Vi è piaciuto Edge of Tomorrow? C’è un anime che racconta il loop di Tom Cruise da un’altra prospettiva

Tom Cruise ha trasformato il loop temporale in uno degli action sci-fi più amati degli ultimi anni, ma la storia non è nata a Hollywood: prima del film c’era una light novel giapponese ed esiste anche un anime che racconta la storia da un’altra prospettiva.
Se avete amato Edge of Tomorrow, probabilmente ricordate la regola più semplice e spietata del film: morire non significa necessariamente perdere. Significa svegliarsi e ricominciare tutto da capo. Nel film del 2014, Tom Cruise interpreta William Cage, un ufficiale che si ritrova intrappolato in un loop temporale durante la guerra contro una razza aliena.
Ogni volta che muore, torna all’inizio della stessa giornata e può utilizzare ciò che ha imparato nel tentativo precedente per avvicinarsi sempre di più alla vittoria. È uno dei meccanismi più riusciti dello sci-fi moderno. Ma la storia non è nata con Tom Cruise.
Prima di Edge of Tomorrow c’era All You Need Is Kill
Il film diretto da Doug Liman è infatti basato sulla light novel giapponese All You Need Is Kill, scritta da Hiroshi Sakurazaka nel 2004. E qui arriva la parte più interessante per gli appassionati di anime e fantascienza: la stessa storia ha ricevuto anche un adattamento anime prodotto da Studio 4°C. Il film con Tom Cruise e l’anime partono quindi dalla stessa idea di base, ma non la sviluppano nello stesso modo. L’anime torna alle radici giapponesi della storia e cambia soprattutto il punto di vista, mettendo al centro Rita, il personaggio che nel film è interpretato da Emily Blunt. Il risultato è un’altra versione della stessa ossessione: morire, tornare indietro, riprovare e cercare di capire come spezzare il ciclo.
In All You Need Is Kill, Rita non è semplicemente una combattente esperta che aiuta il protagonista: è lei a essere intrappolata nel loop. La storia comincia prima della guerra su larga scala mostrata in Edge of Tomorrow. Una misteriosa pianta extraterrestre chiamata Darol appare sulla Terra e Rita decide di partecipare alle operazioni per ricostruire il Giappone dopo il suo arrivo. Ma la situazione precipita quando Darol improvvisamente esplode e libera creature terrificanti. Rita muore, poi si risveglia all’inizio dello stesso giorno. Muore di nuovo. E ricomincia. Ancora, e ancora.
All’inizio il loop può sembrare il classico espediente fantascientifico che permette al protagonista di correggere i propri errori. Ma per Rita diventa progressivamente qualcosa di molto più oscuro: lei ricorda ogni morte, mentre per tutti gli altri quel giorno continua a essere vissuto per la prima volta. Ogni tentativo la rende più preparata, più letale e più consapevole di ciò che sta accadendo… ma anche più sola.
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L’anime si allontana ancora di più dalla versione di Tom Cruise quando Rita incontra Keiji Kiriya, un altro individuo intrappolato nello stesso ciclo. La loro connessione diventa uno degli elementi centrali della storia e permette all’anime di esplorare il loop temporale da una prospettiva diversa rispetto a Edge of Tomorrow. Nel film hollywoodiano, infatti, il meccanismo è soprattutto il motore dell’evoluzione di William Cage: ogni morte gli permette di imparare qualcosa in più e di diventare progressivamente un soldato migliore.
All You Need Is Kill insiste invece maggiormente sull’isolamento di Rita, sul peso psicologico delle morti ripetute e sul rapporto che nasce tra due persone che condividono un’esperienza che nessun altro può comprendere. È la stessa premessa, ma non è esattamente la stessa storia. Anche dal punto di vista visivo, Studio 4°C sceglie una strada molto diversa. L’anime ha un’estetica particolare, con character design insoliti, ambientazioni deformate e sequenze d’azione decisamente più caotiche rispetto alla patina da blockbuster di Edge of Tomorrow.
E c’è anche un vantaggio molto semplice: la durata, che si aggira sugli 82-86 minuti. È quindi una visione relativamente breve, ma concentrata.
Stessa storia, due modi completamente diversi di raccontarla
Il fascino di Edge of Tomorrow sta anche nella sua capacità di prendere un’idea da fantascienza giapponese e trasformarla in un gigantesco film d’azione hollywoodiano. Tom Cruise parte come un uomo completamente inadatto alla guerra e, attraverso centinaia di morti, diventa progressivamente il combattente che serve per cambiare il destino dell’umanità. All You Need Is Kill è invece più interessato alla componente intima e disturbante del loop. Rita non sta semplicemente cercando di vincere una battaglia: sta vivendo continuamente la stessa giornata sapendo esattamente come può finire mentre ogni morte lascia il segno.
Per chi ha amato il film con Cruise, All You Need Is Kill è soprattutto una chicca nerd capace di cambiare il modo in cui si guarda a quella storia. Ed è affascinante vedere quanto può cambiare una stessa idea quando passa da un romanzo giapponese a un blockbuster hollywoodiano e poi di nuovo all’animazione giapponese. Ma in tutti i casi, la domanda rimane la stessa: quante volte sei disposto a morire, prima di riuscire finalmente a cambiare il finale?
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