Cultura

5 horror ambientati nei campeggi estivi (in uno c’è Sadie Sink)


Se Venerdì 13 vi ha fatto paura, questi cinque film vi faranno definitivamente desistere dall’idea di andare in un campeggio estivo. Tra boschi isolati e assassini nascosti nell’ombra, ecco 5 horror che hanno trasformato l’estate in un incubo.

Un campeggio estivo fa istintivamente pensare a tende, falò, nuove amicizie e nottate trascorsa a raccontare storie dell’orrore. Nel cinema, però, basta aggiungere un assassino e quella stessa atmosfera può trasformarsi in qualcosa di molto più inquietante. Venerdì 13 ha avuto un ruolo fondamentale nel rendere il campeggio uno dei luoghi più iconici del cinema horror, grazie ad una formula quasi perfetta.

Boschi lontani da tutto, ragazzi senza possibilità di chiedere aiuto e una sensazione costante di isolamento. Non sorprende quindi che, dopo il successo di Jason Voorhees e di Camp Crystal Lake, molti altri film abbiano deciso di portare i loro protagonisti proprio in mezzo alla natura. Alcuni sono diventati piccoli cult, altri sono rimasti più di nicchia, ma tutti sfruttano il campeggio in modo efficace. E c’è anche un film che, secondo molti appassionati, riesce persino a trasformare l’idea del campo estivo in un incubo più disturbante di Venerdì 13.

Cheerleader Camp (1988)

Partiamo da un titolo decisamente particolare. Cheerleader Camp, diretto da John Quinn, non è esattamente il classico campeggio estivo visto che, al centro della storia, ci sono delle giovani cheerleader riunite per un campo di allenamento. Ma gli ingredienti dell’horror ci sono tutti. La protagonista è Alison, interpretata da Betsy Russell, una ragazza tormentata da strani incubi legati alla competizione che sta per affrontare. Una volta arrivata al campo, però, la situazione precipita: i partecipanti cominciano a morire in circostanze misteriose.

La trama non è certo l’elemento più originale del film, ma Cheerleader Camp riesce a distinguersi grazie alla sua atmosfera surreale. Alcune sequenze oniriche, decisamente stranianti, contribuiscono a rendere il film molto più bizzarro di un normale slasher. E poi c’è il finale, con una rivelazione sul killer che riesce a dare alla storia una svolta tanto crudele quanto divertente.

Madman (1981)

Se amate le leggende raccontate davanti a un falò, Madman potrebbe essere il film perfetto. La storia prende infatti ispirazione dalla leggenda di Cropsey, una figura del folklore che per anni ha terrorizzato i bambini di New York. All’inizio del film, alcuni giovani animatori raccontano la storia di Madman Marz, un uomo che avrebbe ucciso la moglie e la figlia con un’ascia prima di essere a sua volta assassinato dagli abitanti della zona. Secondo la leggenda, pronunciare il suo nome ad alta voce sarebbe sufficiente per richiamarlo.

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Naturalmente, qualcuno decide di sfidare la sorte… e Madman Marz torna davvero! Il ritmo potrà forse sembrare lento, se confrontato con gli standard moderni, ma il film compensa con un’atmosfera cupa e opprimente. I lunghi momenti trascorsi tra i boschi e la presenza imponente del killer contribuiscono a creare quella sensazione da racconto dell’orrore ascoltato davanti al fuoco.

Fear Street Parte 2: 1978 (2021)

La trilogia Fear Street ha conquistato Netflix nell’estate del 2021, raccontando la storia della maledizione che da generazioni perseguita la cittadina di Shadyside. Il secondo capitolo, Fear Street Parte 2: 1978, cambia completamente scenario e porta la storia al Camp Nightwing. Ambientato nel 1978, il film segue due sorelle che si ritrovano nel bel mezzo di un massacro quando uno degli animatori del campo viene posseduto dalla strega Sarah Fier.

Il film, che include Sadie Sink nel cast, è chiaramente un omaggio agli slasher ambientati nei campeggi, a partire proprio da Venerdì 13, ma riesce a costruire una propria identità grazie ai personaggi e al mistero che attraversa l’intera trilogia. Essendo il capitolo centrale della storia, alcune dinamiche funzionano ancora meglio rispetto agli altri due film ma, anche preso singolarmente, rimane uno slasher estremamente efficace.

The Burning (1981)

Se invece cercate un vero cult dello slasher anni ’80, The Burning è praticamente obbligatorio. Anche questo film prende spunto dalla leggenda di Cropsey, ma la trasforma direttamente nel suo assassino. Cropsey era il custode del Camp Blackfoot e la sua vita cambia per sempre dopo uno scherzo organizzato da alcuni ragazzi del campo, che finisce in tragedia lasciandolo gravemente ustionato. Anni dopo, Cropsey torna per vendicarsi proprio dei giovani che frequentano il campeggio, ormai diventati animatori. E lo fa in maniera decisamente brutale.

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Il film può contare anche sugli effetti speciali di Tom Savini, una garanzia per gli appassionati dell’horror dell’epoca. Non a caso, la celebre scena del massacro sulla zattera è ancora oggi una delle sequenze più ricordate del film. The Burning uscì nello stesso anno di Venerdì 13 Parte II e presenta inevitabilmente alcune somiglianze con il franchise. Tuttavia, il suo status di cult dimostra che non è semplicemente un clone della saga di Jason.

Sleepaway Camp (1983)

Al primo posto c’è Sleepaway Camp, un film che molti ricordano soprattutto per il suo scioccante finale, ma che merita attenzione per molte altre ragioni. La storia segue i cugini Angela e Ricky, mandati al Camp Arawak. Quello che dovrebbe essere un normale campo estivo si trasforma presto in un incubo quando qualcuno comincia a uccidere camper e membri dello staff. Il film alterna inquadrature apparentemente tranquille della natura, momenti quotidiani del campo e uccisioni estremamente violente, creando un contrasto che rende ogni morte ancora più disturbante.

E qui arriva il confronto con Venerdì 13. La saga di Jason è indissolubilmente legata a Camp Crystal Lake, ma non tutti i capitoli sono ambientati in un vero campo estivo. Sleepaway Camp, invece, sfrutta fino in fondo proprio quell’ambientazione: un campo pieno di ragazzi e animatori che continua a funzionare mentre, intorno a loro, qualcuno continua a mietere vittime.

Insomma, se Venerdì 13 vi ha fatto guardare un campeggio con occhi diversi, Sleepaway Camp potrebbe farvi venire voglia di non andarci mai più.


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