Umbria

Sapevi che l’Umbria è tra le regioni che ancora oggi acquista più legna da ardere?

Cambiano i tempi, ma a velocità diverse. Probabilmente ci si adatta più velocemente alla messaggistica digitale, mentre ci si distacca più lentamente dal camino. Suggestioni a parte i numeri raccontano che in Umbria, più che in molte altre regioni, gli acquisti di legna da ardere continuano a rimanere alti.

I numeri mostrano infatti che il ricorso alla legna è ancora molto più diffuso in Umbria rispetto alla media italiana, mentre il fenomeno si riduce progressivamente rispetto a dieci anni fa. Il dato di base è quello Istat, pubblicato nell’ottobre 2025 e riferito ai consumi del 2023: il 34,8% delle famiglie umbre ha utilizzato legna da ardere, contro il 16% della media italiana. L’Umbria è quarta nella graduatoria nazionale considerando anche le province autonome, dietro Trento (37,9%), Bolzano (36,2%) e Calabria (35,5%). Subito dopo si trova il Friuli-Venezia Giulia, con il 30,3%.

La distanza dal resto del Paese resta quindi molto ampia: in Umbria la quota delle famiglie che utilizzano legna è più del doppio della media nazionale. E questo avviene mentre il ricorso a questa fonte continua a diminuire in Italia: dal 17% delle famiglie nel 2021 si è passati al 16% nel 2023.

Anche in Umbria, del resto, il camino e la stufa hanno perso terreno. Nel 2013 utilizzava legna il 47,7% delle famiglie umbre; nel 2020 la quota era scesa al 39,1%, fino ad arrivare al 34,8% del 2023. In dieci anni si sono quindi persi quasi 13 punti percentuali. Nel 2013, inoltre, una famiglia umbra che utilizzava legna consumava mediamente circa 3,4 tonnellate all’anno, contro le 3,2 tonnellate della media italiana.

Questi numeri misurano però l’uso e il consumo, non gli acquisti. Una parte della legna utilizzata dalle famiglie viene infatti raccolta o procurata direttamente. La precedente indagine Istat-Enea stimava che circa il 60% delle famiglie utilizzatrici ricorresse almeno in parte all’autoapprovvigionamento. Non esiste oggi un dato aggiornato che permetta di stabilire quanto sia cambiata questa percentuale.

Il fenomeno resta comunque abbastanza consistente da avere ancora un peso nelle politiche regionali. Dopo il programma per la sostituzione degli apparecchi domestici a biomassa più inquinanti, che aveva raccolto oltre 1.300 domande, la Regione Umbria ha previsto altri 1,8 milioni di euro per il 2026 e il 2027 destinati alla sostituzione degli impianti a biomassa. È un segnale importante: camini e stufe alimentati a legna e pellet restano una componente rilevante del sistema di riscaldamento delle abitazioni umbre. L’intervento pubblico punta soprattutto a sostituire gli apparecchi più vecchi e inquinanti, riducendo le emissioni senza ignorare la diffusione ancora significativa di questa forma di riscaldamento.

La particolare posizione dell’Umbria ha anche una spiegazione territoriale. L’Istat rileva che la legna viene utilizzata soprattutto nei piccoli comuni: la quota raggiunge il 30,9% delle famiglie nei comuni fino a 10 mila abitanti, contro appena l’1,5% nei capoluoghi di Città metropolitana. Nelle aree di montagna interna arriva al 36,7% e nei piccoli comuni montani raggiunge il 42,7%. Sono caratteristiche che aiutano a spiegare la posizione dell’Umbria, regione con una forte presenza di piccoli centri, aree interne e territori boschivi.

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