Il poliziotto può multare anche se è fuori servizio
È corretto, e non può essere sanzionato, il comportamento del sovrintendente della Polizia di Stato che fa multe a tappeto davanti alla scuola del figlio, “castigando” per eccesso di velocità o per i parcheggi disinvolti, i genitori dei compagni di classe del minore e gli stessi insegnanti. E questo perché – afferma il Consiglio di Stato – le forze dell’ordine sono sempre in servizio.
Il questore aveva però punito tanto zelo, con il taglio di 1/30 dello stipendio del mese corrente perché, ad avviso dei suoi superiori gerarchici, l’agente aveva violato il codice deontologico. E gettato un’ombra sull’immagine della stessa polizia per aver agito in prima persona, quando era fuori servizio, magari mosso anche da scopi personali e, dunque, al fine di bonificare le aree attorno all’istituto frequentato dal suo bambino e in più senza fare contestazioni immediate, mettendo i foglietti sul parabrezza.
Alla fine del disciplinare al sovrintendente era arrivata la notizia del provvedimento preso nei suoi confronti, con la seguente motivazione: «Constatando violazioni al Codice della strada commesse davanti alla scuola frequentata dal proprio figlio, ometteva di contestarle nell’immediatezza senza formalizzarne i motivi, effettuava riprese fotografiche non menzionate su tre verbali redatti successivamente, venendo meno ai doveri di correttezza e deontologia professionale che avrebbe dovuto indurre a fare intervenire operatori di Polizia in posizione di terzietà».
L’esposto dell’Unione Consumatori
Il procedimento a carico del ricorrente era scattato dopo un esposto con il quale l’Unione dei Consumatori aveva stigmatizzato il comportamento e le iniziative prese dal sovrintendente che aveva “staccato” 25 multe. Verbali che erano poi arrivati a tutti: ai genitori che avevano lasciato momentaneamente le loro autovetture davanti alla Scuola materna per prelevare i figli, a chi correva troppo, a chi aveva violato il divieto di accesso. Il tutto senza qualificarsi.
Per i suoi accusatori era evidente che la sua iniziativa nasceva «dalla circostanza di trovarsi casualmente in quel sito ed avvertire emotivamente pregiudizio alla sicurezza come padre ed utente della strada, non come accertatore terzo, estraneo ed imparziale. Il comportamento sopradescritto si pone, pertanto, in contrasto con le regole di correttezza e di deontologia professionale».
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