>ANSA-BOX/ Il fair play di Orban, la disfatta rispettando la democrazia – Altre news
(dell’inviata Valentina Brini)
Soltanto una promessa: tornare. E
farlo “con lealtà”, rispettando le regole del gioco che, per la
prima volta in sedici anni, lo riportano dall’altra parte
dell’aula. Viktor Orban ha incassato la sconfitta senza strappi,
senza aggrapparsi alle ombre di brogli evocate da alcuni dei
suoi e senza alzare il livello dello scontro. Quando lo
scrutinio non era ancora a metà, ha chiamato l’avversario Peter
Magyar, per “congratularsi” e riconoscergli la vittoria. Un
gesto che ha definito la notte storica dell’Ungheria, la scelta
di chiudere un’era senza forzature, dissolvendo il timore di un
golpe e riportando la politica entro il perimetro delle “regole
civili” che – aveva detto lui stesso già in mattinata, appena
fuori dal seggio – “ho sempre rispettato”.
Con addosso ancora la “dolorosa” débacle, il premier è
riapparso all’indomani del voto in un video pubblicato su
Facebook, tenendo insieme realismo e rilancio. “Oggi si comincia
a lavorare”, ha scandito, rivendicando numeri che – nella sua
analisi – non sono crollati: oltre 2 milioni e 250 mila elettori
hanno sostenuto la lista e i candidati di Fidesz. Una base
solida che nel 2014 era bastata per una vittoria schiacciante e
che oggi consegna invece una sconfitta definita “discreta”. È da
qui che intende ripartire. “Gli elettori del fronte nazionale
possono sempre contare su di me”, ha assicurato, rivendicando la
compattezza di una comunità che è “la più coesa in Ungheria” e
promettendo di difendere i risultati ottenuti, riorganizzarsi e
tornare sul territorio. Anche perché le dimissioni da Fidesz –
il partito che guida dal 1993 e di cui è tra i fondatori – le
aveva già legate alla sola eventualità di “una sconfitta
pesante”. Nelle prossime settimane visiterà ogni circoscrizione
per ricompattare volontari, attivisti e candidati, prima della
riunione del gruppo parlamentare nazionale il 28 aprile.
Dopo anni di scontri con Bruxelles sulla tenuta dello stato
di diritto, il fair play del leader dei veti è rimbalzato ben
oltre i confini ungheresi. Il premier, ha rimarcato Marine Le
Pen, ha mostrato “grande eleganza, malgrado le accuse grottesche
di dittatura”. Al contrario, non ha mancato di affondare
l’alleata sovranista, la soddisfazione espressa dalla
Commissione Ue dovrebbe “preoccupare gli ungheresi” sulla tenuta
di quella libertà a lungo rivendicata.
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