Calabria

Movida, regno di violenza e omertà: a Sangineto I fratelli Orsino potevano farla franca

Un lavoro di intelligence coordinato dal procuratore capo di Paola, Domenico Fiordalisi, assieme a Carabinieri e Polizia ha assicurato alla giustizia Domenico e Umberto Orsino di 22 e 24 anni, i presunti autori del pestaggio che ha causato la morte del 33enne Antonio Perrotta. I fratelli Orsino – difesi dall’avvocato Alessandro Gaeta del foro di Paola – sono accusati di omicidio aggravato da «motivi futili e abbietti consistiti nell’intento di punire la persona offesa per averli cacciati fuori dall’esercizio pubblico “Il Castello” perché sprovvisti di biglietto».
Ma che cosa ci faceva Antonio Perrotta nel locale? Il 33enne non figura negli elenchi ufficiali degli addetti alla sorveglianza comunicati dalla discoteca alla Questura di Cosenza. La sua presenza sarebbe quindi soltanto a titolo personale. Forse era un amico di qualche buttafuori, ma chiaramente anche il modo in cui era vestito (pantaloncini corti) lascia intendere che non si fosse recato in discoteca per lavoro.
Lasciando da parte questo particolare, secondo l’accusa sussistono gravi indizi di colpevolezza a carico dei due indagati. Tutto sarebbe desumibile dal complesso di attività investigativa condotta da Polizia e dei Carabinieri che hanno operato congiuntamente. Ma quasi assente è stata la collaborazione di coloro i quali si trovavano sul posto al momento del pestaggio. Nessuno sembra abbia sentito e visto nulla. Un clima di omertà che non ha agevolato l’inchiesta. Si tratta di un elemento preoccupate perché attorno a un fatto grave non può calare una simile cortina di silenzio.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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