)
2. Strange Days (1967)
1. The Doors (1967)


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